Galattici“, un’aggettivo che quantifica già da sola la forza naturale di questa squadra, che si va ad aggiungere al nome di una squadra che è stata innovatrice, governatrice e fautrice di grandi pezzi di storia di questo sport. Quel equipo riuscì ad eguagliare quel grande Real Madrid che aveva fatto sfraceli nel primo vero calcio europeo del dopoguerra, quando alla presidenza sedeva un certo Bernabeu, nome che riecheggia ancora oggi per come condusse i Blancos ai trionfi. Un appellativo che però fu l’artefice dello stesso fallimento di questa squadra negli anni a venire, che di dimostrerà un enorme macigno da portare sulle spalle per i calciatori che verranno.

 

SEMPLICEMENTE… BLANCOS

Il Barcellona di Johan Cruijff domina in Spagna prima, e in Europa poi. Tra i tanti campioni e il talento unico del maestro olandese di insegnarli a giocare insieme, come solo lui ha potuto imparare dai suoi guru, non c’è spazio per nessun altra spagnola. Nè l’Atletico, nè il Deportivo La Coruna, nè il Real Madrid. 5 anni di intoccabile regno assoluto. Fino all’anno 1995, quando si interrompe il fattore numero #14 e le Merengues ritornano sul tetto di Spagna, ma in Europa ancora arrancano. Sono gli anni della Juventus questi e le spagnole stanno a guardare, visto che nessuna delle pretendenti al titolo riesce ad emergere sulle altre.

Ma qualcosa nei dintorni di Madrid sta decisamente cambiando. Un vento nuovo sta soffiando e cambierà per sempre il calcio iberico. Già nell’estate del 1994 un’ingegnere ed ex-politico nativo della capitale, tentò invano di salire al comando del settore calcio della polisportiva forse più famosa al mondo, perdendo per appena 700 voti. Florentino Perez il suo nome, un nome piuttosto sconosciuto nel Vecchio Continente fino all’epoca.

Ritenterà 6 anni dopo: stravincerà contro l’uscente Sanz, promettendo agli elettori l’acquisto di uno dei beniamini della tifoseria del Barcellona, Luis Figo. La classica bordata elettorale, di quelle che tanto amano annunciare i candidati in campagna, aizzando e reclutando le genti, ma che difficilmente potrà mai realizzarsi. Ebbene, 140 miliardi di lire dopo, il fresco Pallone d’Oro vestirà la camiseta blanca.

 

IL DOMINIO DEI Los Galacticos

Precedentemente alla prima estate del secondo millennio, in realtà, c’era già in atto il processo di trasformazione da “semplici” Blancos Galacticos: Heynckes vince sì la Champions League nel 1997/98 (ai danni per altro della Juventus), ma il quarto posto a 11 punti dal Barça sarà la sua condanna, nonostante abbia portato i suoi sul tetto d’Europa dopo 32 anni; i suoi successori Hiddink e Toshack non porteranno ai risultati sperati, e nel novembre del ’99 verrà promosso l’allenatore della squadra B, Vicente Del Bosque.

Il castigliano, ex-giocatore e traghettatore dei Blancos, venne chiamato inizialmente solo per concludere la stagione, come già successo nel 1996, ma riuscì nell’impresa di portare il Real Madrid alla conquista della Champions League, in una finale storica. Il 24 maggio 2000 allo Stadio Saint Denis di Parigi, Del Bosque sconfisse il sorprendente Valencia di Cuper con un sonoro 3-0, grazie alle reti di Morientes, McManaman e Raul. E’ la seconda Champions League nel giro di 3 anni e per il tecnico di Salamanca significa riconferma. E’ qua che iniziano i Galacticos, o meglio la filosofia Galactica

Una mentalità creata e che verrà messa in pratica dal nuovo presidente Perez, che nel frattempo viene eletto (17 luglio 2000), che consiste nel rendere sempre più galattica questa squadra stagione dopo stagione, portando a Madrid solo i più grandi calciatori in circolazione, senza minimamente badare a spese. Grandi campioni per tentate grandi vittorie e grandi imprese, per tentare l’emulazione all’irraggiungibile Bernabéu (29 trofei in 35 anni).

L’anno successivo, il primo colpo da 90, anzi da 150: ebbene sì, il record assoluto nella storia del calcio per il trasferimento più oneroso tocca al Real Madrid, che pagò 150 miliardi di lire per Zinedine Zidane dalla Juventus. In quegli anni arrivarono anche Ronaldo nel 2002 (45 milioni dall’Inter) e David Beckham nel 2003 (35 milioni di euro allo United), per completare una squadra che sulla carta faceva tremare gli avversari. A questi, definiti dalla stampa Zidanes si aggiungevano i tanti talenti che la cantera blanca produceva, i cosiddetti Pavonès: prendono il nome da Pavòn, vero canterano madridista al pari di Raùl, Casillas o Sanchis, che si sono aggiunti agli spagnoli Hierro, Morientes, Helguera e Salgado. Per non scordarci di Makelelè o di Roberto Carlos. Semplicemente una corrazzata, che tornerà a vincere la Coppa dalle Grandi Orecchie.

Nella stagione 2001-2002 arriva la seconda gioia per Del Bosque: dopo il campionato vinto la stagione precedente, arriva anche la seconda Champions League dopo la vittoria in finale contro il Bayer Leverkusen, soprattutto perchè la sfida dello Hampden Park di Glasgow è conquistata grazie alla vittoria in semifinale contro i rivalissimi del Barcellona. E’ la finale che entrerà nella storia per lo stupendo gol in sforbiciata di Zidane che condanna i tedeschi alla sconfitta.

 

IL LENTO DECLINO

Dal 2003, però qualcosa si inceppa nella perfetta macchina da vittorie del Real: acquisti faraonici dopo quelli sopracitati (Robinho, Julio Baptista e Owen) non riusciranno a mantenere la vetta conquistata in questi anni, e le guide tecniche successive a Del Bosque (Schuster, Luxemburgo, Queiroz, per citarne alcuni) non riusciranno mai a gestire questa flotta di campioni e a mantenere lo standard recente delle Merengues. Dovranno aspettare ben 11 anni prima di tornare sul tetto dell’Europa che conta (con Ancelotti in panchina), subendo inermi il dominio blaugrana di Rijkaard prima, e Guardiola poi.

I nuovi Galacticos spostarono gli equilibri nell’assetto tattico, andando a rafforzare la prepotente macchina gol, ma dimenticandosi di tutto il resto. Fatto che sarà decisivo negli anni a seguire, visto il maniacale pensiero del presidente. Costui rese anche tangibile ai fan il declino di questa squadra, annunciando le dimissioni dopo essere stato rieletto con una maggioranza nettissima (94,2%) nelle elezioni del 2004. Tornerà, poi, nel 2009 iniziando un nuovo ciclo Galactico.

Come Icaro, che si bruciò quando volò troppo vicino al sole, così il Real Madrid si esaurì nel tentativo di aumentare sempre più la dose di spettacolo, di dimostrarsi sempre più galattica, di salire sempre più verso l’Olimpo del calcio.

 

A cura di Vito Lecce e Gianluca Zanfi.