Dopo Trezeguet agli europei del 2000, Byron Moreno ai Mondiali del 2002, e il “biscottone” scandinavo di Portogallo 2004, la nazionale di calcio non può più fallire. Troppi gli errori, i litigi, le scelte sbagliate, le polemiche, anche le ingiustizie se vogliamo, che ci hanno impedito di arrivare in fondo in queste ultime competizioni. Bisogna reagire, bisogna cambiare marcia, bisogna scrivere la storia!

 

Come si arriva al mondiale.

 

Febbraio 2006. Il match di Serie A Roma-Empoli diventerà decisivo per la conquista del titolo: al 10’ minuto del primo tempo Francesco Totti si infortuna nel contatto con Vanigli e la prognosi non è leggera. Almeno due mesi di stop. I tifosi italiani, vedono diminuire in modo considerevole le probabilità di aggiudicarsi la Coppa del Mondo che si giocherà l’estate successiva.

Mente il recupero del “Pupone” continua spedito, Luca Toni non smette di segnare e far sognare i tifosi della Fiorentina, a fine stagione finirà sul tabellino ben 31 volte, riportando la Viola ai preliminari di Champions League. Nella stessa regione, due bomber di provincia stanno facendo impazzire i propri tifosi: stiamo parlando di Tavano e Lucarelli, entrambi chiuderanno a 19 gol in campionato.

La Juventus vince il campionato a sole 3 lunghezze dal Milan; dietro Inter e Roma molto distaccate. I tifosi bianconeri, purtroppo, avranno poco da esultare. Infatti poco prima della fine del campionato, nel mese di Aprile, inizia il processo Calciopoli. Quest’inchiesta, seguita dal Procuratore Raffaele Guariniello della Procura della Repubblica di Torino, vedrà coinvolti molti esponenti di spicco del movimento calcistico italiano a partire da dirigenti e giocatori di Juventus, Milan, Fiorentina e Lazio. E, ovviamente, tutti sappiamo come andò a finire…

Clima teso, dunque, si respira nel BelPaese calcistico e la nazionale di calcio, deve cercare di curare un mondo che è stato ferito, quasi mortalmente. Alla guida degli Azzurri c’è Marcello Lippi, arrivato dopo un triennio vincente sulla panchina della Vecchia Signora e successore di Trapattoni. Le polemiche non mancano, soprattutto dopo la comunicazione dei 23 convocati al Mondiale di Germania 2006, il giorno 15 Maggio:

  • Tre PORTIERI: Buffon, Peruzzi, Amelia;
  • Otto DIFENSORI: Barzagli, Cannavaro, Grosso, Materazzi, Nesta, Oddo, Zaccardo e Zambrotta;
  • Sette CENTROCAMPISTI: Barone, Camoranesi, De Rossi, Gattuso, Perrotta, Pirlo e Totti;
  • Sei ATTACCANTI: Del Piero, Gilardino, Iaquinta, Inzaghi e Toni.

Grande sorprese destano le convocazioni di Amelia, Iaquinta e il quartetto palermitano(Grosso, Barzagli, Barone e Zaccardo), ma saranno loro che decideranno le sorti del cammino azzurro.

 

Facciamo la valigia, andiamo a Berlino!

 

L’Italia non si presenta al raduno mondiale come la favorita. Davanti le corazzate Brasile ( con i vari Kakà, Ronaldinho, Roberto Carlos, Ronaldo,… ) e Francia ( capeggiata da Zizou Zidane), in seconda fila Inghilterra, Germania e Paesi Bassi, poi i nostri connazionali, l’Argentina e la Spagna. Il gruppo nel quale è inserita la squadra di Lippi è il Gruppo E, insieme a Ghana, Repubblica Ceca e Stati Uniti, sulla carta molto abbordabile.

