VOTO: 4,5

Peggio di così, c’è solo una bruciante retrocessione: e dire che l’Udinese era attesa dall’annata della svolta, della nascita di un nuovo ciclo targato Colantuono in un Friuli rinnovato ed aperto a piena capienza a gennaio, ed invece non ha avuto nulla di questo. L’annata della squadra bianconera rientra di diritto tra le peggiori dell’intero campionato, con la vittoria all’esordio contro una Juventus in difficoltà a rappresentare l’unica vera e propria gioia stagionale: 31 punti in 30 partite, una media da retrocessione, se non ci fossero Carpi, Frosinone e Verona (con le prime due comunque in ripresa, occhio) ad abbassare la quota-salvezza. Colantuono ha dimostrato per larghi tratti del torneo di non aver capito molto della squadra che gli era stata affidata, insistendo troppo su un 3-5-2 che aveva sfiorato per brevissimi periodi in carriera e non facendo sua un’Udinese senz’anima, senza nerbo e senza grinta, che si è pian piano spenta come un lumicino (l’infortunio di Duvan Zapata, out 4 mesi e ko proprio nel suo momento magico, dopo 4 gol in tre gare, ha fatto tantissimo), non ravvivandosi neppure con lo stadio nuovo e gli innesti invernali. Da qui l’esonero e l’arrivo di De Canio, che ha impostato la squadra col 3-4-1-2 per evitare una retrocessione che sarebbe disastrosa per un club che vive sul lancio dei talenti sconosciuti, sullo scouting e sulle plusvalenze.

TOP: Alì Adnan.

Il primo iracheno nella Serie A, arrivato tra l’altro in un clima da scetticismo generale e neppure troppo apprezzato da Colantuono, che in alcuni periodi l’ha relegato in panchina ed addirittura era arrivato a rispolverare Armero: Alì Adnan però non era un nome nuovo per i conoscitori di calcio, che hanno ancora stampato in mente il Mondiale U20 del 2013 e le sue fantastiche prestazioni contro l’Inghilterra e l’Uruguay (l’Iraq arrivò in semifinale, e con pienissimo merito), ed anche nella nostra Serie A ha sfoderato il suo repertorio. Corsa, ottima tecnica e spinta sulla fascia più da ala che da terzino, sommata anche ad una certa attenzione nei ripiegamenti difensivi che gli era mancata nell’esperienza turca col Rizespor: il gol segnato su punizione al Genoa è la ciliegina sulla torta di un’ottima stagione d’esordio, e nel complesso lo preferiamo ad un Thereau autore di 8 reti, ma ancora troppo discontinuo e fantasmatico nel corso dell’intera annata.

FLOP: Danilo.

Dov’è finito il difensore che faceva tremare gli avversari nell’era-Guidolin, ed aveva anche sfiorato la naturalizzazione e la convocazione nell’Italia alla fine della gestione-Prandelli? Sparito, finito, dissolto, per lasciare spazio ad un giocatore incerto ed incapace di gestire il reparto arretrato completato da Waguè/Piris e da Felipe, il vero grande cruccio di quest’Udinese disattenta e capace di perdere contro chiunque: Danilo è senza dubbio il protagonista negativo di questa stagione (ed anche della scorsa), e sembra essere alla frutta, dato che molte delle sue letture errate hanno portato a dei gol avversari e costretto Karnezis a raccogliere la sfera dal fondo della rete. Scegliamo il brasiliano, dunque, come grande flop, ma anche Totò Di Natale merita una menzione: un attaccante del suo calibro, seppur acciaccato e con minor spazio di un tempo, non può segnare un solo gol nelle prime 30 giornate.

Chi sarà la sorpresa? Bruno Fernandes. 

Regista, interno nel 3-5-2, ala e seconda punta: Bruno Fernandes nell’ultimo anno e mezzo ha provato ogni posizione, ma certamente ha giocato pochissimo da 10, in quello che è il suo ruolo naturale e quello che l’aveva messo in luce nella sua prima stagione all’Udinese: ora De Canio ha disegnato la squadra con un 3-4-1-2 che sostanzialmente libera il suo estro e lo lascia in condizione di gestire i ritmi offensivi della squadra e tenere tantissimo palla, e già contro il Sassuolo ne ha visto i frutti. Ci sentiamo di dire che sarà il portoghese, un giocatore che quando sente la fiducia del suo tecnico può sfoderare prestazioni ottime e segnare dei gol-gioiello, il protagonista delle ultime 8 giornate.

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Marco Corradi