Lo stadio Azteca rende omaggio alle Selezioni di Italia e Germania, protagoniste nel Mondiale del 1970 della Partita del Secolo

Non capita molto spesso che una partita venga ricordata, nel corso degli anni, da così tante persone, un cimelio tramandato da padre in figlio, attraverso le generazioni. Le imprese più belle, che non potranno mai essere dimenticate, spesso sono legate a particolari etnie o circostanze ma è davvero difficile che una partita venga raccontata negli anni non solo dalle nazioni in questo caso protagoniste, ma anche dalla stragrande maggioranza dei tifosi di questo grande sport. Si, perché tutti, ma proprio tutti, conoscono la Semifinale del Campionato del Mondo 1970, la partita infinita in cui Beckenbauer giocò fino al termine con un braccio attaccato al petto nonostante l’infortunio, il match in cui il calcio ordinato e disciplinato lasciò la scena al cuore, alla grinta e all’atletismo più puro…

 

#GliAgentiRacccontano… Italia-Germania 4-3, la partita del secolo!

 

Stadio Azteca di Città del Messico, 17 giugno 1970… I Mondiali di Calcio sono arrivati al gran finale e, per stabilire chi accompagnerà il grande Brasile di Pelé nella finalissima, scendono in campo di fronte a oltre 100.000 spettatori, Italia e Germania. Nessuno avrebbe mai potuto immaginare che, dopo quei 120 minuti, la sfida tra gli Azzurri e i Panzer Tedeschi sarebbe diventata una “classica” nel calcio internazionale. Come detto in precedenza, Italia-Germania non fu soltanto una partita o una semifinale di un campionato del mondo, ma un evento destinato a durare nei secoli, la partita pi bella in 100 anni di storia, secondo tifosi e addetti ai lavori. Un mito che ancora viene ricordato all’esterno dello stadio con una targa celebrativa in cui si leggono risultato, squadre, punteggio e la sigla intramontabile:” Partido del Siglo”!

 

commemorative_plaque_aztec_stadium

 

La strada verso la Coppa !

 

L’Italia di Valcareggi arriva alla semifinale con tanti dubbi e la pressione della stampa sulle spalle più forte che mai. A far discutere sono i risultati non entusiasmanti nel girone eliminatorio, in cui gli Azzurri avevano conquistato la qualificazione ai quarti solamente con 4 punti, una vittoria per 1-0 contro la Svezia e poi due pareggi: 0-0 con l’Uruguay e un altro pari sorprendente contro gli israeliani alla prima apparizione in una coppa del mondo.

La partita contro Israele viene ricordata anche per l’allontanamento dello storico telecronista Nicolò Carosio reo, secondo alcuni, di aver offeso con alcune frasi razziste il guardalinee etiope nel corso della gara, accusa poi smentita molti anni più tardi, ma questa è un’altra storia…

La Nazionale aveva comunque convinto i più scettici grazie al successo nei quarti di finale contro i padroni di casa del Messico. Il 4-1 finale, arrivato grazie ad una doppietta di Riva, un autogol messicano e al sigillo finale di Rivera, aveva dato convinzione e fiducia a tutta la rosa Azzurra. Le discussioni sul rendimento in campo erano accompagnate dalla celebre “staffetta” tra Mazzola e Rivera. L’interista in grado di fornire qualità e quantità anche al centrocampo oltre che in zona gol o il milanista pallone d’oro 1969, fantasista puro e decisivo negli ultimi metri? Due campioni per una maglia sola, e un problema in più per il Commissario Tecnico Valcareggi.

La Germania d’altro canto si presentava come assoluta favorita a questa semifinale. Dopo aver superato in maniera abbastanza agevole il turno eliminatorio, aveva battuto ai tempi supplementari i campioni del mondo in carica dell’Inghilterra con una rimonta pazzesca. Gli inglesi, avanti 2-0 fino a 20 minuti dalla fine, sembravano padroni dal match ma i gol di Beckenbauer e Seeler avevano portato la sfida ai tempi supplementari in cui il capocannoniere del torneo, Gerd Müller, aveva firmato il definitivo sorpasso.

 

Scontro tra titani: I primi 90 minuti!

 

Al fischio d’inizio le due squadre schierarono i migliori 11 a disposizione. Gli Azzurri scesero in campo con Albertosi tra i pali, davanti a lui Burgnich, Facchetti, Bertini, Rosato, Cera ed ancora Domenghini, Mazzola, Boninsegna, De Sisti e il “rombo di tuono” Gigi Riva. Per i teutonici Maier in porta, Vogts, Patzke, Schnellinger, Schultz, Beckenbauer, Grabowski, Overath, Seeler, Müller e Lohr.

Dopo il calcio d’inizio le squadre iniziano a studiarsi, ma 8 minuti più tardi l’Italia riuscì a passare subito in vantaggio grazie ad una combinazione rapida al limite dell’area tra Riva e Boninsegna. Bonimba nonostante il pressing della difesa tedesca scaricò un potente sinistro infilando il portiere tedesco. La rete del vantaggio regalò all’Italia l’illusione di tornare in finale 32 anni dopo l’ultima volta. Nei restanti 80 minuti Valcareggi cercò di limitare le folate offensive dei tedeschi ripartendo in contropiede e sfiorando più volte il raddoppio. Il tipico gioco all’italiana insomma, fatto di corsa, ripartenze e qualche sofferenza sventata però prontamente da Albertosi. Nel corso della ripresa il Ct cercò di chiudere i conti con la classica staffetta, inserendo Gianni Rivera al posto di uno stremato Mazzola ma, quando tutto sembrava andare per il verso giusto, due minuti dopo il novantesimo minuto il milanista Schnellinger riuscì a pareggiare portando così la Germania ai tempi supplementari.

