Quando da piccolo (o magari anche qualche anno dopo) vieni schierato in porta, il tuo unico compito è pensare a salvare dei gol. Il piccolo Alessio Scarpi, però, mai avrebbe immaginato che oltre a portiere sarebbe anche diventato un eroe.

Eroe. Spesso si abusa di questo termine. Ma cosa vuol dire essere un eroe? Difficile dare una definizione universale, ma su una cosa non si può essere d’accordo. Quando qualcuno salva la vita ad un’altra persona, lì sì, sei indubbiamente un eroe. Parlare della lunga carriera di Scarpi, dal vivaio Inter fino alla lunga militanza al Genoa, sarebbe solo accessorio. Perchè davanti a un gesto così tutto il resto sarebbe un qualcosa “in più”. E si sa: il troppo stroppia.

30 novembre 1998. Si gioca, in una tranquilla e assolata giornata, Udinese-Cagliari. Partita che non passerà alla storia per un punteggio clamoroso, un gol da cineteca o una parata impossibile. Passerà alla storia per un intervento del portiere, ma che poco ha a che fare con il calcio. In un contrasto del tutto fortuito, il centrocampista dei friulani Tomas Locatelli colpisce Grassadonia, difensore dei sardi, in caduta. Il giocatore dei rossoblu cade a terra, “como corpo morto cadde”. Inizialmente il gioco non si ferma, ma Grassadonia rimane lì, inerme. Il primo a corrergli incontro (e in maniera davvero provvidenziale) è proprio il numero uno dei sardi Alessio Scarpi che, con un intervento di primo soccorso, pratica la respirazione bocca a bocca al compagno, in attesa che arrivi l’assistenza medica. Sarà poi il medico del Cagliari a salvare la vita a Grassadonia, ma senza l’intervento del portiere di Jesolo, non saremmo qui a parlare di tragedia sventata. Chapeau!

Auguri ad Alessio Scarpi, eroe vero che merita un 10 in pagella.

Gabriele Amerio (@gabrieleamerio)

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