Per tutti quei calciatori milionari che son passati da Milano e non le uniche distrazioni fuori dal rettangolo verde sono la moda – Milano ne è la capitale -, i video game e a volte le discoteche. Questo non è il caso di Mateo Kovacic stella croata che è diventata grande al palcoscenico internazionale grazie al nerazzurro del capoluogo lombardo, l’Inter. Kovacic nasce a Linz, in Austria, da genitori croati che per colpa della guerra dei Balcani negli anni ’90 sono costretti a fuggire per salvare il dono più grande che Dio ci ha donato, la vita. Mateo nel Signore si è sempre confidato, per lui è il Suo Pastore con cui confrontarsi quando le cose vanno bene e non solo come spiegato in Brasile alla vigilia del suo primo mondiale con la maglia della Croazia che, nonostante ha la doppia nazionalità, ha scelto di servire la Nazionale dei suoi genitori perché in fondo si sente croato. Gli anni della guerra per lui resteranno indelebili. Un vuoto che mai nessuno potrà colmare. Kova è un ragazzino per certi tratti, ma allo stesso tempo è un uomo che tiene ai suoi cari, e che spera di formare insieme ad Izabela una famiglia da mille e una notte. All’insegna della fede nel nome di Cristo. Teo, come i nerazzurri l’hanno abbreviato, arriva a Milano da sconosciuto ma sin da subito le sue giocate fanno innamorare non solo il mondo della Biscione ma tutto il mondo del calcio. Kovacic, diventa Big, ma inizia a sentire la pressione, l’Inter vuole costruire il suo futuro sulla nuova stella di Linz. Maglia numero dieci e via far sognare un popolo, uno stadio. Arrivano le prime difficoltà, i tifosi chiedono, la società spinge per i risultati e lui da solo non riesce a risollevare l’Inter. Se a Milano si è giocato in una delle squadre più importanti d’Italia e del mondo in Spagna ha giocato nella squadra più grande al mondo. Non da meno l’ amore per l’Inter come lui più volte ha dichiarato ma arriva l’occasione della vita chiamata Real. Rifatte le valigie pronto il volo Milano-Madrid. Primi giorni d’ambientamento, presentazione al Bernabeu e subito a gioire in Blancos. Champions League edizione 2015/2016, la finale si gioca al Meazza stadio che per lui è stata una seconda casa, che conosce alla perfezione. Ci vien da dire che partito da Milano ha fatto un giro enorme per tornare e diventare Galacticos dove lui era già diventato Big.

Auguri Mateo, un piede vellutato, che racconta magie. Un piede che decide dove far andare la palla alla perfezione.

A cura di Onorio Ferraro (@OnorioFerraro)

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