 

EL PARTIDO DEL SIGLO

 

È qui che inizia la partita del secolo, il gol del pareggio allo scadere avrebbe potuto rappresentare la definitiva sconfitta dell’Italia ma la vera sfida doveva ancora iniziare. Seeler e Facchetti si ritrovarono così ancora una volta di fronte per il calcio d’inizio degli ultimi leggendari 30 minuti. Un errore della difesa azzurra regalò subito il vantaggio ai tedeschi e l’ennesima marcatura all’implacabile Muller al minuto 94’. La rete del 2-2 arrivò quasi subito grazie all’interista Tarcisio Burgnich appena 4 minuti più tardi, il roccioso difensore centrale sfruttò un errore difensivo della Germania. Le emozioni dei primi 15 minuti di extra-time terminarono con il gol per 3-2 per la Nazionale italiana grazie ad un’azione rugbistica di Gigi Riva lanciato in contropiede ed implacabile sotto porta. La Germania sotto di una rete a 15’ dalla fine rischiò di finire in dieci uomini dopo il brutto infortunio a Franz Beckenbauer. Il campione tedesco nonostante una lussazione alla spalla riuscì stoicamente a stringere i denti e rimanere in campo, giocando con un braccio fasciato attaccato lungo il corpo, fino alla fine del match.

Dopo soli 5 minuti dall’inizio del secondo tempo supplementare, la Germania riuscì ad agguantare nuovamente il pareggio e a trovare la rete del 3-3. Un tiro dalla bandierina liberò il capitano Seeler che spizzò di testa, la sfera arrivò al solito rapace d’area Muller che riuscì a infilare la palla tra il palo e Rivera. Il portiere azzurro Enrico Albertosi iniziò ad imprecare contro il rossonero, colpevole di non aver difeso bene il proprio palo. Il destino regalò subito al giocatore l’occasione per riscattarsi, dopo appena 60 secondi dalla rete di Muller arrivò il definitivo 4-3 degli azzurri. Una ragnatela perfetta composta da undici passaggi, riuscì a liberare davanti a Maier proprio Rivera che infilò senza esitazione la sfera nell’angolino più lontano. La partita del secolo finì 4-3 per l’Italia che arrivò in finale dopo 32 anni dall’ultima volta!

 

Italia-Germania dopo il 1970

 

Così un caldo pomeriggio di giugno regalò al mondo la classica tra le classiche. Italia-Germania da quel momento iniziò ad essere considerata come una delle sfide più rappresentative del calcio europeo. Nel 1982 le due formazioni si affrontarono con in palio la finalissima e, ancora una volta, trionfarono i colori azzurri. Indimenticabile la notte di Madrid come anche la semifinale del Mondiale del 2006, giocato proprio in terra tedesca. Gli uomini di Marcello Lippi, sempre ai supplementari, affondarono la squadra padrone di casa con due reti firmate da Grosso e Alex Del Piero. Nel calcio moderno arriviamo poi all’Europeo 2012, altro successo azzurro con la doppietta di Super Mario Balotelli, e al torneo di Francia 2016. L’ultima sfida premiò finalmente i tedeschi, che riusciremo a conquistare il passaggio alle semifinali dopo i calci di rigore.

 

« I tedeschi sono battuti. Beckenbauer con braccio al collo fa tenerezza ai sentimenti. Ben sette gol sono stati segnati. Tre soli su azione degna di questo nome: SchnellingerRivaRivera. Tutti gli altri, rimediati. Due autogol italiani (pensa te!). Un autogol tedesco (Burgnich). Una saetta di Bonimba ispirata da un rimpallo fortunato […]
Come dico, la gente si è tanto commossa e divertita. Noi abbiamo rischiato l’infarto, non per scherzo, non per posa. Il calcio giocato è stato quasi tutto confuso e scadente, se dobbiamo giudicarlo sotto l’aspetto tecnico-tattico. Sotto l’aspetto agonistico, quindi anche sentimentale, una vera squisitezza, tanto è vero che i messicani non la finiscono di laudare (in quanto di calcio poco ne san masticare, pori nan).
I tedeschi meritano l’onore delle armi. Hanno sbagliato meno di noi ma il loro prolungato errore tattico è stato fondamentale. Noi ne abbiamo commesse più di Ravetta, famoso scavezzacollo lombardo. Ci è andata bene. Siamo stati anche bravi a tentare sempre, dopo il grazioso regalo fatto a Burgnich (2-2). L’idea di impiegare i dioscuri Mazzola e Rivera è stata un po’ meno allegra che nell’amichevole con il Messico. Effettivamente Rivera va tolto dalla difesa. Io non ce l’ho affatto con il biondo e gentile Rivera, maledetti: io non posso vedere il calcio a rovescio: sono pagato per fare questo mestiere. Vi siete accorti o no del disastro che Rivera ha propiziato nel secondo tempo? »
Gianni BreraIl Giorno, 18 giugno 1970

 

A cura di Vito Lecce e Gianluca Zanfi.

PER TUTTE LE NEWS E GLI AGGIORNAMENTI SEGUICI SU: AGENTI ANONIMI!

 

img_1184.jpg