L’esordio ci vede affrontare il Ghana nel posticipo della prima giornata. Risultato di 2 a 0 con reti di Pirlo e Iaquinta, mentre l’altra sfida termina con il punteggio di 3-0 per i boemi. Il secondo turno è già decisivo per il passaggio del turno: in caso di vittoria sarebbe matematico e si tratterebbe solo di decidere chi andrebbe ad affrontare . Contro i nazionali a stelle e strisce l’Italia fa molta fatica e riesce a rimediare un pareggio che sa molto di amaro: dopo il vantaggio di Gilardino, il pareggio arriva su autorete di Zaccardo, e la partita termina in 10 contro 9. Solo un espulso nell’Italia, ma di spessore. Al minuto 28’ Daniele De Rossi interviene con il gomito molto alto colpendo al volto McBryde e l’arbitro è costretto ad estrarre il cartellino rosso, pregiudicando l’esito della partita, che terminerà 1-1 con occasioni importanti da entrambe le parti, e la sensazione che giunge direttamente da Kaiserslautern è che la squalifica non sarà breve. 4 giornate, quindi tornerà solamente nell’eventuale finale di Berlino, sempre che ci si arrivi…

Il passaggio del turno passa dall’ultima sfida di Amburgo contro la Repubblica Ceca, seconda un punto dalla nazionale del BelPaese, e a pari punti con il Ghana; chiudono gli USA con solo un punto, oramai esclusi dalla competizione. I cechi sono una squadra pericolosa: tra i pali hanno Cech; Grygera, Kovac, Rozenhal e Jankulovski, che hanno militato tutti nel campionato italiano; Plasil, Poborsky, Polak e capitan Nedved in mediana; davanti Baros e Rosicky. Sono una squadra tosta, combattiva e con giocatori di talento, infatti ci mettono sotto pressione sin dai primi minuti del match, e poi accade qualcosa che cambi erà le sorti dell’intera spedizione mondiale. Alessandro Nesta, purtroppo, si infortuna per l’ennesima volta in una competizione internazionale, questa volta tocca all’adduttore, e verrà sostituito da Marco Materazzi, giocatore rimasto ancora nell’ombra durante il Mondiale dietro la brillante luce di Cannavaro e il difensore del Milan. Il centrale dell’Inter risulterà decisivo per le sorti della nazionale a Germania2006: dopo pochi minuti dall’ingresso, sul corner millimetrico di Totti, Matrix salta più alto di tutti e insacca. Italia 1 – Repubblica Ceca 0. Il primo tempo si conclude con l’espulsione di Polak e con un Buffon strepitoso. Secondo tempo dove l’Italia soffre in alcuni frangenti le offensive ceche, ma il portiere della Juve è perfetto e non si fa mai trovare impreparato. Chiude la partita Inzaghi con un gol in contropiede, dopo averne sbagliati due grossolanamente, quello che diventerà famoso per il mancato passaggio al compagno Barone. D’altronde da uno che ha il fiuto del gol come lui, cosa ci si aspettava…

Italia passa prima nel Girone ed evita il pericolo Brasile, e dovrà battere l’Australia. Squadra molto abbordabile che ha molte conoscenze del nostro campionato(Bresciano e Grella), ed è allenata da un certo Guus Hiddink, mica un nessuno. Partita sostanzialmente equilibrata, con gli Azzurri che sembrano stanchi e poco creativi rispetto agli australiani, i quali però non riescono ad impensierire troppo Buffon. Tutto ciò vale fino all’inizio del secondo tempo: Materazzi stende al limite dell’area Bresciano, e viene espulso. Cambia la partita. Gli Aussies aumentano il passo e i nostri connazionali soffrono contro la pressione sempre maggiore fintanto che, al 3° minuto di recupero, quando ormai le speranze di passare erano vane, Grosso entra in area e viene atterrato: è calcio di rigore. Batte Totti, 1-0 Italia e si vola ad Amburgo.

Nella città situata sull’estuario dell’Elba, i ragazzi di Lippi affronteranno l’Ucraina di Andrij Shevchenko, anch’essa squadra da non sottovalutare, composta da un mix di esperienza e talento e capitanata dal “Bambi di Kiev”. Ovviamente ogni tifoso della penisola italica sa quanto può far paura questo dolce e tenero cerbiatto… La partita, in realtà, ci dirà che l’Italia domina la partita conquistando la semifinale di Dortmund, con un netto 3-0. A segno Zambrotta, il migliore della partita, e Toni che prima riporta equilibrio in una fase di dominio ucraino, e poi fissa il risultato chiudendo la partita.

