Inter

”La sera leoni, la mattina… (completate voi la frase)”: è con questa frase, forte, che si può introdurre l’analisi accurata di un mercato a due facce totalmente opposte. Da bianco a nero, dai grandi nomi trattati e cercati a luglio (Vidal, Nainggolan, Di Maria su tutti), alla ricerca spasmodica di giocatori low-cost o praticamente ”regalati” negli ultimi giorni di mercato e dal 10 di agosto in poi: è un cambiamento, quello che è avvenuto nel calciomercato Inter, che è stato mal digerito e non capito appieno dai tifosi, che hanno interpretato il tutto col più classico dei ”Suning non ha soldi” e dato il via a stucchevoli e improbabili #Suningout. Ecco perchè abbiamo deciso di dedicare proprio ai nerazzurri la puntata settimanale di Inchiest-AA.

INTER: LE RAGIONI DI UN MERCATO A DUE VOLTI. FPF ”COLPEVOLE”– A guardare il mercato dell’Inter, sembra di assistere a due film totalmente diversi: fino all’arrivo di Dalbert, con una trattativa protratta per tre mesi, i nerazzurri davano una sensazione di ottimismo, opulenza e possibilità di puntare a grandi giocatori. I contatti con l’entourage di Nainggolan e con quello di Angel Di Maria erano veri e reali, le offerte per Arturo Vidal sono state confermate e rifiutate da Carlo Ancelotti in persona. Poi, dopo l’acquisto del brasiliano e la scelta definitiva di trattenere Perisic, cambia tutto: i nerazzurri si ritrovano di punto in bianco senza denaro in cassa, e non certamente per la mancanza di liquidità di Suning o per le poche cessioni perpetrate. Lo scambio di prestiti col Valencia (Kondogbia in Spagna con diritto a 27mln, Cancelo in Italia con diritto a 32-33) è l’emblema di un netto cambio di rotta, confermato dalle difficoltà nel chiudere Karamoh (che viene fatto rinnovare solo per ottenere il prestito con ODR a 5.5mln, era a scadenza) il 31 agosto e dal non arrivo di un difensore centrale che, sommato alle cessioni di Jovetic/Gabigol & the others, lascia l’Inter con 20 giocatori di movimento e il timore che qualcuno dei titolari possa prendere anche solo un raffreddore. Ma quali sono state le ragioni che hanno portato a questo shift nerazzurro?

Per giorni e giorni si è parlato delle restrizioni imposte dal governo cinese, che ad agosto ha sostanzialmente limitato gli investimenti all’estero fino al prossimo Congresso del partito (18 ottobre) e costretto tutti i club con proprietà asiatica a fare di necessità virtù e puntare all’autofinanziamento (se ci fate caso, da agosto anche lo ”scellerato” Milan ha preso solo Kalinic: prestito con ODR ”finanziato” dall’addio di Bacca), ma stando a quanto abbiamo raccolto in esclusiva all’Hotel Meliã, le ragioni del cambio di regime nerazzurro sarebbero altre. È questo ciò che abbiamo scoperto parlando con una fonte molto informata (fidatevi, molto molto informata), che ha chiesto di non essere citata: l’Inter era convinta di avere più libertà di spesa e dunque effettuare grandi colpi anche ad agosto, ma si è trovata a dover cambiare totalmente direzione per i problemi legati al Fair-Play Finanziario, che vedrà chiudersi a giugno 2018 il periodo di settlement agreement firmato da Thohir, che prevede il tanto atteso ”breakeven” (bilancio a zero). È il FPF, dunque, il grande colpevole nel cambio di strategia dell’Inter: stando a quanto abbiamo raccolto, l’Inter si è trovata nella condizione di non poter ”caricare sul bilancio” operazioni onerose sui difensori e anche sull’ala che andava a rafforzare la batteria di trequartisti, facendo di fatto di necessità virtù: fiducia nella rosa, il giovane Karamoh a rimpiazzare quel Gabigol che si spera possa imporsi nel Benfica e tornare rafforzato (nonostante il diritto di riscatto a 25mln, il ragazzo sembra voler rivestire il nerazzurro) e una difesa con Ranocchia prima riserva e D’Ambrosio adattabile per non bruciare subito l’ottimo Vanheusden. Voce del verbo ”operare nei limiti del possibile”, per una variazione d’intenti nata verosimilmente dopo qualche avvertimento dell’UEFA riguardo a future operazioni onerose. E il futuro è un mistero: in società si è convinti di poter tornare a investire a gennaio (quando arriverà Colidio: tempi lunghi per il passaporto italiano che avrebbe consentito l’acquisto immediato, firmerà da 18enne a gennaio), magari sfruttando la riapertura cinese nel già citato congresso, ma c’è anche qualche timore. Insomma, l’idea è quella di credere nella rosa, tappare eventuali buchi a gennaio ed evitare categoricamente la folle corsa alla plusvalenza del giugno scorso.

