C’ pienz tu Cirù?

Slogan e citazione. Da italiana a Mondiale. Da napoletana a romana, d’adozione. Un riferimento, Ciro. Immobile, però, non Di Marzio. Immortale, lui, vuole diventarlo con la Lazio. Immobile di nome, non di fatto. Movimenti in profondità e corse a perdifiato su e giù per il campo, in continuazione. Generoso, in campo come fuori. Come quando si è trattato di dare il proprio contributo alle popolazioni colpite dal terremoto. Telefono in mano e via, chiamate agli amici di una vita per raccogliere quante più magliette possibili da mettere all’asta. Dalla sua a quella di De Gea, fino agli ex compagni di Sevilla e Dortmund. Fedele, come quando segna e decide di non esultare contro il Pescara, il suo Pescara. Il pubblico non solo accetta le “scuse” ma si alza in piedi ed intona un coro per lui. Lì dove ha dato tanto, ha avuto tutto. Una promozione in serie A con Zeman che ancora ripensandoci si commuove. I gradoni, durante il ritiro estivo, dove non ha mai mollato, testardo com’è, e poi quell’intesa con il compaesano Insigne che ha fatto gioire tutti. Il maestro istruiva e loro, faccia da scugnizzi, capivano al volo, ed eseguivano. E come eseguivano, aggiunge il sottoscritto. Capocannoniere della serie cadetta, tanto per cominciare. Poi il salto in serie A, Genoa prima e Torino poi. Per sua stessa ammissione a scuola non è mai stato il primo della classe, ma evidentemente i maestri non l’hanno mai saputo prendere, perchè quando incontra Ventura, è altra un’epifania, dopo Zeman. Bomber anche in serie A, di razza. E allora capocannoniere nel miglior Torino della gestione Cairo. E l’Europa? Lo brama, lo desidera. Dortmund prima, Sevilla poi. Due esperienze dove non ha convinto più di tanto. Fortuna nostra, della serie A che lo ha abbracciato dopo solo due anni. Passaggio all’ombra della Mole, ancora una volta, e poi via, direzione Colosseo. L’eredità è di quelle pesanti. Ciro è chiamato a non far rimpiangere Klose, mister 16 gol ai mondiali. Paura? Nessuna. Solo tanto sacrificio e passione. Idolo, dopo soli pochi mesi, di una tifoseria che necessitava di un ancora di salvataggio. Una luce a cui aggrapparsi. Si passa dal “palla a Klose e s’abbracciamo” al “C’ pienz tu Cirù“. Lui risponde, quasi sempre, presente. Già 13 gol in stagione per lui. Di nuovo felice e sorridente, come ai tempi di Ventura e Zeman. Il merito è suo e delle sue donne. No, badate bene, il plurale è voluto e non per intendere una vita stravagante al di fuori del campo di calcio. Loro sono Jessica, Michela e Giorgia, rispettivamente moglie e figlie. Ed una compagna speciale con la quale, a dire il vero, a volte tradisce la sua Jessica, quella playstation alla quale proprio non sa dire no. Gol ed esultanze, anche lì, come testimoniano i video sui social. 

Oggi spegne 27 candeline, con una carriera che ha già dato tanto ma che non è certo in fase calante. E allora auguri Cirù. Scugnizzo giramondo, ma ormai pure un pò pischello.

Sta senza pensier

Stefano Gaudino

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