Jorge Valdano nacque nel 1955 vicino a Santa Fe. Dopo l’esordio molto positivo a 16 anni nel Newell’s Old Boys, passò il resto della carriera in Spagna, dividendosi tra Alavès, Real Saragozza e chiudendo la carriera al Real Madrid nel 1987. Carriera tutto sommato modesta arricchita però dal Mondiale vinto dall’Albiceleste a Messico 1986, nel quale riuscì a mettere a segno ben 4 reti(uno in finale contro la Germania). Vi chiederete giustamente il perchè di questo racconto, siccome la nostra narrazione di oggi parla di tutt’altro. Allora cosa hanno in comune i due?

 

#GliAgentiRaccontano… El Valdanito Hernan Crespo!

 

Semplice, l’aspetto. Non per il ruolo, non troppo per le movenze. Diciamo che se non fosse per i ricci perfetti di Valdano, la somiglianza sarebbe ancora più perfetta. Da questo il soprannome El Valdanito.

valdano

 

Gli inizi al River Plate

 

Hernan Jorge Crespo nasce nella piccola cittadina di Florida che sorge a due passi dalla capitale Buenos Aires, il 5 luglio 1975. Umili origini, incomincia a dare i primi calci al pallone nei campi di periferia, quelli che definirli tali sembra quasi utopia, quelli dove tanti grandi futbolistas sudamericanos hanno iniziato, sono stati notati e nei quali sono poi ritornati dopo essere arrivati in cima. Ebbene Crespo si forma calcisticamente in questi luoghi, prima di essere strappato dal River Plate, aggregandolo alle sue giovanili. Il debutto ufficiale nelle formazioni inferiores dei Los Millionarios avvenne a 13 anni e pian piano incominciò ad entrare nel cuore dei tifosi che intravedevano in lui un potenziale crack e un futuro beniamino da elogiare. Nel novembre 1993, appena 18enne, fece invece il suo esordio in campionato, durante il match del campionato di Apertura contro il Newell’s Old Boys, lanciato dal tecnico Daniel Passerella, storica bandiera del River e vincitore di due mondiali con l’Argentina(1978 e 1986). Non durerà molto  il Kaiser sulla panchina(esonerato alla fine della stagione 93/94), ma i due si rincontreranno presto, molto presto.

 

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Crespo rimarrà ancora tre anni in Argentina. 24 gol in 62 presenze totali, arrivando a debuttare nella nazionale maggiore nel 1995(nell’amichevole con la Bulgaria) e conquistando una medaglia d’argento alle Olimpiadi di Atlanta 1996. Questa manifestazione segnerà la definitiva consacrazione del calciatore, che a 21 anni divenne il miglior marcatore della competizione(6 gol, pari merito con Bebeto) e che poco dopo prenderà un biglietto di sola andata per l’Italia. Indovinate un chi venne nominato allenatore dell’Albiceleste nell’agosto 1994 e che lo fece esordire in nazionale? Eh sì lui, lo stesso che lo lanciò tra i professionisti, El Gran Capitán Passerella.

 

L’Italia, la sua seconda casa

Dopo le Olimpiadi statunitensi passa al Parma, che sgancia ben 8 miliardi di lire per assicurarsi le prestazione del 21enne Crespo, quel Grande Parma della Parmalat e del presidente Callisto Tanzi che vi abbiamo raccontato settimana scorsa. Per uno abituato alla vita, alle abitudini, al clima caliente del Nord dell’Argentina, alla grandezza di una metropoli come Buenos Aires, alla magnificenza e al tifo che si respira all’interno de El Monumental, è difficile passare all’umida e nebbiosa pianura padana, in uno stadio che di posti ne tiene 20 mila e in una squadra che è da pochi anni che è entrata a far parte dell’élite del calcio italiano. Ma, vista la squadra costruita, ci volle poco tempo al giovane Crespo per ambientarsi ed esprimere tutto il suo potenziale in campo, aiutato sopratutto dalla fiducia che ripone in lui il suo allenatore, un certo Carlo Ancelotti. 4 stagioni che lo hanno visto protagonista nel campionato italiano(insieme alla sua squadra) e anche in Europa: 1 Coppa Italia, 1 Coppa UEFA e una Supercoppa Italiana, misti ad un secondo posto in Serie A, con 62 reti realizzate in 116 presenze divenendo il migliore realizzatore in Serie A nella storia della squadra emiliana.

