Barcellona

Un referendum che può dare uno scossone anche al calcio mondiale, e l’ennesima dimostrazione che calcio e politica sono spesso collegati a doppio filo, anche più di quanto si pensi: il 1° ottobre non sarà una data come tutte le altre, e non lo sarà solo per una Catalunya che aspetta l’indipendenza dalla Spagna più o meno da sempre.

Il voto del referendum per l’indipendenza della Catalunya (sempre che si voti alla fine, la Spagna sta sfoderando metodi che sanno molto di revival del franchismo con seggi occupati, minacce ed arresti: a quanto pare il diritto di voto, per qualcuno, è indigesto), infatti, avrà un peso sul futuro politico della monarchia, che sta tentando in ogni modo di evitare il voto perchè certa del sì alla ”liberazione” dalla Spagna e timorosa (oltre che per la perdita di una risorsa economica) per un possibile effetto domino che porterebbe, nell’ipotesi più temuta, a un referendum simile nell’Euskadi (Paesi Baschi), ma non solo: in ballo c’è anche il futuro delle squadre catalane, su tutte il Barcellona, che in caso di indipendenza si troverebbe in una posizione scomoda.

CATALUNYA INDIPENDENTE: TUTTI GLI SCENARI PER IL BARCELLONA– Il Barça, che ha dato totale appoggio alla richiesta d’indipendenza della sua regione (era prevedibile) insieme al Girona (l’Espanyol è rimasto ”democristianamente” neutrale), si ritroverebbe infatti di colpo ad essere una squadra straniera nella Liga spagnola, aprendo interessanti scenari per la stagione 2018-19. La pista più plausibile porta alla ragione, ovvero alla permanenza dei blaugrana nella Liga con un accordo che farebbe comodo a tutte le parti: il Barça non si ritroverebbe a giocare un torneo catalano nel quale l’unica rivale credibile è l’Espanyol (le potenziali rivali, dal Girona al Sabadell e alle altre catalane, sono di livello nettamente inferiore) e ad essere ostracizzato dalla Spagna calcistica, la LFP invece manterrebbe quel duello tra Barcellona e Real Madrid che le porta diritti tv record e sponsor a pioggia. Questa è la soluzione più scontata e quella per il quale il Barcellona spingerà (verosimilmente), perchè come ha ribadito il ministro dello Sport della Generalitat catalana Gerard Figueras ”sarà il Barça a decidere dove giocare in caso di indipendenza”, ma il mondo dello sport e quello della politica in maggior misura ci insegnano che la soluzione più semplice e furba non è sempre quella scelta: e così, certe dichiarazioni dei vertici della Liga, che si sono appellati a un regolamento (inesistente) che vieterebbe a squadre straniere (il Barça lo diventerebbe) di giocare nei tornei iberici, ci hanno fatto però pensare a una clamorosa rottura, anche se alla fine (in caso di sì) potrebbe essere l’UEFA stessa a spingere per il mantenimento dello status quo. Questo perchè, al netto delle fandonie della Liga, ci sono squadre ”straniere” in svariati campionati iberici e non: per fare qualche esempio, i tornei spagnoli ospitano le squadre di Ceuta e Melilla (enclave spagnole in Marocco), oppure le andorrane nel basket, mentre all’estero le gallesi giocano tranquillamente in Premier e il Monaco in Ligue 1.

Un Barça nella Liga da squadra simbolo della Catalunya indipendente, dunque, sarebbe tutto tranne che una novità, ma Figueras ha fatto intendere che, in caso di muro della Spagna, il Barça non si farebbe trovare impreparato: ”Potremmo chiedere di entrare nella Serie A italiana, sarebbe una bella soluzione, oppure in Premier o Ligue 1. Il club avrebbe solo l’imbarazzo della scelta, anche se darebbe priorità ad eventuali negoziati per rimanere nella Liga”. Insomma, il sì al referendum aprirebbe a vari scenari, col Barcellona che diventerebbe protagonista anche al di fuori dei campi di gioco e non solo per l’inizio scoppiettante della squadra, che dopo le critiche per la non sostituzione di Neymar è prima nella Liga e nel girone di Champions con 8 vittorie su 8: scenari che si aprirebbero anche in ottica-nazionale, legittimando una nazionale catalana che sin qui era esistita solo sulla carta.

La nazionale catalana durante una delle ultime amichevoli

COME SAREBBE LA NAZIONALE CATALANA? UNA PRIMA IPOTESI– Anche qui, i discorsi sulla nazionale della Catalunya sono per il momento sulla carta, ma non troppo, dato che una selezione catalana esiste già da anni e per il momento ha giocato solo amichevoli non ufficiali, venendo guidata tra gli altri da un certo Cruyff: attualmente la allena Gerard Lopez, ex giocatore del Barça ed ex tecnico del Barcellona B, e il suo potrebbe diventare un lavoro a tutti gli effetti. Se al referendum vincerà il sì, infatti, la Generalitat avvierà le pratiche per staccare la Catalunya dalla Spagna, e poi chiederà a FIFA, UEFA e CIO di ammettere le federazioni catalane del calcio e dei vari sport: è questa la mossa che potrebbe far nascere una vera nazionale catalana di calcio, che avrebbe una rosa di tutto rispetto. In caso di ok di FIFA e UEFA, infatti, la maglia con la senyera potrebbe essere vestita da quei giocatori che sin qui l’hanno indossata solo per dare un segnale politico o per appartenenza alla regione: tra i nomi più interessanti, ci sono Sergi Roberto, Kiko Casilla, Busquets, Bojan Krkic, Piqué, Jordi Alba e quello Xavi Hernandez (ma non Iniesta, castigliano) che potrebbe chiudere la carriera giocando da capitano della neonata nazionale. Nomi che darebbero il via a un’autentica diaspora dalla Spagna, che si troverebbe indebolita ai massimi livelli a scapito della Catalunya (che, come potete vedere, con quegli innesti sommati ai giocatori già convocati in precedenza avrebbe una rosa di tutto rispetto) insomma, anche in ambito-nazionale l’indipendenza catalana causerebbe non pochi guai, e dunque attendiamo con ansia il voto del 1° ottobre per vedere cosa succederà!

 

Le ultime convocazioni della nazionale catalana (fonte: Wikipedia)

(di Marco Corradi, @corradone91)

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