Una partita d’altri tempi. Una partita che ha definito quanto mai Icaro potesse arrivare vicino al Sole, facendo toccare a tutti noi il cielo con un dito. Fu l’apice del calcio italiano degli anni ’90, gli anni delle 7 sorelle, del Milan di Sacchi e della Juve padrona, gli anni di “Ciao” e di Notte Magiche, che inesorabilmente vedeva il suo lento e tragicomico tramonto. Una finale che vedeva contendersi il titolo due squadre della stessa nazione, duellanti anche nel Belpaese, rappresentò, rappresenta e rappresenterà per sempre l’apoteosi del Calcio. Si, con la “C” maiuscola, perchè quello era la perfetta rappresentazione di questo fantastico sport.

#GliAgentiRaccontano… Milan-Juventus 3-2 dcr, il “Teatro dei sogni” si tinge di rossonero

 

Road to Manchester

Juventus e Milan arrivano alla prima finale di Champions League tutta italiana seguendo strade completamente diverse. Primo turno abbastanza agevole per la Vecchia Signora che conquista il primo posto nel girone eliminatorio con 13 punti ai danni di Newcastle, Dinamo Kiev e Feyenoord. Discorso diverso per i rossoneri che conquistano si la qualificazione al secondo turno da primi in classifica, ma soltanto grazie alla differenza reti, arrivando appaiati a quota 12 punti insieme al Deportivo e prima dei francesi del Lens e della sorpresa in negativo chiamata Bayern Monaco.

Si arriva così al secondo girone, sostituito qualche anno dopo dagli ottavi di finale, e arrivano anche i match più difficili. Le pretendenti al titolo diminuiscono e aumentano le possibilità di incontrare una Big lungo il cammino.
Ma stacchiamoci un attimo da Juve e Milan ricordando anche il cammino dell’Inter che, grazie ad uno strepitoso Hernàn Crespo vince il proprio girone e punta dritta alla vittoria finale. I nerazzurri giocheranno un ruolo fondamentale in questa Champions League.

Il secondo girone eliminatorio mette di fronte alle squadre italiane due ostacoli durissimi da affrontare. Milan e Juventus sono infatti sorteggiate alla seconda chiamata e pescano, dalla prima fascia, due super favorite alla vittoria finale. Ai bianconeri toccano i Red Devils di Sir Alex Ferguson, mentre i ragazzi di Ancelotti dovranno vedersela contro i campioni in carica del Real Madrid. La Juventus pesca poi Deportivo e Basilea mentre il Milan Lokomotiv Mosca e Borussia Dortmund.

Due gironi molto complicati per le italiane che dimostrano però di valere la Coppa dalle grandi orecchie. Il gruppo D viene però stravinto dal Manchester United, gli inglesi staccano il pass per i quarti con 13 punti lasciando appaiate a quota 7 Juve, Deportivo e Basilea. Gli uomini di Lippi si qualificano per la migliore differenza reti ma, visto il secondo posto, ad attenderli ai quarti c’è il Barcellona, vittorioso nel girone dell’inter.

Discorso opposto stavolta per i diavoli rossoneri che mettono in fila Real e Borussia, conquistando a suon di gol e vittorie il primo posto davanti alle Merengues.

Dentro o fuori!

Si arriva così alla fase ad eliminazione diretta, gli avversari sono il Barcellona per la Juve e l’Ajax per il Milan. I lanceri sono un avversario temibile per i rossoneri, squadra ricca di giovani talenti pronti a scrivere la storia del calcio europeo: su tutti Chivu, Sneijder e Zlatan Ibrahimovic. Il pareggio a reti inviolate in Olanda porta all’indimenticabile match di ritorno. Il Milan fermo sul 2-2, trova il gol della qualificazione al minuto 92′ grazie al danese Tomasson che tocca la palla dopo il superbo pallonetto di Inzaghi. Un gol che qualsiasi milanista porta nel cuore e ricorda sempre con gioia.