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Nell’estate del 2000, quando il Parma incominciava a scricchiolare, fu venduto alla Lazio del presidente Cragnotti per una cifra record: 35 miliardi di lire più Almeyda e Concencao, per un totale potenziale di 110 miliardi di lire! Una cifra spropositata!

 

“Non ne so niente, sono sorpreso!”

Crespo intervistato in Argentina quando venne fuori la notizia del trasferimento alla Lazio

 

La prima stagione si concluse in maniera splendida, visto che el Valdanito riuscì a mantenere un’ottima media realizzativa(28 gol complessivi, capocannoniere della Serie A) senza però contribuire alla difesa dello scudetto vinto l’anno precedente e senza lasciare il segno in Europa. Il cambio a metà stagione(Eriksson per Zoff) salverà parzialmente la stagione. L’annata successiva, invece, si rivelerà un flop colossale per i Biancocelesti e per il centravanti argentino: una serie di infortuni condizionano la stagione del Bomber di Florida, facendo sì che venga inserito nel tabellino dei marcatori solamente 20 volte in 33 presenze. Stagione storta anche per via di alcuni fantasmi che appaiono pian piano dalle parti di Formello, tanto da incupire la bellissima realtà della Lazio e dare inizio alla diaspora di calciatori verso le grandi d’Italia…

 

Gli anni all’Inter e la maledizione Champions League!

 

Hernàn Crespo passa dalla Lazio all’Inter nell’agosto del 2002 per 26 milioni di euro più Bernardo Corradi. Si tratta di un’estate torrida per il calcio italiano: i nerazzurri arrivano dalla sconfitta bruciante proprio contro la Lazio nello storico teatro del 5 maggio, il pianto di Ronaldo riecheggia ancora allo stadio Olimpico e la vittoria bruciante della Juventus all’ultimo respiro è una pagina dolorosissima da cancellare prima possibile. Per i Biancocelesti e Crespo è arrivato il momento di dirsi addio, la società laziale è in evidente crisi economica e la cessione del Valdanito è ormai inevitabile per risanare i debiti della società.

 

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In questo scenario si inserisce prepotentemente il Real Madrid, in cerca di un grande centravanti per da inserire in una squadra già ricca di “Galacticos“. I Blancos trattano ovviamente il meglio sul mercato: Ronaldo dell’Inter o Crespo della Lazio. Allo stesso tempo con Ronaldo al Real, Crespo avrebbe sposato il progetto dei nerazzurri.

Tutto va secondo i piani, l’Inter decide di trattenere Cuper in panchina cedendo il Fenomeno al Real e, nell’agosto del 2002, Moratti sborsa 36 milioni di euro per strappare Hernàn Crespo alla Lazio.

L’attaccante argentino eredita la maglia numero 9 proprio da Ronaldo, una casacca pesantissima da onorare nel migliore dei modi. Nel corso della prima stagione all’Inter, Crespo tiene fede alle aspettative dei tifosi accompagnando la squadra in uno straordinario cammino in Champions League. L’attaccante segna addirittura 9 reti nel torneo continentale, conquistando il titolo di capocannoniere al pari di Pippo Inzaghi ma, purtroppo, a fine gennaio un brutto infortunio muscolare lo costringe a stare fermo ai box. La stagione sembra ormai finita per l’argentino che però, giorno dopo giorno, lavora duramente e riesce a tornare in campo dopo appena tre mesi del brutto infortunio.

La cavalcata in Champions dei nerazzurri si ferma in semifinale, proprio contro gli odiati cugini rossoneri. E’ la sorte ad eliminare i nerazzurri che sul campo non perdono né all’andata né al ritorno. Il doppio pareggio e la regola dei gol fuori casa condannano l’Inter e Crespo che per la prima volta sfiora il sogno europeo.

 

Giocammo senza Bobo, c’è da dirlo. E questo conta. Giocava il Chino ma Bobo contava. Ci sono state situazioni particolari ma il calcio è questo. Un amico mi ricordò: noi non abbiamo perso, abbiamo pareggiato la semifinale. Non passiamo noi per una monetina, per il campo in trasferta. E questo permise al Milan di inanellare vittorie…

Hernan Crespo

 

Dopo appena un anno sotto la Madùnina i 26 milioni di euro offerti dal Chelsea di Abramovich lo portano lontano da Milano. E’ arrivato il momento di vincere in Premier, ma al Chelsea qualcosa non gira per il verso giusto. Crespo segna comunque 10 reti in campionato e 2 in Champions dove esce ancora una volta in semifinale. La stagione 2004/2005 passa in prestito secco al Milan, stavolta il cammino in Coppa si conclude in finale nel peggiore dei modi: Hernan segna una doppietta ma il Liverpool rimonta e vince ai rigori nella storica e clamorosa finale di Istanbul.

