Acquisti a peso d’oro (Oscar su tutti), ingaggi faraonici (leggi alla voce 38mln annui per Tevez) e tentativi degni del miglior Paperon de’ Paperoni per due stelle del calcio europeo come Cristiano Ronaldo e Aubameyang: la Cina ormai è diventata un’autentica potenza sul mercato, forte di un regolamento che consente ai club di contenere le spese sugli acquisti dei giocatori locali (anche se il caso di Chengdong Zhang, attaccante pagato 20mln dall’Hebei ed autore di zero gol negli ultimi due anni, rende preoccupanti le cifre interne) e sparare cifre assurde, fuori dal mercato e irrinunciabili per l’acquisto dei 5 stranieri da tesserare nella lista per il campionato locale.

Ma in futuro le cose potrebbero cambiare drasticamente, dato che l’attuale regolamento è vicino ad essere cambiato e diventare il simbolo di una generazione passata: un ruolo importante, in questo cambiamento, l’hanno giocato le lamentele provenienti dalla stampa europea e non, che hanno portato all’attenzione dell’invasivo governo cinese (che di fatto controlla i fili della Federcalcio locale) le spese pazze dei club della Super League (Shanghai SIPG su tutti) e spinto a un cambiamento. L’intervento dello Stato inizialmente sembrava doversi fermare all’invito a contenere le cifre dei trasferimenti già da questa sessione di mercato (un invito raccolto, al momento, solo dal Tianjin Quanjian: l’offerta per Kalinic è scesa dai 50mln della clausola a 30-35) e alla riduzione degli stranieri a quattro nel 2018, ma in realtà il cambiamento sarà ben più drastico e immediato.

Il regolamento attuale della Super League cinese prevede un tetto di 5 stranieri per club, tutti inseribili nella distinta dei 18 giocatori divisi tra campo e panchina: tra i titolari, però, possono entrare solo tre degli stranieri ”non asiatici” (per fare un esempio, nello Shanghai SIPG giocherebbero Hulk, Oscar e uno tra Elkeson e Ricardo Carvalho) e un nazionale asiatico non cinese, seguendo la formula del 3+1 che ha contribuito all’approdo nella CSL di svariati giocatori provenienti da Corea del Sud, Uzbekistan e Australia (inserita nella confederazione asiatica). L’attuale norma dunque dà una chance di entrare in campo a tutti e cinque gli stranieri, con l’unica discriminante per i portieri, che devono essere obbligatoriamente cinesi, per poter creare una ”scuola” nazionale: ma ora tutto cambierà, con un’autentica rivoluzione che non è ancora ufficiale, ma lo diventerà presto, a sole sei settimane dall’inizio ufficiale del campionato.

Il 2017, che è stato definito dai responsabili dello sport cinese ”un anno di transizione verso la definitiva rivoluzione”, vedrà infatti alcune variazioni nel regolamento sugli stranieri e sui trasferimenti: persisterà il limite dei 5 giocatori non cinesi, ma solo tre potranno essere inseriti nella formazione titolare o in distinta, costringendo di fatto i club a mandare due dei giocatori acquistati a peso d’oro in tribuna. E, soprattutto, salterà definitivamente l’agevolazione per gli stranieri ”asiatici”, dato che il nuovo limite di tre stranieri sui 18 in distinta sarà valido per entrambe le tipologie di extra-cinesi: resterà però il limite dei cinque stranieri totali, e quindi il 2017 non dovrebbe vedere un freno alla sostanziale caccia al campione da parte dei club della Repubblica Popolare.

Quali potrebbero essere dunque i futuri sviluppi del mercato locale? Possibile che alcuni club virino sull’acquisto di uno straniero di minor qualità, con lo scopo di avere in rosa un giocatore forte, ma che accetterebbe di buon grado la tribuna imposta dal nuovo regolamento: oppure, e questa è la soluzione sussurrata da molti club, il mercato continuerà così com’è, con l’unica discriminante dello stop di fatto all’utilizzo/acquisto dei giocatori asiatici, che ormai non rappresentano più un vantaggio e finirebbero con l’occupare certamente uno dei posti in tribuna stabiliti dalla svolta governativa. Insomma, la nuova normativa (che obbligherà i club ad avere anche un U23 cinese titolare e due in distinta: i club saranno costretti a investire il 15% del fatturato nel settore giovanile) potrebbe anche portare a un sostanziale nulla di fatto nell’immediato, ma la rivoluzione è comunque lanciata per il 2018.

Nella prossima stagione, infatti, si passerà ad un totale di quattro stranieri, con solo tre inseribili nell’11 titolare o in distinta: e così, alcuni dei talenti approdati nel torneo cinese dovranno fare le valigie, oppure semplicemente si arriverà a quello che è il sogno del governo guidato da Xi Jinping. Un campionato coi big redistribuiti equamente tra tutte le 16 squadre e quella competitività massima che ora è un’assoluta utopia, vista la preponderanza di alcuni club (Jiangsu Suning, Guangzhou Evergrande, Shanghai Shenhua, Shanghai SIPG, Beijing Gouan, Hebei China Fortune, Shandong Luneng e la ricchissima neopromossa Tianjin Quanjian), che finiscono con lo spendere e spandere, lasciando agli altri le briciole: ne è un esempio la trattativa tra il Changchun Yatai e Birsa, che dimostra il divario tra le disponibilità economiche delle super-big e delle squadre ”normali”.

Un divario che potrebbe essere aggirato con l’inserimento di quella che è la seconda idea del governo cinese: l’istituzione di un salary cap valido per tutti i club, e simile a quello dell’NBA. Una mossa che per ora è pura utopia, ma lo erano anche la stretta sugli stranieri e sulle spese, ed abbiamo visto com’è finita (con buona pace dei club, che non potevano opporsi al cambiamento deciso dal plenipotenziario governo cinese)…

(di Marco Corradi, @corradone91)

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