Si chiama Luigi Ferraris la società costituita da Genoa e Sampdoria per riqualificare lo stadio di Genova. E proprio ieri ha presentato in Comune il proprio progetto, compreso di prospetto di spesa da 45 milioni di euro.

Servono ancora il via libera del Comune e, nel caso, almeno tre anni di lavori, ma Marassi non farà la stessa fine di San Siro, destinato ormai all’abbattimento. Genova avrà finalmente uno stadio moderno, dotato di centri commerciali, ristoranti e aree per il tempo libero, come ormai è abitudine nelle grandi città d’Europa. Previsti lavori anche per spogliatoi, bagni e la tribuna superiore.

Per iniziare, però, mancano ancora alcuni passaggi burocratici. Secondo la legge stadi, entrambe le società devono avere solidità economica e prevedere concessioni fino a 99 anni per accedere alle agevolazioni per la ristrutturazione degli impianti sportivi.

Quella completata, insomma, è soltanto la prima fase. Appurato che il progetto rientra nella normativa europea, il Comune deve convocare entro i prossimi 3 mesi la conferenza dei servizi preliminare, che esaminerà l’opera. Se Palazzo Doria-Tursi, sede del Consiglio Comunale, darà il via libera, va presentato il progetto definitivo e viene convocata la conferenza dei servizi finale, che deve rilasciare i permessi per costruire e allungare la concessione esistente – che scade nel 2022 – a 99 anni. Non uno stadio di proprietà, ma quasi.

Una lunga trafila che non entusiasma i genovesi, ma le società, di comune accordo, pensano di far partire i cantieri per la primavera – estate 2020 e chiudere, a tappe forzate, nel 2022.

La prima pietra per il lieto fine della vicenda Marassi è quindi al suo posto. Costruito nel 1911 e di proprietà del Comune di Genova, nel 2016 è stato dato in concessione alla Luigi Ferraris, società costituita a metà da Genoa e Sampdoria. A fine 2017 il sindaco Marco Bucci aveva annunciato di voler mettere in vendita l’impianto, ma non si trovò un accordo: le due società valutavano il Ferraris 7-8 milioni, l’Agenzia del Territorio 18,4.

Ora, invece, qualcosa comincia a girare per il verso giusto. Non sarà lo stadio affacciato sul mare immaginato dal presidente Ferrero, ma finalmente Genova avrà uno stadio moderno. Imprevisti permettendo.

Stefano Francescato