Sfida equilibrata anche tra Barcellona e Juventus, il doppio pari per 1-1 porta la sfida ai supplementari nel tempo blaugrana. Al Camp Nou decide la sfida l’attaccante “El Penteron” Zalayeta, zampata al 114′ minuto e Juventus in semifinale.

Ad passo dalla meta!

Ultimo sorteggio dell’anno, quattro squadre in corsa e tre sono proprio italiane. Si, perché oltre a Milan e Juventus, in semifinale arriva anche l’Inter di Cuper qualificatasi come seconda dopo il Barca nel secondo girone ma vittoriosa contro gli altri spagnoli del Valencia. Per la prima volta nella storia portiamo tre squadre su quattro in semifinale. È un gioco di incroci e probabilità con un’unica certezza, un derby accompagnerà almeno una squadra italiana all’Old Trafford. Il destino dice Milan-Inter e Real Madrid- Juventus.

Del Piero e soci dovranno affrontare dunque l’ostacolo più duro, il Real dei Galacticos, Zidane, Figo, Raul, Hierro, Roberto Carlos e Ronaldo. Al Bernabeu decide proprio l’ex nerazzurro per il 2-1 finale ma a Torino la Vecchia Signora sfodera la partita della vita e con un perentorio 3-0 conquista la finale. L’unica macchia in una serata perfetta è l’ammonizione a Pavel Nedved. Il futuro Pallone d’Oro verrà quindi squalificato è non potrà partecipare alla grande finale.

A qualche ora e chilometro di distanza si gioca però uno straordinario derby della Madonnina. L’Inter arriva alla sfida piuttosto acciaccata, senza Bobo Vieri e con un Crespo tutt’altro che al 100%. Il Milan non si fida però del calcio offensivo di Cuper e, giocando in casa la prima sfida, decide di non scoprirsi troppo per evitare di prendere gol. I nerazzurri sfiorano la vittoria ma la difesa del Milan resiste, il primo atto termina sul punteggio di 0-0.

Il match di ritorno è tensione e nervosismo allo stato puro, il Milan sa di porta passare anche con il pari a patto di segnare almeno un gol, mentre l’inter cerca di attaccare fin da subito per evitare il peggio. Sblocca la partita il solito Andry Shevchenko nel recupero della prima frazione. L’attaccante ucraino riceve palla al limite dell’area, vince un rimpallo con Cordoba ed in spaccata insacca alle spalle di Toldo. Nella ripresa i nerazzurri tentano il tutto per tutto, servono due reti per ribaltare la sfida ma la difesa del Milan fa muro davanti ad Abbiati. Al minuto ’38 arriva il pari firmato dal giovane nigeriano Obafemi Martins e nel recupero Abbiati compie un intervento mostruoso in uscita bassa su un tiro di Kallon a colpo sicuro.

Senza vincere ma con due pareggi è il Milan a qualificarsi, in finale sarà Milan-Juve.

Il teatro dei sogni si tinge di rossonero

La Juventus ha già in mano lo Scudetto mentre il Milan, ormai sicuro del terzo posto, ha vinto la finale d’andata di Coppa Italia(4 a 1 all’Olimpico contro la Roma). Entrambe le squadre hanno il morale alto e lotteranno su ogni singolo pallone per conquistare questa finale tutta italica. 28 maggio 2003, stadio Old Trafford di Manchester.

Lippi schiera il suo tanto agognato 4-4-2: Buffon tra i pali; Thuram a destra, Montero a sinistra; Ferrara e Tudor centrali; Camoranesi, Tacchinardi, Davids e Zambrotta a centrocampo; davanti la coppia formidabile Del Piero-Trezeguet. Come già detto, manca purtroppo Nedved, il quale fu rimpiazzato dall’italo-argentino che ci fece sognare appena 3 anni più tardi in Germania. Mauro German il suo nome, il cognome lo sapete già. Come l’avversario, Ancelotti conferma appieno il modulo e gli uomini che lo rappresenteranno: Dida a difendere la porta; Costacurta, Nesta, Maldini e Kaladze a formare la retroguardia; Gattuso, Pirlo e Seedorf in mediana; Rui Costa ad inventare sulla trequarti; infine, l’altra coppia indomabile del calcio italiano, Inzaghi-Shevchenko.

