Da quando Baggio non gioca più… Non è più Domenica!

Marmellata #25 – Cesare Cremonini

 

Quando un calciatore è così degno da entrare in un verso di una canzone, che non sia sportiva o calcistica, un sonetto, un brano, vuol dire che costui ha deliziato gli occhi degli spettatori, è stato paladino, eroe delle genti, ispiratore dei più profondi sentimenti ed emozioni, è considerato come una semi-divinità semplicemente per il tocco del pallone, un tiro, una punizione. Perchè queste giocate sono davvero incredibili…

 

#GliAgentiRaccontano… Roberto Baggio, il Divin Codino

 

Sarà il destino che ci viene incontro, ma proprio oggi, a Caldogno, piccola realtà appena fuori Vicenza, nasceva Roberto Baggio.

E’ stato divino il codino per alcuni, ma per altri no. Un campione unico nel suo genere, capace di creare dal nulla, di unire tifo e seguaci, ma anche di distruggere, di dividere e di essere pesantemente criticato. Un talento cristallino ma non universalmente riconosciuto, ecco definiamolo bipolare.

Tira i primi calci al pallone nella squadra del suo paese, e già incanta tutti. Appena 13enne passa alla più rinomata Lanerossi Vicenza per circa 500mila lire, cifra folle per l’epoca e per un così giovane calciatore. Squadra del capoluogo di provincia che ha visto la propria gloria tra gli anni ’60 e i ’70 rimanendo in pianta stabile nella massima serie italiana di calcio, arrivando addirittura seconda nel 1977/78, ed essendo la squadra che ha svezzato il 20enne Paolo Rossi, capocannoniere e punta di diamante dello scacchiere biancorosso che raggiunse tale impresa. Nelle giovanili impressionava i tifosi e gli addetti al lavoro: si stima che ci fossero almeno 1000 spettatori ad assistere ai match dei giovani biancorossi, pubblico desideroso di vedere il giovane fenomeno Baggio deliziarli. Dopo 110 gol in 120 presenze, il passo in prima squadra era obbligatorio:  il 5 giugno 1983 debutta nell’ultima giornata del campionato di Serie C. La stagione successiva, a 18 anni, viene aggregato alla prima squadra e diventa il titolare in pianta stabile dell’attacco vicentino. Con 12 gol in 29 partite entra nel cuore dei tifosi, che stravedono per lui, e permette alla squadra di tornare in Serie B, dopo anni vissuto nel tugurio della terza serie.

numeridieci_01_672-458_resize

 

Il ginocchio fa crack, un incubo che non sembra finire

 

La scala per il Grande Calcio ormai era finita. Ancora pochi gradini ed avrebbe raggiunto il piano superiore. Ma si sa, nei miti epici, spesso l’eroe è costretto a combattere contro nemici interni e molto più vicini ed inaspettati. E come in queste leggende, il nostro eroe deve superare l’ostacolo. Nella partita di campionato del 5 maggio 1985 contro il Rimini, subisce un brutto colpo che lo costringerà a stare fermo diverso tempo: nel tentativo di rincorrere l’avversario e recuperare la palla, entra in scivolata, ma purtroppo la gamba si gira all’incontrario. Rottura di menisco, legamento crociato anteriore e collaterale, insomma tutto quello che compone il ginocchio destro. Già si farebbe fatica a stimare un tempo di recupero ai giorni nostri(si è rotto tutto), figuriamoci 30 anni fa, quando la medicina sportiva e ortopedica non era così evoluta. Proprio adesso no, proprio adesso che la Fiorentina lo aveva appena tesserato per 2.7 miliardi di Lire. Il periodo successivo all’operazione è il più duro per Baggio: dolore, agonia, solitudine non gli fanno vedere la luce in fondo al tunnel, rendendo sempre più difficile il suo rientro in campo con la maglia della Viola, che attualmente ne detiene il cartellino. Ebbene sì, hanno deciso di tenerlo, nonostante tutto.

oHD7u

Dopo quasi un anno lontano dai campi finalmente si riavvicina al calcio giocato. Rientra nel Febbraio 1986 disputando il Torneo di Viareggio,e debutta la stagione successiva in Serie A. E’ il 21 Settembre. Dopo appena una settimana, ritorna l’incubo vissuto negli ultimi mesi: rottura del menisco e stagione finita. Tornerà solo l’ultima partita in campionato, giusto in tempo per firmare su punizione il gol che decreterà la salvezza della Fiorentina.