CALCIOMERCATO: LO STOP DELLA CINA COLPISCE ANCHE IL CAMPIONATO LOCALE– Dai milioni investiti a pioggia, a un blocco che non ha colpito solo le società europee con proprietà asiatica: la Chinese Super League ha risentito tantissimo delle restrizioni imposte dal governo cinese, al punto da ridurre praticamente a zero gli acquisti. Siamo passati dai 139mln investiti a giugno 2016 e dai mostruosi 266mln del gennaio 2017, a una cifra di bassissimo cabotaggio: nel mercato estivo, i 16 club della CSL hanno investito complessivamente 58mln, e il motivo è presto detto. Il governo cinese, per evitare di inimicarsi l’intero sistema calcio europeo e per una sorta di ”furia” nei confronti di chi spendeva senza controllo all’estero (da qui le restrizioni), aveva alzato le tasse sulle operazioni superiori ai 10mln al 100%: tradotto in parole povere, se fai un acquisto da 50mln, ne paghi altrettanti di tasse, un dato che ha scoraggiato molti dall’investire. I temerari sono il Chongqing Lifan, che ha acquistato Ramos (Dortmund) per 12mln, e il Tianjin Quanjian di Cannavaro che ne spende 35 (70 con le tasse) per Modeste, ma tutte le altre big sono rimaste al palo: basti pensare che il restanti 14 club hanno speso in tutto 9mln, e tra questi ci sono corazzate come lo Shenhua (Tevez), lo Shanghai SIPG, il Guangzhou Evergrande (Muriqui a zero) e il Jiangsu Suning, che ne ha spesi 5 per Moukandjo. Insomma, un netto cambiamento, che è una delle cause (ma non la principale) delle difficoltà dell’Inter nel mese di agosto.

”Non potevamo caricare operazioni onerose a bilancio per evitare problemi”: è questo ciò che è trapelato nella giornata di giovedì, quella nella quale l’Inter ha tentato senza esito di prendere Rolando e Izzo per la difesa. E così, da questo mercato a due volti esce un’Inter con una rosa di 23 elementi, che da un lato è perfetta per una squadra senza campionato e dall’altro deve sperare di evitare gli infortuni delle sue stelle. Riuscirà Spalletti a entrare in Champions League, i tifosi ci sperano, per far sì che i problemi legati al FPF siano solo un brutto ricordo.

Di seguito, la rosa dell’Inter al termine del calciomercato.

PORTIERI: Tommaso Berni, Samir Handanovic, Daniele Padelli (Torino, parametro zero).

DIFENSORI: Joao Cancelo (Valencia, prestito con riscatto a 32mln), Dalbert (Nizza, 20+5mln), Danilo D’Ambrosio, Joao Miranda, Yuto Nagatomo, Andrea Ranocchia (Hull City, FP), Davide Santon, Milan Skriniar (Sampdoria, 8mln+Caprari), Zinho Vanheusden (Primavera).

CENTROCAMPISTI: Borja Valero (Fiorentina, 7mln), Marcelo Brozovic, Roberto Gagliardini, Matias Vecino (Fiorentina, 24mln).

TREQUARTISTI:  Antonio Candreva, Yann Karamoh (Caen, prestito con ODR 5.5mln), Joao Mario, Ivan Perisic.

ATTACCANTI: Eder, Mauro Icardi, Andrea Pinamonti.

(di Marco Corradi, @corradone91)

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