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27 maggio 2015: il Dnipro, squadra della città ucraina di Dnipropetrovsk e terza forza del campionato ucraino, si prepara a vivere una finale da sogno. Gli azzurri di Markevych, ex tecnico del Metalist Kharkiv dei miracoli, hanno infatti conquistato (non senza polemiche, dovute alla rete ”generosamente” convalidata a Seleznyov nel match contro il Napoli) il diritto a contendere l’Europa League al Siviglia di Unai Emery, in una finale che porterà gli andalusi alla seconda EL consecutiva: non bastano il vantaggio di Kalinic e la rete del 2-2 di Rotan, Bacca è implacabile e con una doppietta regala la coppa ai suoi, spegnendo il sogno di un club che aveva già ottenuto un grande risultato arrivando a Varsavia.

Dalle stelle alle stalle, dai fasti della finale di Europa League al rischio di scomparire dal calcio mondiale e nazionale, il passo è breve: in soli 18 mesi la situazione del Dnipro si è completamente ribaltata, col club che lotta per non retrocedere e viaggia verso il serio rischio del fallimento al termine della stagione (com’era capitato in estate al già citato Metalist). Una situazione che è lo specchio di un paese, l’Ucraina, dilaniata dalla guerra e schivata dagli stranieri di qualità (fa eccezione lo Shakhtar, che comunque sta valutando di ”rinazionalizzare” la squadra e puntare tutto sul vivaio), e che si presenta come tragica: il Dnipro in estate è stato escluso per 3 anni dalle competizioni UEFA per violazioni al Fair-Play Finanziario ed insolvenza nei debiti, e per lo stesso motivo sta scontando un -6 in classifica che l’ha fatto precipitare nei bassifondi della Prem’er Liha.

Ma come siamo arrivati a questo repentino tracollo del Dnipro? Analizziamo insieme le ultime stagioni del club ucraino, oggetto della puntata odierna di Inchiest-AA.

DNIPRO, IL TRACOLLO IN 18 MESI: L’ESODO A COSTO ZERO, IL RIDIMENSIONAMENTO ED UNA CLASSIFICA CHE PIANGE- Un autentico tracollo in 18 mesi, dicevamo, per quella che un tempo era la terza forza del campionato ucraino, ed ora si ritrova al penultimo posto in campionato con 5 punti (sarebbero 11, ma c’è il -6) e due sole vittorie su 14 gare: alle spalle il solo Karpaty Lviv, altro club che un tempo giocava in Europa League ed ora vanta un -6 per i debiti, e così la salvezza sul campo si rivela un’impresa ardua, anche perchè il divario dalla 10a (il Volyn Lutsk) è di quattro punti con 8 gare rimanenti, dato che la crisi economica ha portato la Prem’er Liha ad avere solo 12 squadre iscritte al torneo. Ma a cosa è dovuto il declino del Dnipro? I problemi economici risiedono nel repentino disimpegno del presidente Igor Kolomoyskiy, che già nei mesi successivi alla storica finale di Europa League aveva deciso di ridurre praticamente a zero gli investimenti nel club: una scelta assurda, dato che Kolomoyskiy è tra gli uomini più ricchi del Paese e tramite la sua Privatbank Group (gruppo d’investimento e credito commerciale) controlla gran parte delle industrie ucraine (e non solo, controlla anche una tv e dei media nazionali) nei rami dell’acciaio, del petrolio, del gas e dell’industria chimica, ma tant’è, per una decisione che forse potrebbe essere dovuta alle recenti sconfitte politiche del patron dei ”guerrieri della luce”, recentemente destituito dalla carica di governatore dell’oblast’ di Dnipropetrovsk per decreto presidenziale (Kolomoyskiy, in quanto supporter di Janukovych e rivale di Akhmetov, è inviso all’attuale potere). Com’era capitato al Metalist e ad altri club ucraini portati in vetta dagli oligarchi (fa eccezione al momento il solo Shakhtar, con Akhmetov che sta prendendo sempre più potere nel Paese), il Dnipro si è così improvvisamente trovato senza una guida ed un approvvigionamento economico, e per qualche tempo ha rischiato anche di non iscriversi al campionato 2016-17: titoli, articoli e notizie, fino a quando all’improvviso Kolomoyskiy non ha deciso di pagare l’iscrizione della squadra al torneo che la vede attualmente all’11° posto su 12. E, badate bene, di pagare l’iscrizione e null’altro, perchè la situazione del Dnipro si rivela a dir poco drammatica. Del club che aveva raggiunto la finale di EL è rimasto pochissimo, per la precisione tre giocatori (Luchkevych, che è l’unico nazionale della rosa, Rotan e Cheberyachko) di una squadra che, nel giro di 18 mesi, è passata dal rifiutare un’offerta-monstre del Liverpool per Konoplyanka (stracciando un affare già fatto) e costringere ”Yevhen il grande” a partire solo a zero, a perdere tutti i suoi giocatori di qualità ed invitarli a partire per ridurre i costi.