 

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Il bomber argentino torna al Chelsea ma stavolta ad attenderlo sulla panchina dei Blues c’è Jose Mourinho. La vittoria del campionato è quasi una formalità ma a fine anno, nonostante la ricca proposta di rinnovo offerta da Abramovich, decide di tornare in Italia. E’ l’estate del post Calciopoli, Roberto Mancini è alla guida dell’Inter e decide di richiamarlo. In poco tempo il giocatore firma di nuovo con i Nerazzurri l’accordo per un prestito biennale.

E’ l’inizio di una nuova storia d’amore, tre anni pieni di successi e momenti esaltanti. Crespo, soprattutto nel corso delle prime due stagioni, è un titolare e un punto fermo per l’Inter e per Mancini, formando con Zlatan Ibrahimovic una delle coppie gol più prolifiche del campionato e dell’intero continente. I nerazzurri dominano senza rivali in Italia senza però riuscire a sfondare in Europa. L’addio arriva nel 2009 quando ormai il fisico e soprattutto la forza mentale non sono più quelli di una volta. Crespo non potendo più dare il massimo saluta i colori nerazzurri con 3 scudetti e 2 Supercoppe in più in bacheca.

Io ho smesso di giocare a 36 anni ma ho smesso quando sono andato via dall’Inter. Il Crespo vero è finito all’Inter. A Parma fu un atto d’amore. Non ero mentalmente io, fisicamente io. Avevo dato tutto e l’anno dopo mi ritirai, avevo sempre lottato per vincere e lottare per non retrocedere non era per me.

Ancora una volta il destino gioca un brutto scherzo alla punta argentina, qualche mese più tardi Javier Zanetti alzerà al cielo la Champions League nella notte di Madrid.

 

Il tramonto e la carriera fuori dal campo

 

Alla scadenza del contratto nel giugno 2009 passa al Genoa, per sostituire colui che aiuterà a far vincere la coppa dalle grandi orecchie all’Inter, proprio alla fine di quella stagione. Diego Milito.

6 mesi abbastanza sottotono, nei quali realizza appena 7 gol, 2 in Europa League e 5 in campionato. I tempi cambiano, la Coppa UEFA non esiste più e, forse, neanche quel Crespo che ha incantato mezzo mondo. A gennaio decide di ritornare nella “sua” Parma, per cercare di nuovo quel sostegno e quell’amore da parte dei tifosi che aveva un po’ perso negli ultimi anni.

Due stagioni e mezzo che non porteranno al risultato sperato e che lo condurranno ad un ritiro annunciato il 2 febbraio 2012 dopo che la società aveva deciso di non puntare più su di lui. E lui, nonostante questa mancanza di rispetto, riconobbe la giustezza nella scelta del Parma, accettando la rescissione e appendendo gli scarpini al chiodo. Probabilmente anche lui aveva riconosciuto che, alla florida età di 37 anni, forse era giunto il momento di passare il testimone a qualcuno più giovane e talentuoso e andare ad insegnare il calcio e trasmettere tutte le sue qualità ai futuri calciatori.

E con la stessa umiltà, gioia, autocontrollo e decisione affrontò la carriera da allenatore: iniziò proprio nella città che l’aveva regalato al calcio italiano, per poi passare al Modena. Entrambe esperienze poco fortunate che hanno evidenziato tutte le sue virtù: epica fu la scelta di pagare di tasca sua le trasferte ai giovani ragazzi che allenava siccome, in un Parma in fallimento, non esistevano più i soldi per coprire queste banalissime spese.

Chiuderà, infine, la carriera in nazionale nel 2007 riuscendo a segnare il gol che lo porterà sul podio dei migliori marcatori della storia argentina, davanti a Maradona(34) e dietro al compagno di reparto Albiceleste(54) e Messi(56). Non riuscirà, purtroppo, ad alzare alcun trofeo intercontinentale e si dovrà accontentare solo del secondo posto nella Copa America del 2007 e alla Confederation Cup del 1995.

Giocatori così si contano sulle dita di una mano e probabilmente campioni dentro(e fuori) dal campo di questo calibro difficilmente se ne trovano ed è improbabile rivederne. Per cui, gracias por todos Valdanito!

 

A cura di Vito Lecce e Gianluca Zanfi.

 

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