La Signora Lily, originaria della Sierra Leone, a causa della guerra civile che sta dilaniando il suo paese, decide, nel 1991, di emigrare in Europa, in Germania e più precisamente nella capitale, Berlino. La città si sta riprendendo dalla caduta del muro, è ancora molto lontana dalla grande metropoli dei giorni nostri. Qui la donna incontra il tedesco Matthias Rudiger, da cui, il 3 marzo 1993 avrà Antonio Rudiger.

Il piccolo Antonio non ha un’infanzia facile, dovuta anche dal quartiere in cui vive: Neukolln. A sud della grande città si staglia questo quartiere multietnico e molto povero, dove è complicato vivere per un bambino, ma se hai un sogno e la mentalità giusta è tutto un po’ più semplice. È proprio così che è cresciuto Rudiger, con un sogno nel cassetto: diventare calciatore. Comincia a giocare a livello agonistico già all’età di sette anni, nella squadra del suo quartiere, il VfB Sperber Neukolln. A 13 anni, quando milita nell’Herta 03 Zehlendorf FC, riesce a mettere in mostra tutte le sue qualità di difensore, soprattutto grazie al suo fisico possente rispetto ai suoi coetanei e alla sua abilità negli anticipi. Tutte caratteristiche che lo portano, nel 2008, al Borussia Dortmund. Nonostante le ottime prestazioni con le giovanili dei gialloneri, il centrale non convince del tutto. Lo Stoccarda non ci pensa due volte e lo ingaggia per la seconda squadra. Tutto questo quando Antonio ha appena 17 anni.

Con la nuova società arriva per Rudiger il definitivo salto di qualità, testimoniato anche dalla prima chiamata in nazionale Under-17. Con la sua consueta umiltà e forza di carattere riesce ad imporsi sia in nazionale sia con il club e infatti, nella stagione 2011-2012, diventa titolare al centro della difesa dello Stoccarda. La sua ottima stagione, attira su di sé i riflettori di molte squadre tedesche, tra cui proprio il Dortmund che lo aveva scartato. Tutte le offerte saranno rifiutate, lo Stoccarda sa che ha in casa un talento purissimo e vuole tenerselo stretto. Dopo alcune stagioni passate tra alti e bassi, a causa dei vari infortuni, nell’estate 2015 lascia lo Stoccarda dopo 82 partite e appena 2 cartellini rossi. Proprio questa statistica lo porterà ad essere definito il gigante buono.

Nonostante i problemi fisici che ne hanno ritardato la definitiva esplosione, la Roma punta ciecamente su di lui. Antonio arriva nella capitale tra lo scetticismo generale. È sconosciuto alla maggior parte dei tifosi, ma gli addetti ai lavori ne sono convinti: il ragazzo ha talento. Le sue prime apparizioni con la maglia giallorossa sono tutt’altro che convincenti, ma bisogna dare tempo ad un calciatore del 1993 e infatti, a metà stagione, il centrale comincia a migliorare. A fine campionato sarà titolare inamovibile della retroguardia romanista. Traguardo molto importante in vista anche degli Europei. Ovviamente è nella lista dei convocati per il torneo in Francia, ma ancora una volta, Rudiger si infortuna, in allenamento con la Germania: rottura del crociato. Un infortunio bruttissimo, che avrebbe scoraggiato molti giocatori, ma non l’ex Stoccarda. È proprio lui che, durante una cena di squadra con la nazionale, con il sorriso sulle labbra rassicura tutti: “Tranquilli, è successo a me non a voi”. Parole che dimostrano tutta la forza d’animo del ragazzo. Lo stesso ragazzo che fin da piccolo sa che cosa significa soffrire: “Sono un ragazzo positivo, vengo da una famiglia povera, e so che significa lottare per ottenere qualcosa. Non mi arrendo mai, che sia un infortunio o una partita. Mi devono ammazzare per fermarmi”.

Uno spirito da guerriero che accompagna Antonio da quando viveva Berlino e che gli permette di affrontare la vita con una personalità fuori dal comune. Personalità che mette in campo in ogni partita. Ma non c’è solo il lato da duro. Infatti come afferma anche il suo fratellastro-agente, Rudiger è un ragazzo maniaco per la pulizia e per l’ordine (sopratutto per i calzini), tutte caratteristiche che ha preso da mamma Lily.

Tanti auguri a te Rudiger, muro di Berlino costruito dal basso e destinato ad arrivare in alto.

Tommaso Prantera (@T_Prantera)

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