Il neo presidente della Fiorentina, Rocco Commisso, si è presentato e raccontato ai microfoni de Il Sole 24 Ore. Oggi, Commisso, lo zio ricco d’America – come lo hanno soprannominato i calabresi – è un uomo di successo e detiene fra i 4,9 miliardi – come scrive Forbes, che dal 2017 lo ha inserito nella classifica degli uomini più ricchi del mondo – i 6,4 miliardi di dollari – cifra dichiarata da Bloomberg. Ma l’inizio non è stato facile: “Mio padre è stato in Africa a far la guerra ed è stato fatto prigioniero di guerra dagli inglesi. È tornato come perdente. Noi siamo partiti dall’Italia come perdenti. Come i soldati americani che tornavano dal Vietnam. Avevamo tanti problemi e si faceva fatica ad arrivare alla fine del mese.”

Le origini

Nel 1956, il padre Giuseppe, grazie al fatto che era un reduce di guerra ed era stato prigioniero, ha una corsia speciale per entrare negli Stati Uniti. Rocco,invece, dal suo paese natale, Marina di Gioiosa Ionica,  si trasferisce qualche tempo dopo negli USA, nel 1962, con il resto della famiglia, i tre fratelli e la madre. Ha solo dodici anni. Dopo un anno la famiglia Commisso si sposta dalla Pennsylvania a New York e si stabilisce nel Bronx, anche se la vita è molto difficile: “Non avevamo nemmeno i soldi per comprarci le scarpe. Mio padre, il suo esempio, mi ha dato la forza per fare i sacrifici sin da bambino. E ne abbiamo fatti tanti con i miei fratelli per trovare la nostra strada in questo paese. Purtroppo quando avevo 21 anni per una malattia ho perso mio padre.” 

La carriera scolastica

È bravo a suonare la fisarmonica e ottiene l’ammissione alla scuola cattolica Mount Saint Michel Academy affinché possano prenderlo in considerazione per l’ammissione ai corsi: “Per riuscire a pagare la retta annuale della scuola di 300 dollari dai 14 ai 17 anni lavoravo da mio fratello più grande che aveva aperto la prima “delivery pizza” del Bronx. Il locale si chiamava ‘Pizza Time’. Ogni mattina mi alzavo alle 5.30 e alle 6 andavo ad aiutare mio fratello a preparare l’impasto. Alle 8 andavo a scuola e poi nel pomeriggio tornavo ad aiutarlo al lavoro. Ancora oggi, mi alzo alle 5,30. Il calcio? Mi piaceva ed ero forte con il pallone tra i piedi, avevo imparato in Italia a giocare nei campetti in cemento con il pallone fatto con gli stracci. Lo sport mi ha aiutato ad andare avanti negli studi.” Alla Columbia University, si laurea in Ingegneria gestionale senza problemi e poi consegue un Mba sempre alla Columbia, continuando a giocare e a vincere con la squadra di calcio universitaria. Negli anni dell’università, continua a lavorare: “Erano gli anni della disco music e io con i miei fratelli aprii la prima discoteca italo americana nel Bronx [il locale si chiamava Act III, inaugurato nel 1975 ndr]. Siamo andati avanti con la discoteca fino al 1981 con un discreto successo: era il punto di ritrovo di tutti i ragazzi italo americani che vivevano a New York. Ricordo che portai negli Stati Uniti i gruppi e i cantanti italiani più famosi di allora: i Camaleonti, Gianni Nazzaro, i Cugini di campagna…”

L’ingresso nel mondo del lavoro

La prima occupazione del giovane Rocco Commisso appena laureato è in Pfizer, nello stabilimento di Brooklyn.  Il suo desiderio è quello di riuscire a entrare in una investment bank a Wall Street: “Non dimenticherò mai le parole di un mio amico che lavorava in Borsa: ‘Rocco sai qual è il problema? Tu non sei né ebreo né irlandese’. A quel tempo gli italiani non erano ancora arrivati a Wall Street.”
Commisso viene assunto in una banca commerciale, la Chase Manhattan Bank (ora Jp Morgan Chase) e qualche anno dopo passa in Royal Bank of Scotland dove guida la divisione che si occupa dei prestiti alle aziende nel settore media e comunicazione: “Mi piacevano quelli che lavoravano in quel ramo della banca. Li chiamavano i ‘cowboys’ perché si vestivano in maniera differente da tutti gli altri, parlavano in modo diverso, erano degli imprenditori un po’ pionieri. E io ero attratto da quel mondo.” 
Nel 1986 Commisso lascia la banca per seguire uno di quei cowboy, Alan Gerry che aveva fondato la sua società Cablevision. Per una decina d’anni lavora come direttore finanziario di Cablevision. Nel 1996 Gerry vende la Cablevision a Time Warner per 3 miliardi di dollari. Il cfo Commisso resta senza lavoro e decide di fare il grande salto: nel 1996 nasce Mediacom. Si concentra sulle aree rurali, trascurate dai grandi colossi dei media, dove ci sono più spazi per crescere: “Gli amici e tutta la buona reputazione che mi ero creato attorno a me in quegli anni mi hanno aiutato ad avere credito e a ottenere i prestiti necessari per aprire la mia azienda. Avevo 41 anni. Negli Stati Uniti sono stato il primo a introdurre la banda larga. Mi sono concentrato sulle reti di tlc locali, nelle 1.500 comunità, piccole e grandi, in cui operavo.”

L’ascesa in Borsa

Nel febbraio 2000 decide di quotare Mediacom a Wall Street, nell’indice tecnologico Nasdaq. La società viene valutata 2,5 miliardi di dollari. Qualche settimana dopo scoppia la bolla di Internet e delle dot-com. Commisso continua il gioco in attacco: Mediacom conclude la sua più grande acquisizione di sempre comprando da AT&T per 2,2 miliardi di dollari gli asset di tlc in Georgia, Iowa e Missouri. Nel 2010 Commisso decide che ne ha abbastanza degli alti e bassi della Borsa, il valore delle azioni di Mediacom in un decennio è sceso di circa l’80 per cento e decide il delisting della sua società dalla Borsa americana. Commisso capisce che la tv via cavo verrà superata dallo streaming e punta tutto sui servizi Internet super veloci nelle aree rurali dell’America: “In questi anni abbiamo installato oltre un milione di chilometri di cavi in fibra ottica e abbiamo già cominciato a portare nelle case dei nostri abbonati la banda ultralarga a un gigabyte.” Oggi il cavo in fibra di Mediacom collega oltre 3 milioni di aziende e abitazioni. Con 764mila abbonati alla tv via cavo, 1.288.000 clienti di Internet e 617mila abbonati al telefono in 22 stati degli Usa. Da quando la società è tornata a essere privata il suo valore è aumentato di sette volte. “Abbiamo continuato a crescere, abbiamo fatto acquisizioni per 3,7 miliardi di dollari, con 9,1 miliardi di investimenti e ho sempre pagato i debiti. La mia società ha registrato 89 trimestri di crescita consecutivi. E nessuna azienda in questo settore negli Usa ha avuto un simile andamento.” Oggi il valore della partecipazione di Commisso in Mediacom è stimato in circa 5,85 miliardi, in aumento dai 5,7 miliardi del marzo 2011 quando l’azienda è stata “delistata” e la sua equity value corrispondeva a 150 milioni di dollari.

 

Andrea Fabris (@andreafabris96)

 

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