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Nella giornata di ieri Pablo Barrientos, soprannominato El Pitu ha comunicato il suo addio al calcio. Un fiore mai sbocciato del tutto, del quale vogliamo elogiare la carriera forse troppo riduttiva rispetto al talento che il dio del calcio gli ha donato. Il commento di Agenti Anonimi

GRACIAS PITU

Gracias Pitu“, sono le uniche parole che mi vengono in mente, mentre a stento contengo l’emozione misto a magone per una notizia che mi ha notevolmente sorpreso. Per uno come il sottoscritto che ha sempre fatto del Bel Giuoco il suo stile preferito di calcio, Barrientos ha rappresentato uno dei punti di riferimento, nonostante in Italia abbia vestito solo la maglia del Catania.

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Nato 36 anni or sono in una parte di Argentina dove sicuramente non si vive di Fùtbol, bensì di petrolio, Barrientos è saputo emergere dalla squadra della propria cittadina, Comodoro Rivadavia, fino al San Lorenzo e poi all’Europa. Un emigrato della Patagonia che fallì il primo salto verso il Vecchio Contintente, bocciato da un FK Mosca che lo rispedirà al mittente. Fu proprio nel ritorno in Argentina che subì l’infortunio che ne minò la carriera e che impedì al pulcino di prendere il volo. Non impedì al Catania di stracciare il record per il trasferimento più costoso (4 milioni di euro) e portarlo in Italia. Era il maggio 2009. Esordirà in Italia nel settembre 2011, dopo una seconda operazione e molta attesa per ritrovare la forma.

In terra sicula El Pitu raggiungerà il massimo picco della carriera: durante questa parentesi collezionerà 84 presenze e mise a segno 14 reti, che ne fece uno dei capisaldi dell’attacco etneo insieme a Mascara, Maxi Lopez, Bergessio, Gomez, Castro. Ma i dati servono solo come prova materiale da portare al banco, perchè Pablo ha saputo scaldare i cuori dei tifosi e conquistarli partita dopo partita. Ala, mezzala, seconda punta, trequartista (anche se non ha mai amato essere definito tale), attaccante esterno. Duttilità offensiva senza paragoni unita a due piedi fatati e spesso, anche se è difficile da credere per un puffo (traduzione di Pitu), sponde e colpi di testa. Ecco su questi ultimi forse avrebbe potuto lavorare un po’ di più…

I migliori giocatori che ho avuto? Uno forte che non è riuscito ad esprimersi è stato Barrientos: nelle giovanili aveva il 10 e costringeva Messi a prendere il 7. Non è riuscito ad esprimere il suo potenziale, un po’ per l’infortunio e un po’ per il carattere particolare…

Rolando Maran

Nel 2014 il ritorno in madre patria in quel San Lorenzo che l’ha lanciato fra i professionisti: ebbe la gioia di vincere la Libertadores poco dopo il suo ritorno in Argentina, sebbene farà fatica negli anni successivi, quando non riuscirà a mantenere il posto da titolare. Passerà poi nel 2016 al Toluca e per il Nacional de Montevideo, prima di concludere la carriera nella sua città natale, nel Jorge Newbery.

Chi scrive è riuscito a contenere l’emozione per un calciatore che per caso è entrato nella sua squadra del fantacalcio nel lontano 2011 (a tal proposito, vi consigliamo questa lettura https://www.agentianonimi.com/ode-pupilli-fantacalcio/) lasciando spazio all’impeto e ad una volontà di scommettere su questo talento, del quale avevo sentito molto parlare. C’era pure chi lo definiva “il calcio“…

Un enorme peccato non aver potuto ammirare l’esplosione delle sue piene abilità, sarebbe stato uno spettacolo pirotecnico degno del miglior fuochista. D’altronde le aspettative erano discretamente alte per un giocatore che sembrava più promettente di Messi…

Gracias Pitu, da uno dei tuoi più grandi estimatori.

 

 

Di Gianluca Zanfi (Twitter @GianlucaZanfi)