Gabigol

Estate 2016. Il nome di Gabriel Barbosa Almeida, per tutti Gabigol, è uno dei più chiacchierati nell’intero mondo calcistico. In Brasile, per origini e provenienza (Santos), viene paragonato a due colossi come Pelé e Neymar: nato come attaccante esterno, viene presto reinventato come seconda punta/falso nueve che apre spazi per i compagni. Con quel ruolo, segna 21 gol nel 2014 e nel 2015, e tredici reti da gennaio a luglio 2016: è uno dei trascinatori assoluti, con Luan e Gabriel Jesus, del Brasile alle Olimpiadi, giocate dopo aver vissuto con la Seleçao la disastrosa Copa America 2016, con tanto di eliminazione ai gironi per mano del Perù. L’Inter sogna a lungo Gabriel Jesus, poi lo vede andare al Man City e ripiega sull’altro Gabriel (costato 28mln più commissioni), che sembra avere un potenziale da fuoriclasse, nonostante qualche momento d’indolenza ed eccessiva dribblomania dovuto alla gioventù (classe ’96).

L’avventura sarà un disastro per entrambe le parti. Gabigol arriva letteralmente “cotto”, perchè tra una competizione e l’altra ha già giocato una cinquantina di partite ad agosto, e non si adatta alla realtà europea. Lo boccia De Boer, lo boccia Vecchi, lo boccia Pioli, lo bocciano di fatto anche i tifosi, che lo trattano come una mascotte: il pubblico inneggia a Gabigol durante i match in cui non viene schierato, ma più per scherno, che per un reale interesse (e qui potremmo scrivere un volume, sulla mancanza di rispetto del mondo attuale, ma ci asteniamo). Gabigol viene di fatto avviluppato in un incubo: non gioca, non subentra, viene tacciato di scarsa professionalità sui social, escono voci su presunte notti brave, lo si vede giusto nei video “natalizi” dell’Inter e in qualche inquadratura della panchina. La verità, o comunque una delle tante interpretazioni che ci sentiamo di dare, è chiara e semplice: l’Inter, nella folle estate dell’asservimento a Kia Joorabchian (con annesse maxi-commissioni), l’ha preso pensando di avere in casa un fenomeno pronto subito, dandogli 4.5mln annui (follia, per un ragazzo alla prima europea) e presentandolo “alla Ronaldo”, invece Gabriel Barbosa Almeida è solo un ventenne che ha bisogno di crescere e sbagliare. Quell’Inter, disastrosa e inadeguata al suo blasone, non può permettersi di aspettarlo e tra l’altro lo schiera da attaccante esterno, quindi completamente fuori posizione (è una punta). Gabigol chiuderà il 2016-17 con dieci presenze e 182′ complessivi: per ironia della sorte, giocherà bene in Coppa Italia a Bologna (unica da titolare) e segnerà ai felsinei, in Serie A, la sua unica rete. Uno/due anni più tardi, i tifosi dell’Inter capiranno che il “nuovo” che segna al Bologna è destinato a una vita di sofferenze: chiedere per credere a Karamoh.

Potrebbe rilanciarsi l’anno dopo, ma anche Luciano Spalletti lo boccia: non è pronto. Sappiamo come ragiona Luciano, che concesse a Gerson un trattamento simile, e l’Inter manda Gabigol al Benfica in prestito. E qui va fatta una riflessione sul Benfica: se andrete a spulciarvi le sue operazioni di mercato su Transfermarkt, vedrete che compra in media dai venti ai trenta giocatori all’anno. Non per necessità, nè per fare plusvalenza (come per il Porto, a ogni plus corrisponde una commissione/percentuale del cartellino che manda in rosso i conti, perennemente), bensì per “restare in gioco”: il Benfica accontenta ogni super-agente, si riempie dei giocatori di questo e quello (Kia, Mendes, Zahavi ecc) e mantiene buoni uffici. Che giochino o non giochino (vedi Jovic, che non ha giocato un minuto nel club), non importa: l’importante è essere parte del sistema. La partenza del Gabigol lusitano è anche buona: un paio di subentri, la titolarità e il gol in coppa nazionale, poi succede il fattaccio. Gabriel Barbosa vuole dimostrare anche in allenamento e decide di strafare: tunnel al veterano Luisão, che risponde per le rime rifilandogli un calcione e rischiando di spaccargli una gamba. Ne scaturisce una rissa invereconda, che di fatto fa calare il sipario sull’avventura di Gabriel Barbosa nelle Aquile: l’atto di lesa maestà vale la restituzione del pacco all’Inter dopo sole cinque presenze, con 164′ e un gol. A questo punto, Gabigol rientra con la coda tra le gambe al club nerazzurro, che però lo boccia subito: nuovo prestito al Santos e rinascita, con 27 gol in 53 gare e il titolo di capocannoniere del Brasileirao (18 gol).

