Mauro Icardi

Se volessimo raffigurarla con linguaggi biblici, la serata d’un dolce aprile di Marassi sarebbe quella del “Figliol Prodigo”.

Già me la vedo, musicata dagli Ex-Otago per ovvi motivi geografici, diretta da Mel Gibson per via del rapporto confidenziale coi soggetti divini. Il minore dei figli del più misericordioso dei padri avrebbe il nove sulle spalle e un leone tatuato sul petto, si sarebbe macchiato di indicibili peccati contro società, tifosi, tifosetti e allenatore.

Gira che ti rigira, non è dato sapere se il novello peccatore, una volta tornato all’ovile, abbia recitato parole di venia, fatto sta che il padre putativo scanna il vitello grasso e lo porta in conferenza stampa dove, davanti ad una giuria di illustri disse: “Icardi per noi è più importante di Messi”.Tutto liscio. Al Ferraris il figlio redento scende in campo dal primo minuto senza il suggello della fascia di capitano. Corre, scalpita, si procura un rigore e lo segna anche, prima di regalare un assist all’odor di riconciliazione col fratello maggiore, che ha un cognome slavo e il buongusto di abbracciare il ritrovato Maurito.

Tutto liscio. La squadra, diventa ciò che non è mai stata: una squadra. L’avversario è modesto, certo, ma a Cesare va dato quel che gli appartiene, e a Gagliardini, oltre che un +6 al Fantacalcio, vanno tributati gli applausi dei più scettici, di quelli che ne chiedono la testa da due anni a questa parte. Tutto liscio. Anzi, no.

Perchè come nella sciagura che costò la vita ad Ayrton Senna, l’intoppo sta in una curva. Non è quella del “Tamburello”, siamo al Ferraris e non ad Imola, ma la Curva c’è lo stesso. Si tratta della “Nord” di Milano, mitica per storia e devozione, certo, ma tristemente famosa per una punta di estremismo (non solo politico) dei suoi occupanti.

I Bauscia il ritorno del peccatore non lo gradiscono manco servito su un piatto di gol, perchè, a loro dire, il nove che veste nerazzurro si sarebbe macchiato della peggiore delle colpe: “Scarso attaccamento alla gloriosa maglia” e, come già sottolineato da lor signori in un pomposo comunicato ufficiale, al termine di un summit che ha visto riunito il Gotha del tifo organizzato meneghino, “Icardi non è più un giocatore dell’Inter e verrà trattato di conseguenza”.

E allora giù fischi e cori infamanti che più che sottolineare il viscerale amore per i colori, evidenzia ancora una volta l’arbitrio del quale i Ras della Nord credono di essere titolari, perché, sempre secondo mentalità, loro sono i più interisti di tutti. Via alle dicotomie elementari: chi sta col marito di Wanda non è interista. Loro, però, sono i più interisti di tutti.

Loro, che sognano l’ultimo tango a San Siro del giocatore più forte che abbia vestito la maglia della Beneamata negli ultimi 7/8 anni. L’ultimo canto di un cigno che per loro rimarrà sempre anatroccolo. Un anatroccolo da 120 gol in Serie A. Perchè loro si sa, vogliono il bene dell’Inter. Il mistero si infittisce, ai posteri le ardue sentenze, l’amore non è bello se non è litigarello e qualche altra frase fatta mettetela voi perché noi, come finirà la telenovela-Icardi proprio non possiamo saperlo ma, se fossimo interisti tanto quanto loro, tendenzialmente ci terremmo l’anatroccolo…

a cura di Gabriele Fonti