Non desidero più indossare la maglia della nazionale“, firmato Mesut Özil, che l’ha fatto per 92 volte negli ultimi 9 anni.

Addio alla Die Mannschaft, dunque, per il trequartista dell’Arsenal, sommerso da insulti, critiche e minacce durante gli ultimi due mesi e non solo per colpa dello sciagurato mondiale disputato in Russia.

Mi sento indesiderato, non è questo il motivo per cui gioco a calcio e il razzismo non può in nessun modo essere tollerato“.

L’episodio della discordia risale al 15 maggio scorso , quando il classe ’88 aveva pubblicato una foto che lo ritraeva al fianco del presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, venendo in seguito criticato e fischiato dai tifosi teutonici, assieme ad un altro turco/tedesco, Gundogan, durante le amichevoli pre-mondiale.

Ho due cuori, uno tedesco e l’altro turco, come molti altri calciatori della nazionale. Sono cresciuto in Germania, ma la storia della mia famiglia inizia dalla Turchia. Da bambino mia madre mi ha insegnato che devo sempre essere rispettoso e non dimenticare da dove sono venuto. Tante persone mi hanno accusato di essere bugiardo o ingannevole, ma quell’immagine non contiene nessun messaggio politico ed era esclusivamente un segnale di rispetto alla più alta carica del paese della mia famiglia. Non incontrarlo sarebbe stata una grave mancanza di rispetto nei confronti dei miei antenati“.

La disastrosa fase a gironi disputata dalla selezione di Low, poi, ha fatto il resto, con Özil che è stato eretto a simbolo del fallimento e principale colpevole dell’eliminazione.

Quando Matthäus ha incontrato Putin non si è gridato allo scandalo. Perché la federazione chiede a me di spiegare il caso Erdogan e non ha chiesto alla Mercedes, suo sponsor, di prendere posizione sullo scandalo emissioni? Per me la foto con Erdogan non era propaganda, ma è stata usata per fare propaganda destrorsa. Non si criticavano le mie prestazioni ma il mio legame con le mie radici“.

Parole durissime, cariche di rabbia e delusione quelle dell’ex Real Madrid e Werder Brema, apparse sui suoi profili social e in grado di suscitare scalpore in poche ore, spostando la luce dei riflettori anche sul presidente della federazione tedesca, Reinhardt Grindel:

Alle persone con atteggiamento razzialmente discriminatorio non dovrebbe essere permesso di lavorare nella più grande federazione calcistica del mondo. Agli occhi di Grindel e dei suoi sostenitori io sono tedesco quando vinciamo, ma un immigrato quando perdiamo.

Dopo una lunga riflessione sui recenti eventi e con grande rammarico, annuncio che non giocherò più per la nazionale tedesca finché avvertirò questo senso di razzismo e questa mancanza di rispetto. Indossavo la maglia della Germania con orgoglio e felicità, ora non più. La federazione tedesca ha offeso le mie radici turche, usandomi egoisticamente come mezzo per la loro propaganda: ho deciso quindi di dire basta“.

Non è mancata nelle ultime ore la risposta piccata di Uli Hoeness, presidente del Bayern Monaco, che non le ha mandate a dire al dimissionario Özil:

Sono contento che il fantasma abbia chiuso con la nazionale. Sono anni che gioca da schifo, ha vinto l’ultimo uno contro uno prima del mondiale 2014 e usa ciò che ha generato la sua foto con Erdogan per nascondere il suo rendimento penoso. Ogni volta che noi del Bayern abbiamo affrontato il suo Arsenal abbiamo vinto perché lui era il punto debole. Brilla solo quando gioca contro San Marino“.

Giuseppe Lopinto