Chievo

La bomba, come spesso capita riguardo alle questioni economiche, è stata sganciata da Pippo Russo, un maestro nello svelare le magagne economiche e il ”non-detto” del calcio italiano, europeo e mondiale: dopo essersi occupato a lungo (e se ne occupa ancora) dei fondi d’investimento, aver svelato tutte le magagne intorno a Jorge Mendes (che, per inciso, è sbarcato anche in Italia: cena con Lotito per ”rendere grande la Lazio”) ed essere in procinto d’iniziare tutta una serie di pezzi sulla figura di Javier Tebas (patron della Liga in predicato di diventare ad della Lega Calcio, con Tavecchio presidente), il giornalista che è uno modelli di Inchiest-AA ha svelato una torbida storia di plusvalenze che sta colpendo sottotraccia la Serie A.

I tempi delle plusvalenze tra club amici, effettuate per ”gonfiare” il bilancio, sembravano superati da anni, più o meno da quando Inter e Milan ricevettero salate multe per dei trasferimenti a prezzi non realistici di alcuni talenti della Primavera, e invece riecco spuntare questo sistema nel 2017-18: (de)merito del Chievo, e di una drammatica escalation avvenuta negli ultimi 4 bilanci della società veronese. Per anni il Chievo Verona è stato visto come una società modello, il club che pur non investendo grosse somme è riuscito a rimanere in Serie A per 16 anni su 17 (retrocedendo solo nell’anno in cui assaggiò la Champions coi preliminari: Icaro che si brucia le ali andando vicino al sole), e in effetti è così: ma, come nel già narrato caso del Porto, non è tutto oro quello che luccica, e la lucida analisi dei bilanci dei clivensi effettuata e pubblicata da Pippo Russo ha svelato parecchie crepe nel locus amoenus gialloblù: nonostante il Chievo negli anni non abbia realizzato cessioni-monstre (la più lucrosa è stata quella di Paloschi allo Swansea per 8.7mln, poi Thereau a 2mln: nel prossimo bilancio ci sarà Inglese-Napoli), dai bilanci si può notare come le plusvalenze realizzate dal club veronese siano cresciute a dismisura anno dopo anno. 7.6mln nel bilancio 2014, 12.7mln nel 2015, 18.8 nel 2016 e 21.6 nel 2017: una crescita senza sosta che porta il totale a 60.8mln in quattro anni, con una media di 15mln che è poco credibile per una società di piccolo calibro che non vive di talenti valorizzati e cessioni come un’Atalanta/Udinese.

Plusvalenze a go-gò, ma soprattutto plusvalenze a perdifiato con società provenienti dalle serie inferiori: dall’analisi dei bilanci (non vi riportiamo i documenti ufficiali, li trovate nell’articolo del buon Pippo), si nota come la bellezza di 23mln provengano non da Inter, Juventus e Milan, ma… dal Cesena. E qui sorge una domanda spontanea e totalmente innocente: come fa un Cesena che ha un andamento altalenante tra A e B (o meglio, ultimamente staziona in serie cadetta) ad investire 23mln in trattative col Chievo? La risposta è semplice e concisa: non può farlo, neanche con tutte le buone intenzioni del mondo, anche perchè andando ad analizzare meglio questi passaggi di giocatori ci troviamo di fronte a continui spostamenti di U21 dal Veneto alla Romagna. Una transmigrazione partita nel 2015, quando il Cesena ingaggia dal Chievo il difensore centrale classe ’98 Gkaras (o Garas, ci sono versioni discordanti tra Transfermarkt e il sito del club). Un ”perfetto sconosciuto”, per citare il titolo di un film, che però genera una plusvalenza di 2mln e non vede mai il campo coi romagnoli: è l’inizio dell’escalation, perchè l’unicum del 2015 diventa la prassi nel 2016 e nel 2017. Nel bilancio 2016 troviamo i trasferimenti in bianconero di Luca Concato (terzino classe ’98), Eziefula Lordswill (attaccante classe 2001), Sebastiano Foletto (difensore classe 2000) e Fatlind Mahmuti (portiere classe 2000): cifre per cui si muovono rispettivamente 2mln, 1.8mln, 2.2mln e 1mln, e nessuno esordirà in prima squadra.

2mln nel 2015, 7mln nel 2016 e poi la perfezione conclusiva targata bilancio-2017: i club forse si sono accorti degli scarsi controlli a riguardo (nulli controlli, osiamo dire), e così ecco che le cifre esplodono ulteriormente. Altri quattro giocatori approdano dal Chievo al Cesena, con un incasso complessivo di 14mln in plusvalenze su talenti arrivati a costo zero: stavolta si parla di Carlo Alberto Tosi (terzino sx classe 2000, 5 presenze nella Primavera romagnola), Lorenzo Placidi (portiere classe ’99), Pietro Borgogna e Filippo Zambelli (2001), con incassi di 4.5mln, 3.5mln, 5mln e 2mln. Un totale di 23mln girati in 4 anni dal Cesena al Chievo, una spesa irrealizzabile che ha subito fatto pensare al ritorno delle plusvalenze: d’altronde ormai l’Italia è il paese del bengodi, quello in cui fondi d’investimento, super-agenti ecc stanno iniziando a diventare imperanti e tre club falliscono nel bel mezzo della Lega Pro.

È un calcio in cui fatichiamo a riconoscerci ultimamente, e l’unica reazione al pezzo di Pippo Russo e alla sua inchiesta è stata il ritiro dell’accredito a calciomercato.com per la prossima partita del Chievo: chi fa informazione e prova a smuovere le acque viene ritenuto ”testata non gradita”, con buona pace della libertà d’informazione. Poi non stupiamoci se, nella classifica apposita riguardante la libertà di stampa, l’Italia fino a qualche tempo fa si trovava alle spalle dell’Uganda: ce lo meritiamo. Decisamente.

 

(di Marco Corradi, @corradone91)

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