Festeggialo con noi… Zanetti. El Tractor, Pupi, tanti soprannomi per una sola stella

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Dall’Argentina all’Italia, con solo biglietto d’andata. Perché Javier Adelmar Zanetti è diventato una bandiera del calcio italiano prima ancora di essere un’icona dell’Albiceleste. Zanetti, a quarant’anni, ha vinto tutto. Nella notte del Bernal, in quel lontano 22 Maggio 2010, nella favolosa cornice del Santiago Bernabeu di Madrid chi se non lui ad alzare quella favolosa Coppa dalle grandi orecchie. Arrivato da sconosciuto, Javier al primo ritiro stagionale ebbe problemi nell’arrivare al campo da calcio per via dei troppi tifosi che, non conoscendolo, non volevano farlo avvicinare ai grandi colpi nerazzurri che l’Inter aveva regalato in quegli anni.

Zanetti, il primo pallone l’ha giocato sul campetto chiamato “Disneylandia” – di terra battuta – a Dock Sud, suo quartiere e uno dei barrio (quartiere in spagnolo, ndr) più pericolosi, a detta della polizia, di tutto Buenos Aires come lo era anni fa Bronx a New York. Il “Capitano”, così come viene chiamato al Botinero, suo ristorante in Zona Brera a Milano, è amante del mate, una bevanda tipica sudamericana ed, insieme alla “cupola” argentina negli anni d’oro, ne avevano fatto un rito prima di ogni gara in casa o in trasferta che sia.

Del Capitano, di Javier, non si può non ricordare con immenso piacere la sua corsa, dopo chilometri e chilometri macinati ed arati come può far solo “El Tractor”, in quel Derby di Milano. L’Ultimo vero Capitano al Derby della Madonnina. Citare come sempre la corsetta nel giorno del suo matrimonio, in attesa degli invitati, è superfluo: Zanetti non è solo questo. Zanetti è cuore, lavoro e famiglia. Ha costruito una macchina vincente su delle solide basi. Mai una parola fuori posto, sempre a difesa di quella fascia da Capitano. Per il bene dell’Inter, anche di fronte ai milioni del Real.

Pupi, questo il suo soprannome, ha sempre creduto in degli ideali come la fatica perché, per correre dietro a ragazzi che hanno la metà dei tuoi anni non basta avere fiato, ci vuole un carattere da vero uomo. Oggi quest’uomo, compie 44 anni, la metà in maglia nerazzurra col Biscione cucito sul petto. Oggi quest’ultima bandiera del calcio italiano e non solo, ha deciso nella notte di San Lorenzo, di restare attaccato come una vera stella sul manto celestiale, ma nerazzurro che ospita l’infinito.

Onorio Ferraro (@OnorioFerraro)

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