Gremio

Rimontare alla Fortaleza dopo aver perso 1-0 all’andata: il Lanus l’ha già fatto contro il River Plate con un secondo tempo mostruoso, ma tutto era diverso. Non si giocava una finale (preceduta dal minuto di silenzio per la Chapecoense), non c’era la pressione della grande occasione (per la prima volta il Granate si gioca il trofeo) e non c’era di fronte un Gremio così in palla e bravo nel preparare e giocare la partita come si deve: Renato Gaucho conferma la formazione dell’andata, inserendo solo Bressan per lo squalificato Kannemann ed affidandosi alle stelline Luan (che gioca tra Ramiro e Fernandinho nel 4-2-3-1, alle spalle di Barrios) ed Arthur, mentre Almiron non ha Braghieri e schiera Herrera al fianco di Garcia Guerreño in difesa.

La pressione è tutta sul Lanus, che sulla carta dovrebbe fare la gara (come sa fare, ha un centrocampo d’assoluta qualità) e premere sugli avversari nel tentativo di causare degli errori o trovare il vantaggio, e invece va totalmente in tilt: nei primi minuti assistiamo a un Gremio che detta i ritmi della gara, dà l’impronta alla sfida e non fa ragionare gli avversari pressando a tutto campo. L’uscita di palla dal portiere (Andrada gioca molto coi piedi) o dalla difesa è fondamentale per il gioco del Lanus, il Gremio lo sa e tenta d’impedirla in ogni modo, costruendo così la rete del vantaggio dopo 25′ di pressione e nervosismo (molti falli nei primissimi minuti): il Granate perde palla con un disastroso Josè Gomez, Fernandinho (ex meteora dell’Hellas Verona) la recupera e si ritrova da solo nella metà campo avversaria, andando a sprintare e battendo Andrada con una fucilata che non lascia scampo al portiere avversario. 1-0 Gremio, il Lanus prova a reagire con Velazquez (paratona di Grohe, sempre più Superman), ma commette tantissimi errori e sembra in confusione: la pressione delle gare decisive gioca brutti scherzi, e trasforma il Lanus nel cugino sbiadito della squadra che si è sudata l’accesso alla finale a suon di gol e bel gioco. Ne approfitta il Gremio, che continua a pressare e fare la gara e, in virtù di una testa totalmente libera, gioca una gran partita: il Tricolor Gaucho è dominante, e trova anche il 2-0 al 42′, con Luan che effettua un autentico slalom in mezzo ai birilli che compongono la difesa avversaria e batte Andrada con un beffardo pallonetto (8° gol). Raddoppio Gremio e Lanus in crisi, con Barrios che rischia di trovare il tris: finisce 2-0 al 45′, con la Fortaleza ammutolita dai brasiliani (e l’Arena do Gremio stracolma di tifosi in festa), il Gremio che teme per un colpo patito da Arthur (uscirà al 50′ in lacrime) e il Granate che si aggrappa a una circostanza favorevole: anche contro il River andò sotto 2-0, ribaltando la situazione nel secondo tempo.

Stavolta, però, sarà più dura, e il Lanus lo capisce subito: il Gremio non molla mai realmente e anzi, controlla il gioco anche senza Arthur, concedendo al Granate gli attacchi della disperazione: Sand sfiora la rete al 55′ con un tiro dall’interno dell’area di rigore, e al 70′ ecco la rete degli argentini. Jailson va in tilt sul movimento di Lautaro Acosta e lo stende in area, è rigore che Josè Sand trasforma dopo due minuti di tensione e una rincorsa lunghissima: 2-1 e 9a rete per Pepe (capocannoniere a 37 anni), con Almiron che butta nella mischia prima Moreno e poi Denis per tentare il tutto per tutto. Il Lanus spinge, il Gremio resta in 10 per il rosso a Ramiro (manata all’arbitro) all’83’, ma è proprio il Tricolor Gaucho a sfiorare la rete nel recupero, quando Luan sbaglia il possibile 3-1 calibrando male il pallonetto: poco male, perchè il Gremio può scatenarsi nella festa per la vittoria della terza Copa Libertadores della sua storia (dopo quelle del 1983 e 1995). Dopo la finale persa nel 2007 contro un’altra argentina (Boca Juniors), il Gremio e Marcelo Grohe (già in rosa nel 2007 e grande protagonista in questo trionfo) si prendono la loro personale rivincita e trionfano, entrando nella storia insieme all’allenatore Renato Gaucho: Renato, conosciuto in Italia come Renato Portaluppi ed ex Roma, aveva vinto la Copa Libertadores da giocatore nel 1983 e si ripete da allenatore nel 2017, sempre col nerazzurro del Gremio. È l’ottavo allenatore (primo brasiliano) a centrare questo traguardo dopo Maschio (Racing, Independiente), Ferreiro (Independiente, Independiente), Cubilla (Peñarol/Nacional, Olimpia), Mujica (Nacional, Nacional), Pastoriza (Independiente, Independiente), Pumpido (River, Olimpia) e Gallardo (River): c’è tanto di suo in questo successo, e la festa della marea del Gremio (che giocherà il Mondiale per club a dicembre), divisa tra la Fortaleza (5mila tifosi) e le migliaia di persone assembrate all’Arena do Gremio e nella piazza di Porto Alegre, può cominciare.

(di Marco Corradi, @corradone91)

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