Una partita che porterà poco spettacolo complessivo. Nel primo tempo bene il Milan, che si rende pericoloso in più occasioni: prima un gol annullato a Sheva per fuorigioco di Rui Costa, poi con un avvitata di Inzaghi su cui Buffon compie un miracolo di puro istinto, deviando il pallone in corner e successivamente con un’altro tiro del portoghese. Juve che si sveglia sulla fine, con un tiro interessante di DelPiero e un cross miracolosalmente salvato da Nesta sul tentativo di Ferrara. Si va all’intervallo sullo 0-0, con una partita abbastanza noiosa tra le mani.

Parte la seconda frazione, e pronti via c’è subito una ghiotta opportunità per i bianconeri: Del Piero crossa dalla sinistra e liberissimo Conte(subentrato ad uno spento Camoranesi), che di testa centra la traversa. Il resto della ripresa dirà veramente poco: tanto studio, tanto tatticismo e poche occasioni nitide da rete. Nelle squadre si insinua l’idea di andare ai supplementari e dunque bisogna conservare le energie, nonostante entrambi gli allenatori consumino i cambi a disposizione(Costacurta-RoqueJunior, Ambrosini-RuiCosta, Serginho-Pirlo e Birindelli-Tudor, Zalayeta-Davids). Al ’90 siamo ancora 0-0, si va ai supplementari!

C’è il silver gol, quindi se si fosse subito gol, si avrebbe avuto tempo fino allo scadere di quel tempo supplementare nel quale si era segnato. Prestare attenzione è l’input degli allenatori, mai perdere la concentrazione e tanto più bisogna arrivare illesi al 120′. Il p.t.s. è solo Juve, con qualche timida occasione mal sfruttata contro un Milan in netta modalità contenitiva. Secondo tempo identico, anzi forse peggiore perchè tutti vogliono andare ai rigori. E sarà così…

Si chiama “lotteria” dei rigori proprio perchè non si sa mai come potrà andare a finire, chi segnerà, chi sbaglierà e chi trionferà alla fine. Non importa stanchezza, tensione, paura, orgoglio e tanto altro, qua conta solo la freddezza e segnare quel dannato calcio dagli undici metri per avvicinarti alla gloria. Non importa nemmeno come ti chiami, devi solo mandare la palla oltre la linea della porta.

Tocca alla Juventus iniziare. Trezeguet contro Dida. L’attaccante francese calcia malissimo e il suo avversario para con faciliatà. 0-0. Va ora il Milan con Seginho, che spiazza Buffon. 1-0. Birindelli segna, con Dida da una parte e il pallone dall’altra. 1-1. Buffon indovina l’angolo a Seedorf. Ancora 1-1. Stessa cosa fa Dida con Zalayeta. Si rimane sull’1-1. Kaladze tira centrale e Gigi para con le ginocchia. Non ci si smuove dall’1-1. Montero si fa poi ipnotizzare da Dida, ma Nesta realizza un rigore imprendibile nonostante il portiere avversario indovini l’angolo. Siamo 2-1 prima del quinto rigore. Va Del Piero e, con una freddezza artica, realizza spiazzando Dida. 2-2. Il rigore decisivo tocca a Il Bambi di Kiev, se lo segna il Milan avrà la gloria, se lo sbaglia sarà compito dei suoi portare a casa la coppa. Lo sguardo glaciale, tipico da chi arriva dalle fredde praterie ucraine, è quello che ha quando fissa il pallone e il portiere della Juventus. Rincorsa molto lunga, parte Sheva, ed è gol. Pallone a destra, Buffon a sinistra. 3-2 per i Rossoneri e il teatro dei sogni si tinge di rossonero!

Il Milan è CAMPIONE D’EUROPA!

 

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Di Vito Lecce e Gianluca Zanfi.