Sogno o son desto?

Non sempre i riflettori del grande calcio si fermano sui grandi campioni capaci di stupire la folla con giocate leggendarie, o su squadre belle e vincenti che domenica dopo domenica costruiscono la loro storia. Abbastanza spesso, nel panorama calcistico internazionale, ci troviamo di fronte a vere e proprie favole, squadre o meglio piccolissime realtà partite dal basso che si fanno strada lottando come leoni fino a raggiungere vette insperate. Uno degli ultimi esempi è il Leicester di Claudio Ranieri ma, senza sconfinare, osservando ciò che oggi propone la nostra Serie A, possiamo facilmente affermare che la storia che stiamo per raccontare e vivere insieme, assomiglia tantissimo a quello che una squadra in maglia nero verde, composta quasi esclusivamente da giocatori italiani, sta riuscendo a fare in questi ultimi anni. Ma adesso facciamo un passo indietro anzi più di uno: nel 1986 inizia l’avventura di una squadra operaia, nata dal lavoro e dalla lungimiranza di un imprenditore di un’azienda proiettati nel nuovo millennio, una squadra che è riuscita a cavallo tra gli anni 80 e 90 a far sognare non sono una città e una regione ma tutti gli italiani. Stiamo parlando del Grande Parma di Nevio Scala, Ancelotti e della Famiglia Tanzi…

 

#GliAgentiRaccontano…. Il Grande Parma

 

Le origini del mito

 

Dopo uno vita intera passata a lottare e sputare fango nelle serie minori, dai terreni impresentabili della D, agli stadi fatiscenti della C e soltanto qualche fugace apparizione in Serie B, nella stagione 1986-87 il presidente Ernesto Ceresini decise di dare intraprendere una nuovo strada per il suo Parma.

I presidente firmò un accordo fondamentale per il futuro dei gialloblu, una sponsorizzazione con una delle aziende più importanti dell’Emilia: la Parmalat. Questa mossa rappresentava solamente l’incipit e nessuno avrebbe mai potuto immaginare di quello che, di lì a poco, sarebbe successo.

ceresini-tanzi-parma

Uno dei primi tecnici ai quali Ceresini affidò la panchina del Parma fu Arrigo Sacchi. L’uomo che qualche anno dopo scrisse la storia del Milan, riuscì a riportare la squadra in serie B per poi passare il testimone al boemo Zeman. Il cultore del 4-3-3 dopo qualche mese fu sostituito da Giampiero Vitali fino alla vera e propria svolta. Anno 1989, il presidente Ceresini decise di chiamare in panchina un allenatore emergente che aveva fatto la storia della Reggina Calcio, stiamo parlando di Nevio Scala.

Scala era riuscito a portare la piccola compagine calabrese dalla serie C1 fino alla B ed a sfiorare addirittura la massima serie perdendo solamente lo spareggio ai calci di rigore. La nuova avventura stuzzicò il tecnico che decise di lasciare la panchina amaranto per lanciarsi in questa nuova sfida.

Il nuovo progetto mirava chiaramente alla promozione in Serie A ma la squadra, nonostante i successi della prima parte della stagione, si trovò ad affrontare una dolorosissima perdita. Il presidente Ceresini, il 4 febbraio 1990, morì improvvisamente ad un passo dal grande sogno, vedere i suoi ragazzi in Serie A. La squadra reagì e qualche mese più tardi arrivò la prima storica promozione in Serie A, il 27 maggio del 1990.

I tre punti decisivi per la promozione arrivarono proprio nel derby con i rivali della Reggiana, quando lo storico goleador Melli e Marco Osio firmarono il 2-0 finale. Alla fine del campionato la Parmalat acquistò definitivamente la società e Callisto Tanzi, leader del gruppo di investitori, nominò come nuovo presidente Giorgio Pedraneschi.

 

Adesso si fA sul serio!

 

Dopo gli anni bui della serie C e le esaltanti imprese in serie B arrivò la prima stagione nella massima per una provinciale con tante ambizioni ed un progetto forte e, come vedremo tra poco, vincente. Il Parma si presentò ai nastri di partenza della Serie A rinnovato e rinforzato grazie ai nuovi acquisti: il portiere brasiliano Taffarel, il difensore Grun e un campione del calibro di Brolin. I nuovi colpi insieme allo zoccolo duro della rosa composto da Apolloni, Minotti, Osio e naturalmente la bandiera della squadra Melli, portano gol, emozioni e uno storico 5° piazzamento al debutto nella massima serie e quindi alla qualificazione in Coppa Uefa. Il calciomercato 91-92 regala a Scala rinforzi di primo livello, arrivano BenarrivoAlberto Di Chiara, Marco Ballotta e l’attaccante Massimo Agostini.

