Coppa d'Africa 2019

La Coppa d’Africa 2019, organizzata in fretta e furia dall’Egitto dopo che la manifestazione era stata tolta al Camerun, ci ha regalato grande spettacolo in campo: il bel gioco dell’Algeria, che ha battuto un Senegal cinico e solido, tante belle giocate e alcune formazioni davvero sorprendenti (Madagascar e Benin su tutte), ma anche più di una delusione. Qualcosa non ha funzionato nella macchina organizzativa del torneo, qualcosa non ha funzionato in campo: per farla breve, ecco in sei punti i flop di questa edizione della Coppa d’Africa (qui invece trovate la top-11).

STADI, CALDO E… RISSE: I LIMITI ORGANIZZATIVI– L’Egitto non ha avuto un tempo adeguato per preparare il torneo, e ha puntato su delle certezze: quattro città (Il Cairo, Ismailia, Suez, Alessandria d’Egitto) e sei stadi. Il numero esiguo degli impianti, a maggior ragione in un torneo con 24 squadre e una fase a gironi interminabile, ha portato alla luce tutti i problemi del caso: dopo un paio di gare sullo stesso terreno di gioco, il campo era già in condizioni pessime, ed è peggiorato costantemente con l’aumentare dei match e l’insistenza costante su alcuni impianti (su tutti l’International Stadium del Cairo). Diciamo che i campi non sono stati il fiore all’occhiello del torneo, nonostante le ottime partite viste, e a peggiorarli ha contribuito anche il caldo: le temperature non sono mai scese sotto i 35°, e i match meno sentiti di fatto si concludevano intorno al 60′. La Coppa d’Africa estiva aiuta i club (anche se si chiude troppo tardi: i giocatori impegnati rientreranno intorno al 5-6 agosto), ma non i giocatori: temperature infernali, terreni ”provati” e svariati problemi. A queste problematiche, inoltre, si è aggiunta la gestione della tribuna stampa almeno fino alle semifinali: è stata trasformata in un porto franco dove poteva entrare (quasi) chiunque, con annesse risse tra ”giornalisti” tifosi delle squadre impegnate in campo. Dopo una maxi-rissa durante il quarto dell’Algeria, per fortuna, gli organizzatori hanno posto un freno: niente ingressi a pioggia, niente giornalisti ”tifosi” con le maglie delle nazionali. Tornando agli stadi, chiudiamo col problema maggiore, ovvero quello del pubblico: dopo l’eliminazione dell’Egitto, quegli stadi che già non erano pienissimi si sono di fatto svuotati. Se non si fossero attivati i governi dei paesi che andavano avanti nel torneo (con voli gratis ecc, vedi Algeria), avremmo assistito a semifinali e finali con gli stadi semivuoti. Perchè al regime egiziano conveniva ”anestetizzare” la percezione del torneo dopo la bruciante eliminazione agli ottavi.

GLI ARBITRI: TROPPA IMPROVVISAZIONE– Quello degli arbitri è un problema atavico del continente africano, esploso col caso-VAR della CAF Champions League e proseguito in questo torneo. Tanti, troppi errori sul fuorigioco e su episodi ”delicati” della Coppa d’Africa. Gli arbitri africani continuano a dimostrarsi incerti e inadeguati, e neppure troppo propensi a farsi aiutare dalla VAR, inserita a partire dai quarti: alcuni rigori fischiati nel torneo, compreso quello che è costato a Koulibaly il giallo e l’assenza nella finalissima, hanno suscitato più di una perplessità. Come anche le prestazioni di alcuni arbitri nell’intero torneo: servirebbe un giro di viste sui fischietti africani, e magari un aiuto dall’Europa per migliorare e innalzare il livello qualitativo dei fischietti locali.

