Independiente del Valle

”Alcuni pensano che a calcio si giochi coi piedi. Sono gli stessi che pensano che a scacchi si giochi con le mani”

Nel centro di formazione dell’Independiente del Valle, a Sangolquí, sono appesi cartelli come questo, come ci svela il sempre puntuale Carlo Pizzigoni. L’Independiente del Valle, prima che una squadra di calcio, è una scuola di vita, un luogo che dona speranza e cultura ai giovani ragazzi che decidono di affidare la propria carriera ai Rayados del Valle. Fondato nel 1958 da José Teran coi colori sociali dell’Independiente argentino (poi cambiati per scegliere il nerazzurro) e chiamato Independiente José Teran dopo la morte del suo fondatore (prima di assumere il nome attuale nel 2014), il Club Especializado de Alto Rendimiento Independiente del Valle ha sempre avuto un’altissima considerazione per i giovani. Nulla è casuale, tutto è programmato per uno dei club più organizzati del calcio sudamericano. Il club comprende giovani talenti sino dalla categoria Sub-12, tutti inseriti in un sistema stile-Masía che mischia il calcio all’educazione scolastica: in tutto sono oltre 120 i ragazzi inseriti nel sistema delle inferiores, molti di loro con un roseo futuro, perchè l’IDV costituisce un’ottima base per quell’Ecuador U20 che ha sfiorato il titolo mondiale dopo aver dominato il Sudamericano Sub-20.

Il cartello appeso nel centro di formazione dell’Independiente del Valle (foto: Twitter Carlo Pizzigoni)

E pensare che il club di Sangolquí, località di 75mila abitanti situata a una trentina di km di Quito, fino al 2007 non aveva mai conosciuto il calcio professionistico ecuadoriano. L’Independiente del Valle, che gioca tuttora all’Estadio Municipal General Rumiñahui (7.500 posti) e pianifica un nuovo impianto da 34mila posti, ha infatti vissuto per una cinquantina d’anni nelle serie inferiori ecuadoriane, per poi iniziare una rapida escalation. Nel 2007 ha debuttato in Serie B, nel 2010 ha disputato la sua prima stagione nella Credife Primera A (la Serie A dell’Ecuador) e tre anni dopo, con un mix tra giovani talenti del vivaio e giocatori più esperti, i Rayados del Valle chiudevano secondi in campionato. Ad oggi, quello è ancora il miglior risultato del Negriazul, che però si è segnalato per un clamoroso exploit a livello internazionale. Anzi, ormai gli exploit sono due. Perchè, oltre che per l’abitudine nel lanciare giovani talenti (Rezabala è l’ultimo in ordine di tempo) e per il buon calcio, l’Independiente del Valle si segnala anche per una certa attitudine ai déjà vu e alla ricorsività della storia.

DA UNA FINALE ALL’ALTRA: L’INDEPENDIENTE DEL VALLE E LA STORIA CHE SI RIPETE– L’Independiente del Valle ruba la scena ai club blasonati per la prima volta nel 2016, quando l’Idolo de Pichincha conquista una straordinaria finale della Copa Libertadores nell’ultima edizione con le squadre messicane al via. I Rayados del Valle partono dai preliminari, eliminando il Guarani, e dopo essersi qualificati agli ottavi col secondo posto nella fase a gironi (gruppo con Atletico Mineiro, Melgar e Colo Colo, 11pti), iniziano una cavalcata che fa guadagnare loro l’appellativo di matagigantes. Negli ottavi di finale l’Independiente del Valle affronta il River Plate, che è la squadra campione in carica: la sconfitta e l’eliminazione sembrano scontate, ma con un mix tra fase difensiva, organizzazione e talento passano il turno. All’andata il River è battuto 2-0, e al Monumental i Millonarios riescono solo a vincere 1-0, venendo mestamente eliminati. I quarti di finale mettono di fronte agli ecuadoriani i messicani del Pumas: doppio 2-1 e vittoria ai rigori. Nelle semifinali, ecco un altro gigante da abbattere, che risponde al nome del Boca Juniors: 2-1 all’andata e 3-2 al ritorno, quando i nerazzurri di Pablo Repetto espugnano la Bombonera. La finalissima, però, mette di fronte all’Independiente del Valle un’avversaria difficile da battere: l’Atletico Nacional è in completa fiducia, resiste all’andata grazie a Franco Armani e vince 1-0 al ritorno con la rete di Miguel Borja. L’Independiente del Valle si ferma dunque a un passo dalla storica vittoria della Copa Libertadores, ma quella formazione entra nella storia: Azcona in porta; Nunez, Arturo Mina, Luis Caicedo, Tellechea in difesa; Orejuela e Rizotto a centrocampo; Julio Angulo, Sornoza e Cabezas alle spalle di José Angulo con un maestro come Pablo Repetto (ora alla LDU con Orejuela, Luis Caicedo, Orejuela e Julio Angulo) in panchina. José Angulo e Junior Sornoza sono senza dubbio le stelle della squadra, coloro che segneranno sei gol a testa in Libertadores, ma avranno destini diversi. Sornoza sbarca in Brasile (come Orejuela), diventa un leader della Fluminense e ora gioca nel Corinthians, Angulo firma col Granada, ma viene trovato positivo alla cocaina e squalificato per quattro anni. Uno stop che sta scontando tuttora e finirà nell’estate 2020. Come Sornoza, spicca il volo anche Arturo Mina, che firma col River Plate, mentre Bryan Cabezas viene sedotto dall’Atalanta: ad oggi non ha ancora giocato un minuto con la Dea, venendo prestato nell’ordine a Panathinaikos, Avellino, Fluminense ed Emelec.

