Pantaleo Corvino è stato considerato per anni uno dei migliori direttori sportivi in Italia, per le sue annate con il Lecce e con la Fiorentina (nella prima esperienza dal 2005 al 2012). Oggi, a due anni e mezzo dal suo ritorno in viola, il mago di Vernole si racconta ai microfoni de La Gazzetta dello Sport. Tanti i temi toccati: dal mercato viola, passando per il tema rinnovi, fino ad arrivare alle sue pianticelle che hanno lasciato Firenze per imporsi altrove. “In questo mercato abbiamo piazzato due colpi importanti come Muriel e Traoré: sono operazioni mirate. Nell’era Della Valle la programmazione è sempre stata la strategia per crescere in modo ambizioso, rispettando i giusti parametri economici. Spesso si dimentica il percorso di questa società. Negli anni dei Della Valle in A la Fiorentina non solo ha espresso spesso grande calcio e ha avuto grandi campioni, ma è anche al settimo posto nella classifica delle squadre italiane con più qualificazioni alle coppe europee. Abbiamo fatto la Champions quattro volte e l’Europa League cinque. Negli ultimi due anni siamo rimasti fuori ma si era usciti dai binari economici. Ho avuto bisogno di un anno e mezzo di lavoro per riequilibrare la situazione, c’erano state delle spese folli come l’ingaggio di Mario Gomez. Ora che il club è sui binari giusti possiamo tornare a crescere, migliorandoci in ogni sessione di mercato. Rispettare i parametri economici non vuol dire non essere ambiziosi: Firenze è una città piena di storia, cultura, è fiera. Proprio come la nostra proprietà. L’inserimento del Milan per Muriel? Non ho temuto che andasse al Milan perché credevo nelle sue qualità di giocatore e uomo, avevamo una parola e lui l’ha rispettata. Pjaca? Certe storie non hanno spiegazioni. E non si possono prevedere altrimenti non saresti un uomo ma il Padreterno. Siamo in un calcio usa e getta. Non puoi aspettare nessuno: lui è perfetto in allenamento, ma non riesce a esprimersi in partita. Se va al Genoa? Noi non lo mandiamo via ma se avesse altri desideri gli verremo incontro. Anche la Juve deve salvaguardare il suo patrimonio. In estate potevo prendere lui o De Paul. Ho scelto Pjaca perché lo volevano tutti e perché se avessi fallito questa operazione avrebbero detto che non ero più il Corvino di un tempo. Traoré è un investimento per il futuro, un giovane di grande talento. Diawara invece è un’operazione impossibile: lo stimo tantissimo ma il Napoli chiede cifre impossibili. La Fiorentina la squadra più giovane in Europa? Sono arrivato che l’età media era sopra i 30 anni, con i miei collaboratori abbiamo avuto coraggio di investire sui giovani. Mancano le strutture ma lavoriamo con i ragazzi per farli arrivare, un giorno, in prima squadra. Prendere giocatori con prezzi ed ingaggi elevati è una garanzia, scegliere giocatori meno affermati è un rischio, ma oggi lavorando così abbiamo Chiesa, Veretout, Milenkovic, Pezzella e Biraghi e ce li invidiano in molti. Nessuno vale quanto Chiesa nel calcio italiano, sono orgoglioso di avergli fatto firmare il primo contratto da professionista. Lo immagino ancora alla Fiorentina. Il rinnovo di contratto slitta? Noi ci auguriamo che chi vuole rimanere alla Fiorentina, rimanga volentieri. Chiesa è già oggi il più pagato della rosa, ha ancora 4 anni di contratto ed è sereno. Finiamo questo campionato e troveremo tempi e modi per parlare con lui come con Simeone, Benassi, Veretout, Biraghi. Quest’anno abbiamo tenuto tutti i migliori senza nemmeno aprire trattative con chi pure offriva grandi cifre. La famiglia Della Valle non ha mai messo il cartellino “vendesi” a nessuno. Apprezziamo chi vuole restare ma anche chi ha il coraggio e l’onestà di venirci a dire, a noi ma anche pubblicamente, che vuole andare via. Non apprezziamo invece chi gioca sporco. Piccini, Mancini e Zaniolo sono partiti da Firenze per poi affermarsi lontano da qui? Delle storie a volte sono strumentalizzate. Piccini a 12 anni faceva l’esterno alto, l’ho convinto io a fare il terzino dicendogli che sarebbe diventato un grande giocatore in quel ruolo. Quando sono tornato alla Fiorentina, però, l’avevano già ceduto. Con Mancini invece avevamo un diritto di recompra che Perugia e Atalanta non hanno rispettato, ora andremo in tribunale. Zaniolo invece a Firenze giocava e non giocava, così l’abbiamo venduto all’Entella garantendoci una percentuale sulla futura rivendita che poi è avvenuta. La sua è la dimostrazione di come si può maturare in maniera inaspettata. Obiettivi per la stagione? Vogliamo essere protagonisti, in estate abbiamo tenuto i migliori rifiutando offerte del Lione per Veretout, del Marsiglia per Simeone, dello United per Milenkovic. De Laurentiis ci ha anche chiesto più volte Chiesa, ma abbiamo rifiutato. Anche il non vendere è la strada giusta per costruire una squadra più forte. Un anno dalla morte di Astori? Davide, nel momento in cui tutti volevano scappare, mi rassicurò dicendo di credere al mio progetto. Un uomo con grandi valori, conservo ancora il contratto che avrebbe dovuto firmare il martedì di rientro da Udine. Pioli? Gode della stima della società, ha un contratto in scadenza con opzione e intendiamo continuare con lui. Se ho ancora dei sogni? Sì, due: vedere il mio Lecce stabilmente in Serie A e la Fiorentina in Champions.”

A cura di Gabriele Burini (@gabrieleburini)

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