Gabigol, in Brasile, viene realmente compreso come giocatore e ritrova il suo giardino dell’Eden. Da punta, nonostante una statura non eccelsa, è semplicemente devastante. Come il Totò Di Natale “overperformante” dell’Udinese, il giovane Barbosa è devastante se può attaccare gli spazi e giocare in profondità: in più, lavorando su sè stesso (e questo è retaggio del fallimento europeo), elimina fronzoli e giocate fuori dal contesto, diventando un giocatore letale. Il passaggio al Flamengo, che sta costruendo una squadra mostruosa per andare all’assalto della Libertadores, è il naturale approdo per Gabigol, che si esalta definitivamente nel 4-1-3-2 di Jorge Jesus, ritrovando come partner d’attacco quel Bruno Henrique (30 gol stagionali) con cui aveva già giocato nel Santos. Il 2019 di Gabriel Barbosa è da incorniciare, semplicemente fantastico: 54 partite, 40 gol e 11 assist. Gol che spaziano su ogni competizione: 22 reti in 26 match del Brasileirao che deve ancora concludersi (ma è già stato vinto dal Flamengo), 9 reti in 12 match della Libertadores, 7 reti in 12 gare del torneo statale, due gol in 4 match della Copa do Brasil. Gabigol è rientrando in Nazionale ed è capocannoniere del Brasileirao e della Libertadores, la competizione che l’ha visto come assoluto protagonista: il titolo di MVP del torneo è stato vinto da Bruno Henrique con merito, ma sulla Copa c’è la firma dell’ex interista.

Fino all’89’, infatti, il River Plate era in vantaggio 1-0 e in pieno controllo della partita, mentre Gabigol era stato assolutamente impalpabile, azzerato da Pinola e Martinez Quarta. Sono bastati tre minuti e due palloni all’attaccante del Mengão per prendersi la scena: tap-in da due passi per l’1-1 al 90′, dribbling tra i centrali scherzando Pinola e rasoiata che fulmina Armani per il 2-1 al 92′. In più, per non farsi mancare nulla, un rosso per doppia ammonizione: primo giallo al 92′ per essersi tolto la maglia, con annessa esultanza “alla Icardi” mostrandola al pubblico, secondo al 95′ per schermaglie verbali con Palacios, che lo accusava di aver perso troppo tempo nelle celebrazioni. Il Flamengo ha vinto grazie a Gabigol e alla sua doppietta, centrando la seconda Libertadores a 38 anni dalla prima: anche allora, fu decisiva una doppietta, quella di Zico, per assegnare la Copa Libertadores 1981, per ironia della sorte proprio il 23 novembre, lo stesso giorno della finalissima di Lima. I 40 gol di Gabriel Barbosa, sempre più “Gabigol”, in uno scenario ideale dovrebbero valergli una seconda chance all’Inter, ma i nerazzurri sembrano inspiegabilmente non intenzionati a concedergliela: eppure, l’attaccante brasiliano sarebbe perfetto nel 3-5-2 da prima alternativa a Lautaro Martinez e Lukaku, visto il grave infortunio di Sanchez (che rientrerà a metà gennaio, ma in quali condizioni?) e la rosa corta dei nerazzurri. Sarebbe un’alternativa a costo zero, da sperimentare: sei mesi a Gabigol per vedere se può segnare quelle 6-7 reti (15 stagionali, in proiezione) ed essere risolutivo anche in Europa, facendolo giocare nel suo ruolo (attaccante) e puntandoci con convinzione. Poi, se le cose non dovessero andar bene, ritorno in Brasile o cessione per 20/25mln, perchè gli osservatori mondiali non dimenticherebbero facilmente 40 gol e un’annata del genere.

Le cose non sembrano destinate ad andare così. L’eroe della Copa Libertadores del Flamengo, più forte anche della cabala che vede sempre sconfitto chi tocca la coppa, dovrebbe essere subito messo in vendita e probabilmente non si unirà neppure all’Inter nel mini-ritiro invernale: Marotta stava chiudendo la sua cessione definitiva al Flamengo per 22mln più il 30% sulla futura rivendita prima delle semifinali, ma ora avrebbe alzato le richieste ad almeno 30/35mln (40, secondo alcuni colleghi). Su di lui, oltre ai rubronegros, ci sarebbero anche Betis, Crystal Palace e il Valladolid (presidente Ronaldo, il Fenomeno). Gabigol avrà una nuova chance in Europa? Sicuramente se la meriterebbe, al 99% (se ci sarà) sarà lontana dall’Inter. 

Gabigol tocca la Libertadores: non porterà sfortuna

(di Marco Corradi, @corradone91)

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