Per un ragazzo che nasce a Savona, ricevere un’offerta del Genoa ad appena 18 anni, è un’opportunità impossibile da rifiutare. Christian Panucci non è da meno e così, dopo un anno, il giovane terzino, fa il suo esordio in Serie A.

È l’ultima giornata, i rossoblù non si giocano nulla e contro il Napoli Panucci viene mandato in campo da Bagnoli nel suo ruolo naturale: terzino destro. L’inizio però è da dimenticare. Il ragazzo tenta un dribbling su Ferrara, il risultato non è quello sperato: il suo avversario recupera palla, fa ripartire i suoi, rete. Inizio di carriera da incubo, con una caratteristica già in evidenza: la personalità. Quella personalità che Christian porterà con sé per tutta la carriera e che non sempre lo aiuterà. Spesso è stato definito un rompiscatole per questo suo carattere molto forte, ma a lui non è mai importato, si è sempre preso le sue responsabilità. Il ragazzo è un talento, si vede, ha una grinta e una voglia di recuperare palla fuori dal comune. Tutte caratteristiche non passano inosservate prima al Milan e poi al Real Madrid. All’epoca sulla panchina dei blancos sedeva il tecnico perfetto per Christian: Fabio Capello. Panucci, primo italiano a vestire la maglia dei galacticos, ha rischiato di non arrivarci mai. Ebbene sì, il terzino destro nel 1996 è stato selezionato per la spedizione olimpica italiana, ma si infortuna al ginocchio e, con la solita grinta, decide di tornare a Milano, il prima possibile, per recuperare. Dopo 2 scali arriva a New York, pronto per tornare in patria, ma il suo bagaglio viene smarrito. In quel momento la fortuna, che fino ad allora gli era stata avversa, decide di accompagnarlo: Christian trova un volo diretto per Milano e cambia così aereo. Una volta atterrato viene a sapere che l’aereo che doveva prendere lui è esploso in volo. Dopo essere scampato alla tragedia inizia la sua vita a Madrid. Nella capitale spagnola Panucci si sente a casa, la sua carriera è ai massimi livelli. Sulla schiena porta il numero 2. Nel Real questo numero è sacro, perché prima del terzino nostrano, lo indossava un giocatore che ha fatto la storia dei blancos: Miguel Porlàn Noguera, conosciuto semplicemente come Chendo. Ma le responsabilità non sono un problema per Christian e con i suoi compagni farà parte degli eroi della settima. Così vennero soprannominati Panucci e compagni dopo la vittoria della Champions nel 1998 ai danni della Juve. Fabio Capello se ne va e per Panucci cominciano i problemi, tanto da essere costretto ad andarsene, seppur controvoglia.

Dopo un brutto periodo Panucci ha un’altra possibilità, probabilmente l’ultima. Capello che lo conosce bene lo vuole a tutti i costi alla Roma. La fortuna, ancora una volta, ha sorriso al giocatore facendo sì che ritrovasse l’allenatore tanto amato. Dopo anni passati più in panchina che in campo Christian arriva nella capitale con la voglia che aveva a Genova. La piazza lo accoglie con molta diffidenza, ma lui è consapevole delle sue capacità e poi adesso c’è Capello. Dopo poche partite, tutti si innamorano di lui e non potrebbe essere altrimenti vista la grinta che mette in campo. Panucci torna quello di Genova, quello di Madrid, la fascia destra è sua, guai a chi la invade. Con 29 reti è il difensore giallorosso più prolifico di tutti i tempi. Ma anche qui, come in passato, cambia allenatore e cominciano i problemi. Dopo la Roma è arrivato il momento di smettere, ma la voglia di segnare e sradicare la palla agli avversari è troppa, così chiude la sua carriera poco dopo, con il Parma.

Una vita da difensore, ma che alla fine è stata più da attaccante, con la grinta e la personalità che lo hanno sempre contraddistinto. Sempre composto, ma mai docile, sempre pronto a prendere le cose di petto, assumendosi le proprie responsabilità e sempre pronto a chiedere scusa quando ce n’era bisogno. Tanti auguri a te Christian Panucci per i tuoi 44 anni pieni di gol e personalità.

Tommaso Prantera (@T_Prantera)

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