Ormai siamo arrivati alla conclusione di questa spedizione, mancano solo due partita, ma gli avversari fanno paura: prima la padrona di casa, la Germania, e poi la vincente tra Portogallo e Francia. A Dortmund il 4 Luglio 2006 si realizza il miracolo.

 

La Vittoria più Bella.

 

Sono 600mila gli italiani di Germania, alcuni vivono qui da sempre, non hanno mai rinnegato la loro terra, quanto conta per loro oggi i nostri giocatori lo hanno capito, gliel’hanno letto negli occhi in questi giorni quando si sono fatti abbracciare. Adesso c’è una cosa in più per cui lottare soprattutto per chi vive qui. Oggi essere italiani conta di più. Dal Westfallen Stadium di Dortmund Italia-Germania appuntamento con la storia.

Fabio Caressa

 

L’estasi del calcio si manifesta in una calda notte di Luglio, ancora una volta in una grande manifestazione sono i padroni di casa a sbarrarci la strada. La Germania è forte e fa paura, forse è il primo vero avversario che affrontiamo nella strada per Berlino. I tedeschi aspettano soltanto la vittoria, per loro è una formalità, ma un brivido forse nemmeno troppo nascosto, percorre la loro schiena. Li abbiamo sempre battuti nelle partite che contano, abbiamo vinto sempre noi. Per cambiare la storia hanno scelto il Westfallen Stadium di Dortmund, in questo stadio non hanno mai perso, ma forse è solo questione di tempo. In campo non scendono soltanto gli undici azzurri, ma milioni di italiani con il dente avvelenato, milioni di italiani in cerca di una piccola grande vendette dopo anni di lavoro, soprusi e discriminazioni patiti proprio in terra tedesca. L’Italia c’è e vuole vincere e poco importa come, la partita stavolta è molto semplice da commentare, si gioco in una bolgia e le azioni d’attacco si susseguono da una parte e dall’altra. Buffon gioca forse la miglior partita della sua carriera, un match che da solo potrebbe valere il Pallone d’Oro, è insuperabile. La difesa è maestosa, il centrocampo corre e pressa per 90 minuti e in attacco sfioriamo il gol in più di un’occasione. Finisce la partita è 0-0 e si va ai supplementari ancora una volta contro la Germania, come fu nel ’70 all’Azteca di Città del Messico, per conquistare la finale. La storia si ripete. Nella mezzora aggiuntiva i nostri eroi sbattono prima sulla traversa, con un bolide di Zambrotta, poi sul palo con un’azione pazzesca di Gilardino. Ma come abbiamo già detto, forse è solo questione di tempo. La vendetta è un piatto che va servito freddo.

Minuto 119. I rigori sono una certezza ormai. Calcio d’angolo per l’Italia, palla al centro per i saltatori a niente da fare, la difesa anticipa e spazza via, Pirlo recupera la sfera al limite dell’area di rigore potrebbe tirare ma illumina il mondiale con un assist pazzesco. Filtrante per l’uomo meno atteso, il Jolly è Fabio Grosso. Il terzino vede la palla e non ci pensa due volte, il suo sinistro a giro percorre una traiettoria perfetta, la palla sembra telecomandata. Lehmann è battuto, l’Italia è in vantaggio, andiamo a Berlino.

Ma non è finita, nel minuto successivo accade l’impensabile. I tedeschi provano il tutto per tutto per trovare un disperato pareggio, palla in mezzo ma Cannavaro respinge, la sfera rimbalza ma è ancora Capitan Cannavaro a suonare la carica, palla a Totti che vede Alberto Gilardino in profondità. Gila punta la difesa tedesca, e aspetta, aspetta, aspetta rientra sul destro e pesca Alex Del Piero dopo una corsa epica e solitaria di 70 metri. Pinturicchio non può sbagliare, destro sotto l’incrocio dei pali, 2-0, la storia siamo NOI.

 

 

Alza la Coppa Capitano.