E finalmente arriva anche il suo momento.

 

L’esplosione Viola, l’Europa, il Mondiale

 

La stagione 1987/88 è quella della consacrazione, dopo un anno di ambientamento. Con Sven Goran Eriksson in panchina e con il grande amico Stefano Borgonovo come compagno di reparto, segnano a raffica riportando la Fiorentina in Coppa Uefa, dopo la vittoria nello spareggio contro la Roma. Nella stagione successiva migliora ancora: 16 gol in Serie A, davanti a Maradona e appena dietro a VanBasten, che gli valgono anche la chiamata in nazionale. Porterà, anche grazie alle sue giocate, i gigliati alla finale di Coppa Uefa, purtroppo persa dagli odiati rivali della Juventus. E qui si apre una parentesi importante per il Divin Codino. La Vecchia Signora bussa alla porta della Viola per portare a casa il giovane talento vicentino ma, il giocatore non vuole andarsene dalla città dei Medici. E’ talmente legato alla città, ai colori, ai tifosi che, pur di non fare un torto a quest’ultimi, rifiuta in un primo momento la Juventus, che poi è costretto ad accettare di fronte alle spinte della società che incassarono 25 miliardi di lire!

Baggio-1

 

Mi ricordo ancora la scena: quando Baggio passò dalla Fiorentina alla Juventus, in conferenza stampa, davanti ai giornalisti gli misero al collo la sciarpa bianconera e lui la gettò via. Fu un gesto imbarazzante. Io dissi che il ragazzo andava compreso: era come se avessero strappato un figlio alla madre. Ammetto che, quella volta, rimasi molto colpito anch’io!

Antonio Caliendo

 

E’ l’estate del Mondiale di Italia90, e Baggio è in ritiro con la nazionale quando comunica la notizia del trasferimento. Il centro federale è a pochi passi da Firenze, immaginate solo cosa abbia dovuto provare quando i tifosi toscani si accalcavano fuori il centro tecnico per insultarlo per essere passato agli odiati rivali bianconeri. Poi durante la preparazione al Mondiale di casa, ne avrà risentito parecchio…

L’ho ripetuto mille volte: io alla Juve non ci vado. Lo scriverò sui muri di casa.

Roberto Baggio

Dopo i Mondiali, che vedranno l’Italia salire sul podio, Baggio riesce a portare a casa i primi trofei: con la Juventus di Manfredi, prima, e Trapattoni poi, vince uno Scudetto, una Coppa Italia e una Coppa UEFA. Più importanti dei trofei di squadra, però, ci sono quelli individuali: arriva il Pallone d’Oro nel 1993, dovuto al grandissimo merito di aver trascinato i suoi nella competizione targata UEFA, e risultando assoluto protagonista. La sfortuna e gli infortuni sono sempre contro di lui: costola fratturata, tendinite, pubalgia, lesione del tendine del ginocchio destro e distorsione al ginocchio sinistro gli contano lunghi periodi lontani dal campo, nei quali però riesce a mettere a segno 115 reti in 200 presenze. Non male comunque!

Per via dei tanti infortuni e di alcune problematiche con la dirigenza e con l’allenatore Trapattori, ma soprattutto un rinnovo che non rispetta la volontà del calciatore stesso, fanno sì che questo si trasferisca al Milan. Il 2 Luglio 1995, Raffaello, come chiamato da Agnelli, passa ai lombardi per 18 miliardi e 2 all’anno per 3 anni al calciatore, per volere di Fabio Capello, allora tecnico dei Rossoneri.

1326289569_7

A Milano porta subito a casa lo Scudetto, successivo all’altro vinto con la Juve(1994/95), ma le due stagioni successive non portano fortune al vicentino. Spesso lasciato in panchina e non considerato dagli allenatori(Tabarez e Sacchi), ne nasce una stagione fallimentare(Milan 11° e fuori dalle coppe) che lo porterà alla cessione nell’estate del 1997. Convocato per il ritiro e confermato dalla società, chiede la cessione una volta che Capello lo mette fuori dal progetto tecnico. Lui vuole essere protagonista ed è giusto che sia così, anche perchè l’estate successiva si va in Francia per i Mondiali, e bisogna a tutti i costi giocare.

