brexit-1

Una scelta di campo, che rivoluzionerà l’economia del Paese e non solo: ma, se vogliamo essere ancor più drastici, la Brexit può essere paragonata ad una bomba destinata a colpire le istituzioni britanniche sia in ambito politico, che in ambito calcistico. Esatto, perchè la scelta che i sudditi della Regina saranno chiamati a fare domani (in un giorno insolito per noi italiani, che già fatichiamo a votare di domenica, ma gli amici d’Oltremanica sono più ligi al dovere, a quanto pare) avrà un retrogusto epocale: restare nell’Unione Europea e spegnere le ansie nazionalistiche, oppure abbandonare l’UE (da qui la parola Brexit, Britain+exit) e spingere la penisola britannica ad una sostanziale autonomia dal resto del Continente, che però avrà delle conseguenze pesantissime.

La scelta che verranno chiamati a fare i britannici: dentro o fuori dall'Unione Europea?

La scelta che verranno chiamati a fare i britannici: dentro o fuori dall’Unione Europea?

Sin qui le proiezioni danno la vittoria della permanenza in Europa (60% contro il 40% dei favorevoli all’uscita), ma c’è almeno un 10-15% di indecisi che potrebbe ribaltare completamente l’esito del voto: il governo Cameron, molto attivo per la permanenza nell’Unione, e le istituzioni economiche, che temono ripercussioni distruttive a livello di finanza mondiale, spingono per il no alla Brexit, ma tutto è ancora possibile.

Ma come andrebbe ad influire un’eventuale Brexit sul campionato più seguito del mondo, quella Premier League che garantisce oltre 100mln di diritti televisivi ad ogni club partecipante (neopromosse comprese)? Andiamolo a scoprire insieme, con la consapevolezza che, in caso di sì all’uscita dall’UE, nulla sarà più come prima nella perfida Albione.

LET’S CALL IT BREXIT LEAGUE: IL CATACLISMA DELLA PREMIER POST-UE- Cosa succederebbe materialmente con la Brexit per il calcio? Semplice, tutti i giocatori nati o con la semplice nazionalità di un paese dell’Unione Europea verrebbero automaticamente equiparati giuridicamente agli extracomunitari: in pratica, è come se di punto in bianco il Kantè di turno, da indispensabile, diventasse un clandestino, un profugo o un semplice sopportato che dovrà regolarizzare la sua posizione per poter restare nel paese. Ed il nome di N’Golo Kantè, centrocampista simbolo del Leicester di Claudio Ranieri, non è stato affatto tirato fuori in maniera casuale: il mediano tutta corsa, cuore e grinta delle Foxes capeggia la tribù di coloro che si troverebbero all’improvviso a diventare ”di troppo” nella Premier League post-Brexit. Di fatto, equiparando i giocatori della UE agli extracomunitari, anche i primi dovranno essere tesserati secondo le stringenti norme della FA, che prevedono l’emissione del permesso di lavoro a scopo calcistico solo per chi ha disputato il 75% delle gare della propria nazionale (che deve essere tassativamente tra le prime 70 del ranking FIFA) negli ultimi due anni: una norma che, qualora venisse applicata anche ai talenti europei non britannici, causerebbe un autentico cataclisma. Stando ai recenti calcoli, e non è difficile pensare che i numeri siano perfettamente esatti, sarebbero circa 400 i giocatori attualmente tesserati dai club professionistici britannici (e scozzesi) che si ritroverebbero a perdere subito il diritto di residenza nel Regno Unito: e Kantè rappresenta il caso-tipo, poichè, pur essendo attualmente titolarissimo nella Francia, è entrato nel giro dei Bleus solo da pochissimi mesi, e dunque non sarebbe in regola. Andando a stringere, almeno la metà dei giocatori attualmente tesserati in Premier sarebbe fuori legge, o comunque avrebbe bisogno del permesso di soggiorno (andando a memoria, tra i colpiti ci sarebbero giocatori come Schneiderlin, Januzaj, Martial, il nostro Darmian, Mignolet e svariati altri, con l’incredibile caso di Schmeichel jr.: una vita in Inghilterra, ma out con queste norme): facendo dei numeri, la cifra passerebbe le 100 unità solo nel massimo torneo inglese, con le menomate Aston Villa, Newcastle e Watford (11 giocatori), il decimato Stoke (9 elementi a rischio, su tutti Arnautovic, Shaqiri e Bojan) ed anche Liverpool (9) e Leicester che rischierebbero grosso. Da qui la nostra definizione di cataclisma, ed anche per questo motivo i club, che si vedrebbero limitati anche nei futuri acquisti, dato che per ogni europeo servirebbe il permesso di lavoro, hanno preso posizione a favore della permanenza nell’UE. Emblematiche le parole della vice-presidente del West Ham Karren Brady, che ha scritto a tutti i club intimando loro di spingere per il no alla Brexit, pena la morte del calcio d’Oltremanica: ma non mancano anche le voci contrarie, che sostengono che tale chiusura sarebbe terapeutica per una nazionale che è schiava di un campionato nella quale la selezionabilità degli inglesi è davvero ridotta, in seguito allo sbarco continuo di giocatori stranieri (per fare un esempio, il terzo portiere degli Hodgson-boys arriva dalla Championship).

NON SOLO I GIOCATORI: GLI ALLENATORI A RISCHIO CON LA BREXIT, C’È ANCHE RANIERI!- E sin qui abbiamo spiegato le conseguenze per i giocatori, con una possibile rivoluzione che andrebbe a sdoganare il detto ”british is beautiful” (”britannico è bello”), ma anche gli allenatori non sarebbero affatto immune dal possibile cambio di norme seguente all’ok alla Brexit. Il campionato che più di tutti ha sdoganato i tecnici stranieri, ed attratto i migliori maestri del calcio mondiale, con Mourinho, Klopp, Guardiola e Conte che andranno a tentare di strappare la Premier nel 2016-17 al ”nostro” Ranieri, si ritroverebbe menomato anche da questo punto di vista: i nomi sopraccitati, infatti, non hanno o avranno i requisiti per il visto britannico, e dunque assisteremmo ad un obbligato passo indietro anche in quest’ambito. Da una Premier multiculturale e foriera di tutte le possibili varianti del calcio, ad una sorta di campionato delle nazioni britanniche: potrebbe essere questo il destino del torneo inglese post-Brexit, per un passo indietro che sarebbe deleterio e folle, ed andrebbe a coinvolgere a parti invertite anche quei tifosi che, quando si ritroveranno ad andare in trasferta fuori confine, dovranno essere controllati alle dogane in quanto extracomunitari.

LE POSSIBILI SOLUZIONI QUALORA VINCESSE IL SÌ ALLA BREXIT- Quali sarebbero dunque le soluzioni attuate dalla FA per scongiurare questo ritorno alla preistoria calcistica in caso di sì all’uscita dall’Unione Europea? Al momento non è dato saperlo, ma si parla con una certa insistenza di una moratoria che lascerebbe tutto così com’è, ed estenderebbe la libera circolazione dei giocatori europei anche dopo la Brexit: una norma che però, vista con gli occhi dei talenti sudamericani e/o davvero extracomunitari, risulterebbe discriminante, e dunque nessuno scenario va escluso.

E dunque questi sarebbero gli effetti della Brexit sul calcio: la creazione di un autentico caos ed il ritorno al Medioevo di un campionato, la Premier League, tra i più evoluti e brandizzati del globo. Una catastrofe per il calcio europeo, che però non dovrebbe verificarsi, dato che nel 90% dei casi ci troveremo a dover commentare la vittoria del sì alla permanenza nella UE…

(di Marco Corradi)