Aiace Telamonio, valoroso e virtuoso condottiero acheo dell’Illiade e cugino del più famoso Achille, è l’ispiratore del nome che assumerà la nuova squadra che tre semplici ragazzi di Amsterdam fonderanno un giorno del 1900: l’Amsterdamsche Football Club Ajax. Non fu il primo club olandese, e partì dalla terza serie, arrivando solo 10 anni dopo nella serie maggiore.

Anni d’oro quelli tra i due conflitti mondiali, con 7 campionati olandesi e 2 coppe nazionali, guidati da uno dei re del calcio primordiale: l’inglese Jack Reynolds. Nei trent’anni in cui sedette sulla panchina dei Lanceri rivoluzionò totalmente il concetto di calcio dell’epoca. Sì è lui l’inventore del Calcio Totale!

Ma che cos’è il “calcio totale”?

Sul campo è importante dare libertà ai giocatori, anche se all’interno di uno schema. La libertà è ammissibile, solo se si produce il massimo rendimento dei giocatori di talento. Quello che conviene insegnare ai ragazzi è il divertimento, il tocco di palla, la creatività, l’invenzione. La creatività non fa a pugni con la disciplina”                           Johan Crujiff

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Dopo la “piramide”, inglese, e il “metodo”, italiano di Pozzo vincitore del mondiale, al calcio serviva un altro schema di gioco per portare una ventata di freschezza in un mondo in rapida espansione. Il calcio totale nasce proprio in questo momento di stallo calcistico, da un’idea che sviluppò Reynolds e fu coltivata da un suo giocatore che proprio lui fece esordire nel suo ultimo anno di panchina: si tratta di Rinus Michels.

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Il primo introdusse la parte aerobica nell’allenamento, che fino ad allora non era curata, e novità importanti nelle giovanili(fasce di età, stesso modulo di gioco, e portandoli presto in prima squadra); il suo allievo, invece, istituì l’allenamento per reparto e introdusse uno schema di gioco che si basava su di una mentalità del tutto nuova. La totalità di questo calcio consisteva nel fatto che i giocatori non avevano ruoli fissi, e durante la partita, più che seguire il movimento del pallone, cercassero continuamente spazi e possibili inserimenti nello schieramento avversario. Questo meccanismo è considerato come l’antenato del Tiki-taka, e infatti unisce un gioco ultra-offensivo ad una marcatura a zona con difesa molto alta e pressing molto intenso.

 

Il Glorioso Ajax

Questo schema di gioco richiedeva però giocatori polifunzionali e che avessero una gran resistenza atletica, e soprattutto un fenomeno che potesse guidarli, potesse creare una trama offensiva e inventare le giocate. Ovviamente il perno di quello che fu rinominato “Il Glorioso Ajax” non poteva essere altro che un olandese di Amsterdam, cresciuto proprio accanto al vecchio stadio De Meer: stiamo parlando di Hendrik Johannes Cruijff, per tutti Johan Crujiff.

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L’esordio avvenne nel 1964, e nel giro di soli 2 anni il tecnico portò la squadra a vincere il campionato(1965-66) e ad arrivare in finale di ChampionsLeague nel 1969. Purtroppo incapparono nel Milan di Nereo Rocco che vinse la partita del Santiago Bernabeu e si portò a casa la seconda coppa europea con un sonoro 4-1. Nonostante la sconfitta tornarono in finale l’anno successivo e vinsero contro il Panathinaikos allenato da Puscas, alzando al cielo il primo trofeo continentale; fecero il Treble, o Triplete, l’anno successivo, nel 1971/72, vincendo coppa d’Olanda, campionato e Coppa dei Campioni; ma l’apice del successo arrivò nella stagione 1972/73.

Oltre al campionato, si aggiudicarono la Supercoppa Europea, la prima mai disputata, contro il Milan in una leggendaria goleada(6-0) nella partita di ritorno ad Amsterdam e la Coppa Intercontinentale contro gli argentini dell’Indipendiente, la prima nella loro storia e la terza Coppa dei Campioni di fila, ottenuta battendo la Juventus di Čestmír Vycpálek.

Purtroppo gli anni passarono e anche il Glorioso Ajax iniziò a spegnersi: nelle ultime due stagioni la squadra perse Michels, trasferitosi al Barcellona, e passò nelle mani di Stefan Kovàcs, allenatore rumeno della Steaua Bucarest noto estimatore e praticante della filosofia di calcio totale degli olandesi. Ma l’addio più doloroso fu quello dello storico numero 14, che lasciò la squadra l’estate successiva alla terza Coppa dei Campioni vinta, per seguire il suo maestro Michels in Catalogna; stessa sorte toccò, a qualche mese di distanza, al centrocampista Johan Neeskens, chiamato anche “Johan II” perché spalla perfetta dell’altro Johan, il quale segnò l’inesorabile fine della gloria che l’Ajax aveva conquistato in quegli anni.

 

 Arancia Meccanica

Olanda-Germania Est 2-0, Neeskens apre le marcature

L’ultima parvenza del Glorioso Ajax si avrà nell’estate del 1974, nel quale si disputano i Campionati mondiali di calcio in Germania, Ovest naturalmente. A guidare gli Oranje sarà proprio  Rinus Michels che si affiderà ai suoi valorosi “guerrieri”: Wim Suurbier, Arie Haan, Ruud Krol, Johan Neeskens, Johnny Rep e ovviamente Johan Cruyff. L’Arancia Meccanica, ispirata all’omonimo film, è il soprannome che diedero a questa formazione, emblema di un calcio ormai dimenticato e difficilmente replicabile con i ritmi odierni. Purtroppo il sogno mondiale si infranse proprio nella finale di Monaco di Baviera: nonostante un gran calcio, ricco di spettacolo, corsa, agonismo e numeri da circo durante tutta la manifestazione, Cruyff & co. persero la finale contro i padroni di casa della Germania Ovest di Beckenbauer e Muller.

Il Mondiale del 1974 sancirà poi la fine del Glorioso Ajax e di quella che fu la nazionale europea più forte in quel periodo. Continuerà, però, a brillare la stella di Johan Cruijff, un giocatore elegante che fece del pallone il suo più fedele compagno, , lo corteggiava, lo amava e gli portava rispetto. Senza alcun dubbio Johan Cruyff fu uno dei giocatori più forti e vincenti della storia del calcio. Iniziò a dieci anni, ed esordì in prima squadra a soli 17, stupendo tutti gli addetti ai lavori per le sue qualità. Forse fu il destino: Reynolds fece esordire Michels alla prima stagione in panchina, e stessa cosa fece l’olandese con il giovane Johan nel 1964, colui che proprio Cruijff definì il suo mentore e maestro, colui che gli insegnò tutto.

Il calcio consiste fondamentalmente in due cose. La prima: quando hai la palla, devi essere capace di passarla correttamente. La seconda: quando te la passano, devi saperla controllare. Se non la puoi controllare, tantomeno la puoi passare.

(Johan Cruijff)

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A cura di Gianluca Zanfi e Vito Lecce