Un abbraccio che vale un gol

Il calcio è un grande – e bello – romanzo popolare; ognuno di noi scrive la sua pagina, una piccola storia che racconta passione e amore verso questo sport. La storia di oggi è quella di Federico Chiesa, che con un semplice gesto ha dimostrato come il calcio sia, prima di tutto, emozione e sentimento. Se si prova a coglierne una logica, si rimane molto delusi, perché spesso solo il cuore è la chiave per decifrare ciò che vediamo.

Fiorentina-SPAL, minuto 56′: Chiesa segna il terzo gol per i viola, su assist di Pjaca, e comincia a correre verso bordocampo. Indica una persona e la abbraccia con tutte le sue forze; non un raccattapalle qualsiasi, ma è il suo fratellino. Il tutto, sotto lo sguardo fiero e commosso del papà Enrico, come ogni domenica in tribuna per assistere alle partite del figlio.

Un abbraccio, un semplice gesto che in realtà racchiude in sé il vero valore dello sport, ciò di cui ci siamo innamorati la prima volta che abbiamo calciato un pallone. Non schemi, non moduli, non formazioni ma pura passione. Del resto, il calcio non è complicato, ha solo bisogno della giusta chiave per essere decifrato. E, non appena dentro, inizia la magia; una giostra su cui, una volta saliti, è difficile scendere. E’ il bello del gioco, del calcio, dello sport.

“Non gli do mai consigli tecnici o tattici, gli dico solo di essere sempre educato e di usare la testa”

Dare consigli tecnici o tattici a Federico? No, per quello c’è il suo allenatore. Io gli dico solo di essere sempre educato e di usare la testa” così Enrico Chiesa alle domande incalzanti dei giornalisti. Perché noi tutti ci chiediamo cosa possa consigliare un papà, ex calciatore, al proprio figlio che ne vuole ripercorre le gesta in campo. In realtà, la risposta è molto semplice: ciò che consiglierebbe un normale genitore, e cioè divertirsi e giocare, cercando sempre di comportarsi bene. Belle parole, che ci ricordano come il calcio sia un gioco. Certo, crescendo subentrano anche altri aspetti, è inutile negarlo, ma è comunque bello pensare che alla fine, quando rincorriamo un pallone, siamo sempre i bambini di un tempo, che giocano e si divertono; con la stessa passione, con lo stesso amore.

A cura di Filippo Angelo Porta (@FilippoPorta)

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