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L’inchiesta avanza passo dopo passo, e nessuno sembra in grado di potersi salvare: il lavoro del Telegraph, giorno dopo giorno, nome dopo nome prosegue meticoloso, e dopo le rivelazioni che hanno portato alle dimissioni di Allardyce ed al coinvolgimento di Wright (ormai ex vice del Barnsley), Hasselbaink, Cellino e Black, ecco le bombe riguardanti uno dei grandi nomi del calcio britannico, che si ritrova invischiato nel caso mediatico del momento.

Stiamo parlando di Harry Redknapp, vecchio lupo di mare del calcio di Sua Maestà che deve le sue fortune calcistiche al Portsmouth ed al Tottenham, ed ha allenato nella sua ultima esperienza in Premier il retrocesso QPR (fino al 2015, prima di avere un insolito incarico da ct ”a gettone” della Giordania): è proprio il navigato 69enne il nuovo nome caduto nella ragnatela dei giornalisti sotto copertura del Telegraph, che stanno portando alla luce pian piano tutto il marcio che gira intorno al calcio d’Oltremanica (ricordiamoci che mancano ancora 6 ex o attuali manager di Premier all’appello).

Nel video che lo vede parlare con i sedicenti investitori (in realtà, come ormai sappiamo e sapete, giornalisti), alla presenza dell’agente Dax Price e di Pino Pagliara, uomo noto in Italia per i suoi antichi legami con Moggi ed una squalifica di 5 anni per illecito sportivo (è stato lui, comunque, a creare gli incontri con gli 8 manager insieme a Price), Redknapp cade pienamente nella trappola della confidenza, e si lascia andare a confessioni che ne minano la credibilità di uomo di sport e professionista. Si parte con un’ammissione riguardo ad un caso di scommesse, col buon Harry che si ritrova a conversare amabilmente con Price e tirare fuori l’episodio come se rientrasse nella totale normalità, e non fosse in realtà vietato dal regolamento della FA: la partita citata avviene tra due squadre che non sono nominate (vige il segreto istruttorio, gli atti sono passati direttamente a inquirenti ed FA), una delle quali allenata da Redknapp, che ammette di aver scoperto a fine match come tutti i suoi giocatori avessero impegnato consistenti somme sulla vittoria del suo club.

Una vittoria che, in virtù anche della situazione di classifica della società allenata da Redknapp, bollata come ”squadra che non aveva più nulla da chiedere” (e qui il pensiero malizioso vola ad un QPR che fu retrocesso con tre giornate d’anticipo), aveva alte quote ed un 5/2 allettante per bookmakers e giocatori stessi: Price interviene svelando come un giocatore di Redknapp l’avesse chiamato per dirgli di ”ipotecarsi la casa sulla vittoria”, e come anche alcuni giocatori avversari (su tutti un panchinaro, che era compiaciuto di come i Redknapp-boys stessero vincendo) avessero puntato cifre considerevoli su un successo che era tutt’altro che scontato, e puntualmente si verifica in modo agevole. Il sospetto di un fixed match, dunque, nasce spontaneo, soprattutto pensando a come alcuni giocatori non si fossero fatti scrupoli a giocare somme vicine a 20mila £ su sè stessi, ma è qui che torna in auge Redknapp con la sua lezione di ”ponziopilatismo”: in totale spregio alle norme federali, che obbligano i tesserati a segnalare alla FA ogni scommessa perpetrata da altri tesserati, essendo le puntate vietate da regolamento (e qui vi tornerà in mente il caso-Wilshere), sia a favore che contro, l’ex mister degli Spurs rivela di non essere intervenuto dopo aver scoperto (a fine gara, ipse dixit) le scommesse dei suoi, ed aver lasciato passare il tutto in cavalleria.

Un implicito ”fate pure” alle scommesse dunque, che Redknapp non rinnega neppure ai microfoni del Telegraph stesso, che l’aveva contattato prima di pubblicare il tutto per un tentativo di replica/ammissione (che, come dimostrano i casi precedenti, non arriverà mai): la risposta di Redknapp, un disincantato ”Ah, era illegale scommettere? Non mi pare lo fosse anche allora, anche perchè scommettevano su sè stessi…”, fa quasi tenerezza nella sua inadeguatezza, perchè ovviamente le scommesse (vietate da anni) erano off-limits anche allora.