Passa al Bologna di Renzo Ulivieri, non prima di essere stato praticamente un giocatore del Parma per 3.5 miliardi. L’affare saltò per una precisa scelta di Carlo Ancellotti, allenatore dei crociati, che lo vedeva come una seconda punta e non desiderava averne una in squadra perchè non si adattava al suo modo di giocare(avevano appena ceduto Zola, ritenendolo di caratteristiche simili). Appena una stagione in Emilia, giusto in tempo per diventare capitano, segnare 22 gol in 30 partite di campionato, portando il Bologna in Intertoto, e conquistare il posto ai Mondiali di Francia 1998. Tutto questo arrivò nonostante un feeling con l’allenatore mai avuto, addirittura non lo voleva, e litigi continui che hanno portato i tifosi a chiedere le dimissioni del tecnico firmando una petizione su internet, e schierandosi, ovviamente, dalla parte del fenomeno vicentino.

cannavaro_672-458_resize

Roberto Baggio è una nevicata scesa da una porta aperta del cielo

Lucio Dalla

E fu così che, dopo solo una stagione, Baggio lascia l’Emilia per ritornare a Milano, questa volta però sponda Nerazzurra: il presidente dell’Inter Massimo Moratti, suo grandissimo estimatore, lo convince con un contratto di due stagioni per un complessivo di 15 miliardi di Lire. Questa esperienza non riserverà, però, grandi soddisfazioni al fantasista. Il primo anno è bui per la squadra: 4 allenatori cambiati (Luigi Simoni, Mircea Lucescu, Roy Hodgson e Luciano Castellini) e risultati scarsi sia in campionato che in Coppa UEFA e che sono destinati a peggiorare. Nel 1999/2000 arriva Lippi e pian piano scende nella gerarchia degli attaccanti in rosa arrivando, talvolta, a non sedersi in panchina. Qualche guaio fisico e un rapporto tutt’altro che buono con l’allenatore fanno sì che a fine stagione, con la delusione di non essere stato convocato per l’Europeo di Belgio&Olanda, non rinnovi il contratto in scadenza con l’Inter e si trasferisca al Brescia.

Baggio

Il trasferimento al Brescia cela un fine secondario e una clausola ferrea nel contratto: lui ha intenzione di giocare il Mondiale del 2002 con la nazionale e ha scelto la compagine lombarda solamente perchè sulla panchina siede sua maestà, Carlo Mazzone. La postilla inserita consisteva semplicemente in “se Carletto va, vado anch’io“, quindi se il mister ex-Roma avesse lasciato o fosse stato licenziato, Baggio sarebbe stato svincolato automaticamente. Per fortuna delle Rondinelle, non sarà così! Nei 4 anni in cui rimase a Brescia, riuscì a guidare la squadra verso salvezze tranquille, e portandola addirittura ad un passo dall’Europa, arrivando in finale di Coppa Intertoto(2000/2001) e riuscendo a qualificarsi per questa coppa anche due anni dopo. Grazie anche a questo trasferimento, Mazzone arretrò Pirlo in mediana, perchè sulla trequarti disponeva già del fenomeno e il giovane non avrebbe trovato spazio. Ovviamente i due sono stati e sono tuttora grandi amici.

baggio

Ragazzo educato, rispettoso, puntuale, generoso, da esempio per tutti…e poi ci fa pure vincere

Carlo Mazzone

Nonostante le ottime prestazioni nelle fila dei lombardi, Trapattoni non lo convocò per i Mondiali di Korea&Giappone del 2002, ritenendolo non in forma dopo un serio infortunio al ginocchio, stranamente.

Arrivò anche per Baggio il momento del ritiro, che avvenne il 16 Maggio del 2004, in un Milan-Brescia, finito 4-2 per i freschi campioni d’Italia, passato alla storia per il caloroso abbraccio tra il capitano delle Rondinelle e il capitano del Milan, Paolo Maldini, durante la sostituzione del primo. Emozione, tanta ce n’era a San Siro quel pomeriggio. Applausi, grida, cori, pianti, tutto il pubblico in piedi. 30 secondi lunghi quanto un’intera partita, interminabili, e che rimarranno nella memoria di chi, come il sottoscritto, era allo stadio quel pomeriggio. Come una grande opera melodrammatica, creata da uno dei più grandi artisti contemporanei la quale, ovviamente, non può che essere riprodotta nella Scala del Calcio.

roberto-baggio-brescia_9i9y53r26n2n1xou5hbgy21xw

Il calcio è stata la mia passione da sempre. Mi portavo il pallone al bagno, per giocare. Da piccolo avevo un sogno ricorrente. Immaginavo di giocare la finale di un Mondiale con il Brasile. Io sono uno di quegli esseri umani fortunati che può dire di aver realizzato un sogno. Ho sofferto tanto, ho stretto i denti, ho pianto e avuto paura. Ma poi quel giorno è arrivato.

