Arriva un’altra dichiarazione negativa nei confronti di Pep Guardiola da parte di un suo ex calciatore.

Dopo le pesanti accuse ricevute dal centrocampista ivoriano ex Manchester City, Yaya Tourè, che aveva accusato il tecnico catalano di non gradire i calciatori africani, un nuovo attacco arriva da Mario Götze, centrocampista ex Bayern Monaco, intervistato da Dazn in occasione di un documentario intitolato “Essere Mario Götze“.

Il classe 1992 si era trasferito da Dortmund in Baviera nel 2013, affascinato dalle idee tattiche del tecnico ex Barcellona ma, da lì in poi, ha imboccato una parabola discendente particolarmente ripida, da cui non è ancora risalito e che ha visto come unico lampo di luce il gol segnato nella finale del mondiale 2014 in Brasile.

Tecnicamente Guardiola è imbattibile, ma è estremamente focalizzato sul campo e non pensa ai suoi calciatori fuori dal terreno di gioco. Non ha abbastanza empatia, che è un ingrediente fondamentale per essere un allenatore top a livello mondiale“.

Durante l’estate 2016, Götze è tornato al Borussia Dortmund, società dove aveva trascorso buona parte del periodo delle giovanili e con cui si era consacrato nel grande calcio anche grazie a Jurgen Klopp, storico allenatore dei gialloneri all’epoca dei due scudetti vinti consecutivamente nel 2010/11 e nel 2011/12:

Sento ancora Klopp, lo faccio molto spesso. Lui mi ha insegnato tutto sul calcio professionistico. La prima volta che l’ho incontrato avevo 17 anni e arrivavo dalla squadra primavera, ma lui mi ha inserito bene in prima squadra e mi ha dato fiducia, facendomi giocare spesso“.

Per il nativo di Memmingen, dunque, il confronto tra i due allenatori ha un giudizio pendente a favore dell’attuale tecnico del Liverpool, che ha raggiunto la finale di Champions League nella stagione da poco conclusa.

Al grande prosieguo di carriera del tecnico, però, non è corrisposto quello di Götze, che nonostante abbia vinto con il Bayern 3 volte la Bundesliga, 2 volte la coppa di Germania, un mondiale per club e una supercoppa europea, ha recentemente avuto una serie di infortuni e problemi fisici che ne hanno pesantemente influenzato il rendimento in campo, riassunto efficacemente dalle poche presenze, 23, in Bundesliga e dei pochissimi gol, 2, segnati in stagione.

A conclusione della sua difficile annata c’è stata poi la mancata chiamata per il mondiale da parte di Joachim Löw, che non l’ha incluso nella lista dei 23 convocati partenti per la Russia, ma lui resta ottimista:

Dopo i gravi problemi che ho avuto – tra cui anche un grave disturbo del metabolismo energetico – il solo fatto di essere tornato a giocare ad alti livelli è stato un grande traguardo per me. Adesso è importante dare al corpo un po’ di riposo. Il mio infortunio è stato diverso da quelli muscolari o traumatici. In quei casi, se ci si rompe un legamento del ginocchio ad esempio, bisogna solo aspettare che guarisca, la mia situazione è stata molto diversa“.

Dalle stelle alle stalle in quattro anni, dunque, ma il futuro dovrà essere luminoso per il centrocampista teutonico, ancora giallonero ma con un nuovo tecnico in panchina, Lucien Favre, che si spera possa essere l’uomo in grado di rilanciarlo:

Sono convinto che le cose continueranno a migliorare per me durante la prossima stagione, adesso sono fiducioso e ottimista“.

Giuseppe Lopinto