Transfermarkt infatti porta alla nostra attenzione un dato sconfortante riguardo alla rosa degli azzurri di Dnipropetrovsk: dal maggio 2015 ad oggi, la rosa del Dnipro si è svalutata di ben 90mln (da 98,5mln agli 8,5 mln attuali), un dato sconfortante e che ben dimostra la crisi del club. Di fatto, già a luglio 2015 (a meno di due mesi dalla gara di Varsavia), il Dnipro aveva iniziato a svendere i suoi pezzi migliori e ridimensionare un progetto che, nonostante le partenze di Kalinic (Fiorentina, 5.5mln), Boyko (Besiktas, 3.3mln), Kankava (Reims, 1.5mln) e degli svincolati Konoplyanka (Siviglia), Fedorchuk (Dinamo Kiev) e Seleznyov (Kuban Krasnodar, goleador in EL), ovvero la maggior parte dei protagonisti dell’annata precedente, aveva riportato i ”guerrieri della luce” al 3° posto stagionale ed alla zona-Europa, poi vanificata dall’esclusione dalle coppe per gli ingenti debiti verso giocatori e staff. Il Dnipro, infatti, deve ancora 1.35mln a Juande Ramos (partito nel 2014) ed al suo staff, 1.7mln a Myron Markevych (dimissionario in estate) e 340mila euro a Kalinic, ma la situazione è ben più grave: come ha svelato infatti l’ex stella del club Roman Zozulya, ”invitato” gentilmente a svincolarsi da Kolomoyskiy in persona ed approdato al Betis Siviglia (3 presenze e 67′ totali), ”tutti i giocatori ceduti negli ultimi 18 mesi sono creditori del Dnipro, cambiano solo importo e modalità di pagamento”.

Un dato sconfortante che, sommato ad una situazione che fino all’inizio di giugno vedeva il Dnipro sull’orlo della non iscrizione e del fallimento già al termine del 2015-16, ha portato ad un’autentica diaspora estiva: oltre al tecnico Markevych ed al suo staff, infatti, sono partiti ben 18 giocatori, tutti a parametro zero e senza portare il minimo introito ad un club in crisi nera. Hanno salutato così i vari Chygrinskiy (AEK), Douglas (San Paolo), Tomecak (Al Nassr, era arrivato a giugno 2015), Fedetskiy (Darmstadt), Matheus (Shijiazhuang Everbright, Cina), Shakhov e Leo Matos (PAOK), Gueye (Rostov), Bruno Gama (Deportivo), Lastuvka (Karvina, Rep. Ceca), Bezus (Sint Truidense), oltre al già citato Zozulya ed agli ancora svincolati Edmar e Mandzyuk: lo smantellamento definitivo della squadra (come dicevamo, sono rimasti solo in 3 della rosa precedente), in pratica, con la campagna acquisti che si è limitata alla sola conferma a costo zero di Anderson Pico, un temerario che ha effettuato una scelta controcorrente (i brasiliani stanno scappando a più riprese dall’Ucraina), ai rientri dai prestiti di alcuni giovani come Dovbyk e Bokhashvili o ”vecchietti” come Kravchenko, ed alla promozione dei talenti dell’Under-21. Un materiale, quello affidato all’ex tecnico dell’Under-21 Mikhaylenko, che si è rivelato essere decisamente scarso, come dimostra l’11° posto del club, che ha ottenuto due sole vittorie e rischia grosso in estate.

DNIPRO: IL FUTURO È OSCURO: IL FALLIMENTO SI AVVICINA- Ed ora il futuro del Dnipro si preannuncia tutt’altro che roseo: con la decisione di Kolomoyskiy di non versare più un euro nelle casse del club, i debiti sono infatti solo destinati ad aumentare, e la possibilità di ripianare il passivo si avvicina allo zero. In sostanza, il destino degli azzurri d’Ucraina sembra segnato: l’arrivo a fine stagione, una stagione che potrebbe anche portare alla retrocessione sul campo, e poi il fallimento estivo, com’è già capitato a quel Metalist che faceva tremare Dinamo Kiev e Shakhtar negli anni d’oro, ed ora è sparito totalmente dal calcio. Una mossa che sembrava essere quasi voluta dal presidente del Dnipro, che secondo voci ucraine stava pensando di far fallire la società già in estate, ripulirla dai debiti ed iscriverla al campionato sfruttando la licenza del Volyn Lutsk (la 10a in classifica, altro club di sua proprietà), salvo poi veder vanificata la mossa da un’altra decisione dell’UEFA, che ha bloccato il mercato del Volyn per dei debiti verso Ramon Lopes (che ha vestito quella maglia dal 2009 al 2014) e di fatto impedito il ”trasloco” del Dnipro: e così, non sembra esserci più nulla da fare per il Dnipro, sempre più vicino al fallimento.

Un triste destino per un club che solo 18 mesi fa era arrivato (con tutte le polemiche del caso) a giocarsi la finale dell’Europa League e negli anni ’80 vinceva due campionati nazionali, ed ora si appresta a sparire dal calcio: un destino che, secondo alcuni giornalisti locali, potrebbe presto toccare alla Dinamo Kiev, data per possibile entrante nella crisi che sta decimando il calcio ucraino, e rischia di lasciare lo Shakhtar Donetsk ”solo in battaglia”…

(di Marco Corradi, @corradone91)

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