Questi sono stati i principali protagonisti del primo exploit dell’Independiente del Valle, che tra l’altro donò gli interi premi della fase a eliminazione diretta della Copa Libertadores 2016 ai colpiti dal terremoto che colpì la zona costiera dell’Ecuador nell’aprile dello stesso anno. Un nobile gesto, per una squadra molto legata al territorio e sensibile alle storie che si ripetono. Tre anni e qualche mese dopo la finalissima di Copa Libertadores, infatti, l’Independiente del Valle si giocherà la vittoria della Copa Sudamericana 2019 nell’atto finale previsto il 9 novembre ad Asuncion, alla Nueva Olla (casa del Cerro Porteño). Anche qui, il cammino del club ecuadoriano è valso all’Independiente del Valle l’appellativo di matagigantes, perchè l’IDV non si diverte a raggiungere una finale senza eliminare alcune delle grandi favorite. I Rayados del Valle, che avevano iniziato l’anno con Ismael Rescalvo e l’hanno sostituito con l’ex responsabile del settore giovanile Miguel Angel Ramirez (spagnolo, ex Aspire Academy) dopo il suo passaggio all’Emelec, hanno infatti svolto un percorso impeccabile. Nel 1° turno hanno eliminato l’Union Santa Fé, per poi aver ragione dell’Universidad Catolica nell’atto conclusivo e battere il Caracas agli ottavi. La vera impresa però è arrivata nei quarti, quando l’Independiente è stato sconfitto: il Rojo aveva vinto 2-1 all’andata all’Estadio Libertadores de America, e perdendo 1-0 al ritorno è stato eliminato in virtù dei gol in trasferta. In semifinale ecco il Corinthians, la grande favorita: come contro il River nel 2016, l’eliminazione sembrava scontata, ma come allora ecco la sorpresa. L’Independiente del Valle, che è quarto in campionato (48pti in 25 gare, -9 dal Macarà), ha vinto 2-0 in Brasile grazie alla doppietta di Gabriel Torres, centravanti della nazionale panamense (e stella del club insieme a Dajome), e si è difeso alla perfezione al ritorno: dopo il vantaggio di Boselli il Timão ha spinto, ma si è fatto raggiungere in quest’occasione e anche dopo il 2-1. 2-2 finale a Sangolquí, e Independiente del Valle in finale contro una tra Colon e Atletico Mineiro. Se il cammino dei matagigantes vi sa di déjà vu, sappiate che lo è: come nel 2016 gli ecuadoriani raggiungono una finale dopo aver eliminato svariate favorite e giocando col 4-2-3-1 (Pinos; Landazuri, Segovia, Schunke, Preciado; Franco, Pellerano; Sanchez, Mera, Dajome; Torres) ma stavolta sperano di vincere. L’Independiente del Valle riuscirà a conquistare il suo primo trofeo internazionale?

(di Marco Corradi, @corradone91)

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