Il campionato dell’Hellas Verona è finito ufficialmente sabato alle 19:45, minuto più, minuto meno, ma forse non è mai iniziato. La squadra di Pecchia ha terminato la stagione al penultimo posto, senza mai lasciar intravedere possibilità di salvezza. Il gioco è stato quasi sempre inesistente complice una rosa non all’altezza della Serie A per demeriti societari, con giocatori non adatti alla categoria, e per scelte discutibili dello stesso tecnico, come il caso Pazzini.

Sicuri si trattasse di una rosa da Serie A?

Se oggi, a campionato praticamente finito, andassimo a rileggere la rosa con cui l’Hellas Verona ha iniziato il campionato, pochi, forse nessuno, avrebbe pensato alla salvezza. La squadra non ha mai avuto un’idea di gioco ben definita, ma molti giocatori erano alla prima esperienza nel massimo campionato oppure avevano poche presenza all’attivo.

In porta, Nícolas era alla prima apparizione in Serie A e non ha mai convinto a pieno: Pecchia, però non aveva  un’alternativa di livello con cui sostituirlo. In difesa la garanzia aveva il nome di Caceres: il difensore uruguaiano voleva riscattare la brutta stagione giocata (una sola presenza) con la maglia del Southampton e insieme ad Heurtaux formava una coppia di relativa affidabilità. Poi però l’ex Juventus si è accasato alla Lazio durante il mercato di gennaio e il difensore francese, complici qualche incomprensione con Pecchia e qualche infortunio, non ha trovato più molto spazio.

A centrocampo non è bastato il solo Romulo: l’italo brasiliano ha sempre lottato su tutti i palloni, dimostrandosi uno dei pochi a non mollare mai fino alla fine. Vicino a lui, però, nessuno aveva l’esperienza giusta per dare un po’ di verve al gioco. Fossati e Zuculini erano alla prima stagione tra i grandi del calcio, Buchel aveva vestito per due stagioni la maglia dell’Empoli ma quest’anno non è apparso mai fra i migliori. A gennaio poi è stato ceduto anche Bessa, dimostratosi uomo decisivo per la salvezza del Genoa.

In attacco poi è mancato sicuramente un bomber della vecchia scuola. Difficile pensare di affidare le chiavi dell’attacco al classe 2000 Kean, impossibile pensare che Verde Cerci risolvessero i problemi di Pecchia. Il secondo in modo particolare sembra non riuscire a tornare ai livelli di Torino. Forse l’unico che avrebbe potuto dare quel qualcosa in più sarebbe potuto essere Pazzini, ma l’attaccante è stato ceduto nel mercato di gennaio dopo molta panchina.

Pecchia è esente da colpe?

Complice una rosa non all’altezza, per Pechia non è stato semplice affrontare la stagione in Serie A. La squadra però elementi di qualità ed esperienza li aveva, ma il tecnico laziale non li hai mai schierati con continuità. Stiamo parlando di Bessa Pazzini.

L’ex giocatore del vivaio dell’Inter è stato un vero e proprio trascinatore nel campionato di Serie B della passata stagione, ma inspiegabilmente non ha avuto lo spazio desiderato e, visti i risultati ottenuti con il Genoa, meritato. Forse avrebbe potuto dare quel qualcosa in più, avrebbe potuto accendere una luce in situazioni buie.

Il Pazzo invece avrebbe potuto contribuire con i suoi gol alla salvezza della squadra. Anche lui però, dopo un campionato in cadetteria, non ha trovato lo spazio auguratosi. Nonostante le sole 19 presenze, ad oggi è ancora il miglior marcatore della squadra, con la miseria di 4 gol all’attivo.

Già, i gol: l’Hellas chiude il suo campionato con il penultimo peggior attacco e la penultima peggior difesa. Difficile pensare ad una salvezza con questi numeri.

Oltre al demerito di non aver sfruttato le poche risorse a disposizione, Pecchia non è riuscito nemmeno ad imprimere un minimo di gioco alla squadra. Nemmeno la Spal di Semplici poteva vantare di giocatori con esperienza nella massima serie, ma a due giornate dalla fine ha un piede e mezzo in Serie A anche grazie ad un’identità cercata e trovata dal tecnico toscano.

Sicuri non si potesse fare di meglio?

A cura di Gabriele Burini