Nonostante la sconfitta al primo turno di Coppa Uefa per mano del Cska di Sofia, il Parma riesce nell’impresa di aggiudicarsi il primo storico trofeo della sua storia. I crociati conquistano infatti la Coppa Italia battendo in finale la temutissima Juventus di Trapattoni che, nonostante la vittoria nel match d’andata a Torino per 1-0, deve inchinarsi nel match di ritorno. Il Parma vince per 2 a 0, ancora una volta a segnare le reti decisive sono il bomber Melli e Marco Osio, gli stessi goleador del derby che regalò la prima promozione in serie A.

parma_associazione_calcio_-_coppa_italia_1991-1992

 

Il ranocchio diventato principe

La conquista del primo titolo segna la definitiva ascesa del Parma Calcio che si trasforma da piccola realtà di provincia a vera e propria potenza del calcio italiano ed internazionale. La proprietà decide di stupire ancora acquistando un giovane fantasista colombiano, tale Faustino Asprilla. La squadra acquista così tecnica, classe e imprevedibilità conquistando in campionato un incredibile 3° posto e il trionfo vero e proprio nel palcoscenico internazionale. I gialloblu raggiungono la finale in Coppa delle Coppe eliminando senza batter ciglio squadre come Sparta Praga, Boavista e Atletico Madrid. Il 12 maggio 1993 è il giorno della finale di Wembley contro l’Anversa, la partita regala mille emozioni ma alla fine la squadra belga deve piegarsi ai gialloblu. E’ un vero e proprio trionfo, la vittoria di un allenatore saggio e lungimirante, di un gruppo compatto, composto da 9 italiani su 11, fatto di uomini veri prima che da calciatori e della famiglia Tanzi, che ha saputo programmare e investire nella maniera più giusta e più adatta.

Il successo in Europa consacra la forza del Parma e segna ancora una volta un punto decisivo in questa grande cavalcata. La famiglia Tanzi ha assaggiato la vittoria e non ha nessuna intenzione di smettere, nell’estate del 1993 viene acquistato dal Napoli, per 13 miliardi di lire, Gianfranco Zola. Arrivano in Emilia anche Sensini, Fernando Couto e Dino Baggio dalla Juventus per 14 miliardi. La grandiosa campagna acquisti non regala però i successi sperati: in campionato arriva un altro 5° posto in classifica, una semifinale in Coppa Italia e una cocente delusione in Coppa delle Coppe con la sconfitta in finale contro l’Arsenal. Il Parma riesce comunque a conquistare un trofeo, la Supercoppa UEFA 1993 vinta contro il Milan di Capello, perdente nella finale di Champions League contro il Marsiglia, ma qualificatosi per via della squalifica dei francesi dovuta a calcioscommesse.

La stagione 1994-1995 si trasforma in una sfida epica su tre fronti contro la Juventus di Marcello Lippi. La Vecchia Signora si aggiudica lo scudetto, lasciando il Parma al terzo posto ma a pari punti con la Lazio seconda, e la Coppa Italia battendo in finale nuovamente i crociati. Il Parma la spunta ancora una volta in campo internazionale e conquista la Coppa Uefa! E’ il terzo trofeo continentale per la piccola realtà di provincia che adesso si trova nell’élite del calcio europeo. Mattatore della doppia finale è proprio il grande ex Dino Baggio che segna il gol decisivo al Tardini nel match di andata e la rete del pari sul campo neutro di San Siro nella gara di ritorno.

Per la Parmalat è il momento di osare, di alzare la posta per arrivare al sogno: vincere lo scudetto. Per riuscire in questa impresa arriva per 12 miliardi di lire dal Barcellona, il Pallone d’Oro in carica Hristo Stoičkov. Insieme all’attaccante bulgaro, capocannoniere all’ultima rassegna mondiale, arriva anche un giovane difensore che risponde al nome di Fabio Cannavaro. L’arrivo di Stoičkov si rivela essere un’arma a doppio taglio per Scala che non riesce a gestire bene il minutaggio tra lui e l’altro leader della squadra Gianfranco Zola. Al termine della stagione arriva un deludente 6° posto in classifica e per la prima volta da quando il Parma è nella massima serie, nessun trofeo in bacheca.