 

Io sono un uomo di campo, io so cosa vuol dire cosa vuol dire combattere per vincere, io sono un uomo di sport, io so cosa vuol dire vivere nel gruppo, leggere negli altri le tue stesse speranze, io so cosa vuol dire avere un sogno comune e trovarsi ad un passo dal realizzarlo, io conosco i pensieri che attraversano le vostre menti, le paure che dovete vincere, io ci sono stato, io so che potete farcela, che farete di tutto, che sentite che vi siamo vicini, adesso ragazzi; adesso è il momento; noi ci crediamo. È il 9 di luglio del 2006, è l’Olimpiastadium di Berlino, Italia-Francia è la finale.

Fabio Caressa

 

La Francia, ancora la Francia, sempre la Francia, maledetta Francia. Ci hanno sempre eliminato, con loro serve un’impresa, e impresa sarà. Stavolta però sarà una sofferenza, andiamo in svantaggio per un rigore dubbio, Zidane dal dischetto piazza un cucchiaio da paura. La follia del campione e non sarà l’ultima della serata….

Sembra finita ma qualche minuto dopo è ancora Marco Materazzi a trovare l’incornata vincente. Milioni di italiani fanno festa, siamo ancora vivi, la Coppa dovrà venire in Italia.

Soffriamo e lottiamo su ogni pallone, Buffon ci tiene in partita con la parata più bella del mondiale su un colpo di testa di Zidane, ancora una volta saranno i supplementari a decidere il vincitore? La lotteria dei rigori è alle porte ma in un istante accede l’inponderabile. Materazzi cade, stringe il petto con le mani e inveisce contro l’arbitro. Tutti i giocatori accerchiano l’arbitro e separano i contendenti, si sfiora la rissa ma non è ben chiaro cosa sia successo. La “soffiata” arriva dal Quarto uomo a bordo campo che da un piccolo schermo ha visto tutto. Il capitano della Francia, Zinedine Zidane ha colpito con una testa in pieno pezzo il nostro Materazzi. Non c’è dubbio, cartellino rosso, carriera macchiata inesorabilmente, Francia in dieci poco prima dei rigori e azzurri più carichi che mai.

Passa qualche minuto e ci siamo, il momento decisivo, i calci di rigore. Per anni abbiamo perso, Italia 90, USA 94, Francia 98, sempre ai rigori sempre o quasi ad un passo dal trionfo. Ma ancora una volta è giunto il momento di riscrivere la storia. I nostri sono perfetti, segnano tutti, nell’ordine: Pirlo, Materazzi, De Rossi, Del Piero. Per i francesi c’è un passaggio a vuote, David Trezeguet colpisce la traversa e Fabio Grosso, il nostro Jolly, ha l’opportunità di regalare alla Nazione intera il quarto titolo mondiale. Perché proprio Grosso? Ogni tifoso allo stadio o davanti alla televisione avrà pensato nelle proprio mente queste parole. Il destino, il fato ha deciso, che un notte d’estate, precisamente il 9 Luglio 2006, un terzino sinistro semi sconosciuto di nome Fabio Grosso scrivesse una della pagine più belle della storia del calcio.

 

Sinistro angolato e CAMPIONI DEL MONDO!

 

E allora diciamolo tutti insieme, tutti insieme! Quattro volte: siamo campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo! Abbracciamoci forte, e vogliamoci tanto bene; vogliamoci tanto bene. Perché abbiamo vinto, abbiamo vinto tutti stasera; abbiamo vinto tutti, ami ci; abbiamo vinto tutti; abbiamo vinto tutti amici. Guardate dove siete, perché non ve lo dimenticherete mai! Guardate con chi siete, perché non ve lo dimenticherete mai! E sarà l’abbraccio più lungo che una manifestazione sportiva vi abbia mai regalato. Forse uno dei più lunghi della vostra vita! Abbracciatevi forte… Abbracciatevi forte… E abbracciate soprattutto questa meravigliosa squadra… Che ha vinto soffrendo. Che ha vinto come l’Italia non era riuscita a vincere: ai calci di rigore; contro la Francia che ci aveva sempre eliminato, contro i francesi che ci avevano sempre battuto nelle manifestazioni dal 78 in avanti e questa volta no… questa volta no… questa volta abbiamo vinto noi. E Beppe, ci prendiamo la coppa Beppe! Ci prendiamo la coppa Beppe!

Fabio Caressa

 

 

A cura di Gianluca Zanfi e Vito Lecce

 

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