E, come se non bastasse questo caso di gambling, come lo chiamano gli amici britannici, , ecco spuntare una nuova apertura alle TPO ed a quei fondi d’investimento ufficialmente vietati da FIFA e Federcalcio britannica: quando la finta emissaria del fondo asiatico chiede al mister se è disposto a supportare e sponsorizzare il loro ingresso nel mercato britannico, Redknapp infatti aderisce a piene mani, dichiarandosi prima disponibile ad aiutare in ogni modo possibile, e proponendosi addirittura come parte attiva nell’acquisto di un club di Championship da parte degli arditi investitori. I giornalisti sotto copertura infatti propongono due strade per entrare nel mercato inglese al buon Redknapp: la prima porta all’acquisto diretto di un club nel quale verrebbero parcheggiati i giocatori del fondo, con lo scopo di lucrare sui diritti economici loro e dei giocatori già esistenti (una pratica simile al Benfica Investment Fund, che se la canta e se la suona comprando e cedendo parti dei giocatori del club a capo del fondo), la seconda alle TPO. E, con grande stupore, Redknapp dà il suo sì incondizionato ad entrambe: nel primo caso, l’ex mister (che si presume resterà tale) si propone per acquistare delle quote del club e godere dei benefici (sperando in ruolo da direttore sportivo o chissà, tecnico) economici, con un ”I put my money where my mouth is” che si commenta da solo, nel secondo invece arriva alla difesa delle TPO.

Il discorso di Redknapp, che vede nella collaborazione col fondo un semplice modo per investire i guadagni di una carriera (paragonando il tutto ad un’asettica operazione di borsa, per fare un esempio), sulle TPO è disarmante: ”TPO? Dove sta il problema? Aiutate dei club a comprare giocatori che non potrebbero permettersi, dovrebbero solo esserne lieti”. Il fatto che questo presunto ”aiuto” spinga poi il fondo in questione a ricattare il club in virtù della percentuale acquisita sulla futura cessione, decidendo quando ed a chi vendere il giocatore, forse, non è ancora entrato nella mente di Redknapp, che qui (il video risale al 6 luglio, giorno di Galles-Portogallo) di fatto cestina una carriera lunghissima a suon di parole ed inciampi ideologici ed etici. Ovviamente, negando poi il tutto al Telegraph, salvo poi venire sbugiardato dalle immagini (why Harry, why?).

ED INTANTO, MENTRE IMPAZZANO DIMISSIONI ED INCHIESTE, HASSELBAINK NON MOLLA- Redknapp distrutto dalla nuova puntata di #football4sale, dunque, e nel mentre si sprecano le reazioni alle precedenti: in casa-QPR Hasselbaink si appella ancora al ”Non ho fatto nulla di sbagliato e non ho chiesto soldi per operazioni illegali”, quando nel video del Telegraph lo si vede contrattare un compenso di 55mila £ per viaggiare verso Singapore e selezionare almeno un giocatore del fondo da acquistare dagli imprenditori asiatici, un fatto che potrebbe portarlo all’allontanamento, col QPR che ha già parzialmente preso le distanze dal suo mister (il ds Les Ferdinand ha commentato l’inchiesta ribadendo che il mercato non è fatto dal solo Hasselbaink, ma anche da lui e dagli scout), sempre più solo a lottare. Mentre Hasselbaink nega continuamente, infatti, il Southampton valuta che fare con Black (anche qui esonero in vista), Wright si è dimesso ed un provvedimento del genere, oltre al noto Allardyce, è stato messo in pratica anche nel lontano Belgio dal presidente del Leuven. Il motivo? Si era offerto di aiutare il sedicente fondo ad esplodere in Europa a suon di parcheggi e plusvalenze nel club belga, ed ha scelto di farsi da parte dopo essere stato smascherato mercoledì. Insomma, Hasselbaink (con Cellino) sembra essere ormai l’unico a negare davvero l’evidenza, e chissà che questa presa di coscienza non lo porti a cambiare atteggiamento, visto che le immagini parlano già per lui…

(di Marco Corradi)