Nel calcio siamo sempre alla ricerca del nuovo fenomeno, colui che un giorno spodesterà i grandi del pallone, che alzerà i più importanti titoli internazionali, vincerà almeno un Pallone d’Oro, che batterà tutti i record, e chi più ne ha più ne metta. Allo stesso tempo sono talmente tanti i giovani che vengono paragonati alle superstar, che puntualmente disattendono le aspettative riposte in loro. Una categoria di questi sono gli eredi di Lionel Messi, che di anno in anno si arricchisce di nuovi crack.

Ebbene, ispirata dagli applausi che i tifosi del Betis hanno riservato alla Pulce, la lista dei 10 calciatori definiti come “Nuovi Messi” dei rispettivi paesi che non sono esplosi.

Gabriel Torje

Il Messi dei Carpazi è un talentuoso (o meglio ex, dati i 30 anni compiuti) fantasista rumeno. Scoperto a 15 anni da Hagi, viene aggregato al Timisoara prima di esordire a soli 16 anni nel massimo campionato rumeno (il terzo più giovane in assoluto). Altro record i 2 milioni che spenderà la Dinamo Bucarest per portarlo a casa prima dell’approdo all’Udinese. E da qui, il suo talento si perde: arrivato in Friuli per sostituire il fresco partente Sanchez, non arriverà nemmeno vicino a quanto fatto dal cileno, e verrà presto girato al Granada, prima di iniziare un tour europeo da vero globetrotter. Attualmente è al Sivasspor.

Seung-Woo Lee

Il prototipo del fantasista sud-coreano: basso, veloce, agile con la palla tra i piedi e dotato di una visione di gioco notevole, caratteristiche possedute da Lee. Queste stregarono il Barcellona durante un torneo giovanile nel 2011 in Sudafrica, che non esitò a portarlo in Spagna. Dopo buoni anni nelle giovanili catalane, l’occasione Hella Verona per esplodere, nonostante finora non abbia proprio esaltato. L’età, appena 21 anni, è ancora dalla sua parte.

Sotris Ninis/Ioannis Fetfatzidis

“Una poltrona per due” in salsa tzatziki: Ninis prima e Fetfatzidis poi si sono aggiudicati l’appellativo di Messi ellenico, visti i risultati poco attesi dal primo e la carriera più prolifica del secondo. Entrambi passati dall’Italia, senza troppa fortuna, hanno ottenuto più successi in patria non riuscendo però a compiere il passo verso il grande calcio.

Alen Halilovic

Altro fenomeno, altra squadra italiana. Il Messi croato o dei Balcani, è stato l’ennesimo nuovo prospetto del calcio croato che avrebbe dovuto prendere il posto dei vari Modric, Rakitic, salvo però fare stregare gli scout del Barcellona ad appena 17 anni, fresco di esordio con la Dinamo Zagabria nella massima divisione del proprio paese. E’  attualmente il più giovane giocatore ad aver esordito con la nazionale adriatica (poco più che 16enne). Dalla Catalogna, passando per la Germania, la Spagna e il Milan, un girovagare senza ritrovare quel talento che stregò mezza Europa appena 7 anni fa. Una carriera che, Standard Liegi permettendo, pare già sulla via del tramonto, nonostante gli appena 23 anni.

Christin Atsu

Passiamo ora al continente nero: classe 1992, ala sinistra dal piede mancino, nativo di Accra (Ghana). Giovanissimo si trasferisce dal Feyenoord (non quello olandese però) al Porto dove in pochi anni passa dalle giovanili alla prima squadra. Partita dopo partita acquisirà sempre più la dicitura di “Messi africano“, tanto che il Chelsea scommetterà su di lui nonostante un’annata non molto brillante al Porto. Una serie di prestiti poco convincenti, conditi da troppi infortuni, hanno fatto disperdere il suo talento. Ora al Newcastle sta ritrovando la sua dimensione.