Callisto Tanzi decide di rivoluzionare la squadra partendo dalla guida tecnica. E’ il calciomercato dell’anno 1996: in panchina viene chiamato il grande ex calciatore Carlo Ancelotti, allenatore in rampa di lancio, arriva dal Monaco per 10 miliardi Lilian Thuram, Enrico Chiesa dalla Sampdoria per 25 miliardi ed Hernàn Crespo per 8 miliardi oltre ad un giovane portiere molto promettente, che risponde al nome di Gianluigi Buffon. Sarà la migliore stagione del Parma in Serie A, i gialloblu chiudono al 2° posto a soli 3 punti dalla storica rivale, la Juventus. Non andranno mai più così vicini a vincere il tricolore. La stagione successiva segna la fine di un sogno e l’esonero di Ancelotti, nonostante gli arrivi di Stanic, Ze Maria e Stefano Fiore. Il Parma scende dal 2° al 6° posto in campionato, eliminata in semifinale di Coppa Italia ed al secondo turno anche dalla Champions League.

La stagione 1998/99 si apre con diverse novità: il nuovo allenatore è Alberto Malesani, mentre dal mercato arrivano altri tre colpi, tali Juan Sebastian Veron dalla Sampdoria, Boghossian e Diego Fuser dalla Lazio. Il Parma di Malesani lotta alla pari con le grandi del calcio italiano ma alla fine cede il passo in campionato fermandosi al 4° posto. Il 1999 regala comunque altri 3 trofei ai gialloblu che conquistano la seconda Coppa Italia battendo in finale la Fiorentina, la seconda Coppa Uefa con un perentorio 3-0 al Marsiglia e la prima Supercoppa Italiana contro il Milan campione d’Italia di Zaccheroni. Saranno gli ultimi lampi di una della favole più belle e vincenti del nostro calcio…

 

La fine di un’era

 

Partiamo dall’epilogo, siamo al 19 Dicembre 2003. La Bank of America dichiara non esistente il tesoretto, utile per liquidare gli azionisti, della Parmalat. Pochi giorni dopo verrà dichiarato il fallimento della famosissima azienda casearia emiliana, con l’avvio del processo denominato Crac Parmalat. Sarà la fine del Grande Parma e l’inizio del baratro che porterà prima alla altalenante proprietà Ghirardi, poi al fallimento totale con la commedia Mamenti.

Eravamo rimasti a Malesani ed alla Supercoppa dell’estate 1999. La stagione successiva, nonostante si apra con i migliori auspici, non rispecchierà le aspettative. Le cessioni di Chiesa e Veron portano la squadra ad un quarto posto (con relativa sconfitta agli spareggi Champions) e due brutte eliminazioni in Coppa Italia e Uefa. Risultati che si ripercuoteranno sulla stagione seguente quando, dopo un tremendo inizio, viene esonerato e rimpiazzato dal maestro Sacchi. Il grande ritorno del coach romagnolo durerà però poco perchè non rese quanto sperato e venne rimpiazzato da Renzo Ulivieri, il quale portò inaspettatamente la squadra al quarto posto in campionato, con la relativa qualificazione in Champions League ed una finale di Coppa Italia persa contro la Fiorentina. Confermato con tante lodi, non riuscirà a ripetersi nella stagione 2001/02: le partenza di BuffonThuram alla Juventus indeboliscono il reparto e portano ad un nuovo avvicendamento in panchina (prima l’argentino Passerella poi il traghettatore Carmignani), che causerà un misero decimo posto in Serie A ma, sorprendentemente, la vittoria della Coppa Italia ai danni, ancora una volta, della Vecchia Signora. Gedeone, soprannome storico dell’ex-portiere della Juve, lascerà il posto in panchina a Cesare Prandelli, giovane allenatore che avrà il compito di lanciare un interessante progetto giovani. Nell’estate 2002 arrivano Mutu, Adriano (in prestito dall’Inter), Gilardino, Bonera, FIlippini, Bresciano e i giovanissimi Brighi, Ferrari e Donati. Perdettero la Supercoppa italiana e non andarono benissimo nè in UEFA nè in Coppa Italia, ma conclusero il campionato al quarto posto. L’ultima stagione degna prima del baratro.

Nel 2003/04, e qui torniamo al punto di prima, la società fece fatica a mantenersi attiva e rischiò il fallimento economico perchè, nonostante tutto quello che stava accadendo in Emilia, l’aspetto sportivo continuava a seguire un ottimo percorso e Prandelli concluse il campionato ancora una volta al quinto posto.

Le lacrime del patron Stefano Tanzi (figlio di Callisto) furono esemplari e rappresentarono la fine di quel sogno, vicino ma mai raggiunto. 

 

A cura di Vito Lecce e Gianluca Zanfi.

img_2572