Si dice che gli occhi raccontano e spesso è così. Anche in quel momento è stato così. Siamo agli ottavi di finale dei mondiali del 2006, la partita è finita, o meglio: si deve ancora battere il calcio di rigore, quello decisivo. Quello che decreterà se si andrà ai supplementari oppure se l’Italia andrà avanti. Tu neanche dovresti essere lì, dovresti essere sul divano di casa a vedere i tuoi connazionali faticare contro l’Australia. Sì perché dopo il tremendo infortunio a tibia e perone è impossibile che tu sia riuscito a recuperare per la spedizione in Germania. Eppure mister Lippi ti ha voluto, ti ha aspettato e adesso sei lì con i tuoi compagni. Ora tocca a te calciare, tutta l’Italia è con te, sì anche i laziali. Posizioni la palla sul dischetto, a tutti noi è tornata alla mente la notte di Euro 2000: tu contro Van der Sar che gli fai il cucchiaio. Ma non è possibile, non può essere, è troppo rischioso. I tuoi occhi però ci dicono qualcosa, come se tu già sapessi come andrà a finire. Dentro a quell’azzurro ci sta la tua sicurezza e allora anche noi proviamo a tranquillizzarci, non è facile, ma ci proviamo. Non vogliamo farti sentire anche la nostra tensione a dosso, già ne avrai tanta da solo. Pochi secondi, prendi la rincorsa, piede d’appoggio vicino al pallone, destro potente all’incrocio e dito in bocca prima che tutti ti sommergano di gioia. Un rigore imparabile. Abbiamo vinto. Andiamo avanti. Hai messo il tuo zampino nel nostro quarto Mondiale.

Ma Francesco Totti non è nuovo ad assumersi responsabilità. A Roma è sempre stato il parafulmine della squadra. È vero non ha mai parlato tanto, ma quando lo faceva non diceva mai cose banali ed era sempre pronto a difendere quei due colori che ama sin da bambino. Quel bambino prodigio che, non a caso, è stato soprannominato bimbo d’oro. Un bambino unico. Ma come tutti, quel bambino cresce, continuando a divertirsi in campo. Quando è su quel rettangolo verde non c’è età che tenga, c’è solo la voglia di divertirsi. Con le sue giocate e i suoi gol, quel bimbo è diventato grande, è entrato nel cuore dei tifosi. Non solo come atleta, ma come uomo. Mai egoista sempre pronto ad aiutare il prossimo o chi è più in difficoltà e capace di un amore, che, ad oggi, è impossibile da trovare. Un amore sincero per la sua famiglia, per la sua città e per la sua squadra. Forse proprio per questo Francesco Totti è ammirato. Perché è semplice, non cerca le telecamere, non vuole mettersi in mostra. È una persona come tutti noi, con una sola differenza: è l’ottavo re di Roma. Perché quando si va all’estero o uno straniero ti chiede da dove vieni, se rispondi Roma, vedrai che ti diranno: “Ah, Totti Totti!!”. Perché il capitano giallorosso è un simbolo della capitale. Il suo nome è legato indissolubilmente a quello della città eterna. Proprio come Roma, lui sarà in aeterno il capitano della Roma.

Tanti auguri Francesco, ora che sei diventato grande, non potrai più portare i tuoi compagni alla vittoria, dovrai guidarli dalla tribuna, in giacca e cravatta, come fa un padre con i propri figli.

Tommaso Prantera (@T_Prantera)

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