Martin Odegaard

E’ sempre la stessa storia, paese che vai e talento che trovi. Se poi la nazione è la Norvegia, dove di talento su un rettangolo verde se n’è sempre visto poco, basta poco per guadagnarsi l’appellativo di Messi norvegese o scandinavo. Ebbene, Odegaard, passato a 16 anni al Real Madrid per 3 milioni di euro, sembrava poter rendere giustizia a quel soprannome super pesante, soprattutto vista la stima che un certo Zidane ha sempre riposto in lui già dai tempi della Castilla (la squadra B dei Galacticos). Tante parole ma ancora pochi fatti per il classe 1998 (che in patria ha stracciato ogni record), che solo ora sta pian piano ritrovando quel talento perduto al Vitesse. Vista la giovane età, potrebbe ancora raggiungere la Pulce.

Alan Dzagoev

Uno dei maggiori talenti della Russia del terzo millennio. Ad appena 17 anni Dzagoev passa alla Cska Mosca, dopo l’esordio fra i grandi la stagione precedente nel Krylia Sovetov. Una stagione giusto per abituarsi all’ambiente, e nel 2008 arriva l’esplosione nel club moscovita e l’esordio in nazionale (ottobre 2008, ad appena 18 anni). Brevilineo, talento da vendere e un 10 cucito sulla schiena fanno di lui un possibile successore dell’argentino, salvo poi non compiere mai quel passo verso il calcio che conta, complici anche tanti infortuni occorsi durante la carriera. Ora è la bandiera del CSKA, secondo solo alla leggenda Akinfeev.

Gai Assulin

Ritorniamo a Barcellona per quello che è uno dei casi più ecclatanti di questa lista: nato nel 1991 in Israele, Assulin passa alla tenera età di 12 anni nella squadra blaugrana, ripercorrendo i passi fatti dal fenomeno dell’Albicelste lungo tutta la sua carriera nella cantera. Stregò addirittura Guardiola, che prima lo portò in prima squadra e poi lo volle follemente al City, senza però mai incidere (per la storia completa vi rimandiamo al nostro articolo su di lui). Dopo di che, un continuo girovagare che ha portato l’israeliano al ritorno in patria, senza che potesse nemmeno aspirare a diventare un pilastro della propria nazione e movimento.

Giorgi Chanturia

Sebbene la Georgia non sia proprio una delle migliori scuole calcistiche al mondo, ha sempre prodotto talenti che hanno poi trovato fortuna altrove: Kaladze, Khurtsilava, Ketsbaia, Kinkladze, Arveladze e il pioniere Paichadze sono solo alcuni dei pochi frutti della piccola regione caucasica, molti dei quali conosciuti per l’aver indossato (e vinto) con la nazionale dell’URSS. Il talento, quello vero, non passa affatto inosservato. Ebbene, Chanturia a 16 anni passa al Barcellona, dove rimane una stagione e ben impressiona gli scout di diverse compagini. Non quelli catalani, che optano per non riscattarlo dal Saburtalo Tbilisi: ci crede prima il Vitesse, poi il Cluj e il Verona, ma in nessuna di queste compagini riesce ad esplodere. Ora è senza contratto, dopo che un infortunio al legamento crociato anteriore hanno causato la rescissione del contratto che lo legava all’Ural (prima divisione russa).

Gli argentini: Dybala, Lamela & company

L’eredità forse più ricercata è senza dubbio quella legata al nuovo Messi argentino, al pari probabilmente al suo erede in blaugrana: è infatti molto lunga la lista di crack sudamericani che avrebbero potuto ambire al trono della Pulce, secondo gli appassionati. C’è chi ha deluso le aspettative, tipo Buonanotte o Iturbe, e chi ci sta andando vicino (Dybala o Lamela), senza però riuscire ad emulare il fenomeno di Rosario. Per questi però, la carriera può ancora dire tanto. Chissà…

Di Gianluca Zanfi (@GianlucaZanfi)