LE FAVORITE CHE ”IMPLODONO”: EGITTO E MAROCCO– Situazioni diverse e stesso risultato. L’Egitto era la favorita universale, per la presenza di Momo Salah e per lo status da paese ospitante, ma è letteralmente crollata sotto la pressione di un paese intero. La solidità mostrata nel girone contro RD Congo, Zimbabwe e Uganda è andata a farsi benedire, coi Faraoni mestamente eliminati contro il Sudafrica negli ottavi. Un Egitto incapace di pungere e reagire nella gara decisiva, ma soprattutto un Salah ectoplasmatico nei momenti decisivi: il leader egiziano è stato Trezeguet, la stella del Liverpool non ha inciso particolarmente. Discorso simile per il Marocco, che però non aveva incantato neppure nella fase a gironi: tanto possesso palla e poca concretezza per gli Atlas Lions, crollati miseramente ai rigori contro il Benin. Qui il grande flop è stato Hakim Ziyech, che ha mostrato la sua versione più fumosa e inconcludente: pesa come un macigno il rigore sbagliato al 95′, che avrebbe mandato avanti il Marocco. Sia l’Egitto che il Marocco hanno cambiato ct, destino condiviso dal Camerun che ha esonerato subito Seedorf.

I PORTIERI: TRA DISASTRI E PAPERE FANTOZZIANE– I portieri hanno recitato un ruolo importante in questa Coppa d’Africa 2019, ma in negativo. Tantissimi errori e papere a go-gò per gli estremi difensori, e nessuno è stato esente dallo sbaglio: chiedere per credere ad Alfred Gomis, che dopo un paio di parate interessanti ha rischiato di subire la rete che avrebbe mandato fuori il Senegal in semifinale con uno stop completamente errato su un retropassaggio. La Nazionale ”emblema” dei disastri tra i pali è stata la Tunisia: cinque papere in sette partite, con tutti i portieri coinvolti. Hassen è stato l’autentico disastro, con tre erroracci e lo svarione che ha causato l’autorete di Bronn in semifinale, ma non si sono salvati neppure Ben Chrifia e Ben Mustapha: errore nella finalina per l’estremo difensore dell’Esperance Tunis, errore al debutto per quello che è stato l’eroe dei rigori contro il Ghana. In generale, portieri rivedibili in tutte le salse e con ogni maglia: si salvano in pochi, pochissimi.

RIGORI E RIGORISTI: QUANTI ERRORI!– Il maledetto dischetto. I rigori sono stati un altro cruccio della Coppa d’Africa 2019, con errori a pioggia anche da parte degli insospettabili. Sadio Mané è stato un disastro da questo punto di vista, con un malinconico zero su due nella fase a gironi che l’ha portato a rinunciare ai penalty da lì in poi, il Marocco invece ha il primato di rigori sbagliati nello stesso match: uno con Ziyech, due nella serie dei penalty con Boufal ed En-Nesyri. Rigori sbagliati anche in semifinale: uno per parte tra Tunisia e Senegal nel match che si è concluso col successo dei Teranga Lions grazie all’autorete di Bronn. Il maledetto dischetto, appunto.

NIANG, IL PEGGIOR CENTRAVANTI– Non è stata la Coppa d’Africa dei centravanti, eccezion fatta per Baghdad Bounedjah e Jude Odion Ighalo. Abbiamo assistito alle controprestazioni di tanti attaccanti, su tutti quelli di Marocco e Tunisia, ma c’è un centravanti che è stato un fattore… contro la propria squadra. Il Senegal ha dimostrato grande solidità e abilità nel ripartire, ma non ha avuto un vero riferimento offensivo, eccezion fatta per Sadio Mané: Mbaye Niang ha infatti recitato la parte dello ”sciagurato Egidio”, chiudendo con tantissimi tiri nello specchio, una marea di errori e un umiliante zero alla casella ”gol segnati”. Manè costruisce, ma Niang sventa la minaccia: quante volte ci è venuta in mente questa frase, tra eliminazione diretta e finalissima.

(di Marco Corradi, @corradone91)

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