Roberto Baggio

 

La Nazionale, gioia e dolori

Gioie e dolori per Roberto Baggio con la maglia azzurra sulle spalle, gioie e dolori marcate in maniera indelebile dai calci di rigore. Quei maledetti undici metri che hanno impedito al Divin Codino di alzare al cielo il trofeo più importante di tutti. Senza ombra di dubbio l’esperienza azzurra di Baggio è segnata dai tre campionati del mondo disputati negli anni 90.

I mondiali giocati in casa sono per lui il trampolino di lancio nell’olimpo del calcio. Baggio debutta nel terzo match del girone, con il numero 15 sulle spalle e, contro la Cecoslovacchia, segna un gol memorabile partendo da metà campo. Un gol entrato nella storia del calcio che viene ricordato come la settima rete più bella della storia del Campionato Mondiale di Calcio. Baggio gioca bene, segna e fa segnare ma nella semifinale contro l’Argentina rimane in panchina per far posto a Vialli. Si va ai rigori, Baggio segna ma non basta, italia fuori tanti, tanti rimpianti.

WCGAZ12_0L6J6WBM_mediagallery-page

Passano quattro anni, è il momento della consacrazione. A Usa 94, con Arrigo Sacchi in panchina, il mondo vuole ammirare solo il Divin Codino. L’inizio è un vero e proprio film dell’orrore. Nelle tre partite del girone l’Italia stenta insieme al suo fuoriclasse. Baggio è inquieto, fatica a trovare la forma migliore e la tranquillità giusta per essere decisivo. Gli azzurri rischiano l’eliminazione ma, grazie al ripescaggio, approdano agli ottavi di finale. La Nigeria è un avversario tosto soprattutto con le temperature africane e l’umidità di quel mondiale. Mancano due minuti alla fine della partita, l’Italia è sotto di un gol, l’eliminazione è dietro l’angolo ma ad un tratto Baggio si accende! Segnerà 5 gol portando gli azzurri alla finalissima contro il Brasile. Due reti alle Nigeria, una decisiva alla Spagna ai quarti e altre due nella semifinale contro la Bulgaria. E’ il mondiale di Roberto Baggio, tutto sembra essere tornato alla normalità ma il finale scelto dal destino è uno dei più tragici mai visti su un campo da calcio.

La finale contro i verde-oro è una brutta, bruttissima partita, zero a zero per 120 minuti, si va ancora una volta ai rigori. E per l’ennesima volta l’Italia perde la lotteria dal dischetto, Baggio sbaglia il tiro decisivo regalando il quarto mondiale al Brasile.

Baggio-1994

 

La rincorsa al Mondiale di Francia 98 è da Oscar, Baggio arriva all’appuntamento in gran forma entrando in competizione con Del Piero per affiancare Vieri nell’attacco azzurro. Ancora una volta decisivo, due assist e due gol che gol permettono di raggiungere Paolo Rossi in cima alla classifica marcatori degli azzurri ai Mondiali. Si arriva ai quarti di finale contro la Francia padrone di casa, Baggio parte dalla panchina ed entra per cambiare la partita sfiorando il clamoroso Golden Gol con un destro al volo che esce per pochi centimetri. Ancora un pareggio, terza volta dal dischetto, stesso esito. E’un incubo, una storia troppo brutta per essere vera, tre eliminazioni consecutive in altrettanti Campionati del Mondo. La rivincita arriverà il 9 Luglio 2006!

WC98nearlyagoal

Il 28 aprile 2004 all’età di 37 anni, Baggio disputa, contro la Spagna, la sua ultima partita con la maglia della nazionale, rispondendo ad una convocazione tributo ad opera di Trapattoni. Il caso, la sfortuna e alcune discussioni con i vari ct hanno portato Roberto Baggio ad essere il giocatore con più presenze in azzurro senza aver mai giocato un Europeo.

 

Le vittorie non sono tutto, le vittorie sono una cosa comune nel mondo del calcio, ma la Gloria è un trofeo difficile da conquistare. Una coppa che dura in eterno alla quale solo i più grandi posso ambire. In Italia tanti giocatori, tanti campioni hanno fatto la storia ma forse nessuno ha mai lasciato il segno come ROBERTO BAGGIO…

 

agenti3-1-640x358

A cura di Vito Lecce e Gianluca Zanfi