Più una domanda sincera che una premessa: era davvero una partita tra Under 21 quella di questa sera? Tra lo stupore e un’espressione corrucciata, dopo i primi 30′ ci si guarda intorno, increduli, e si sorride: grazie al cielo, o a chi volete, esiste il calcio. Sì perché a Cracovia va in scena una delle più belle finali di un Europeo “minore”, ma più per definizione che per altro: una sfida tra culture, storie di popoli ed mire politiche tra il ‘400 e il ‘600. E alla fine, a vincere, è la Germania che batte 1-0 la Spagna e alza la Coppa dopo il successo targato 2009. Ma non passano più di due minuti per capire che non sarebbe stata una partita qualunque: l’elettricità dell’ambiente del Cracovii Stadion trascende i limiti dello schermo televisivo e giunge allo spettatore con velocità immediata. In Polonia è “invasione tedesca”: scusateci la metafora. Maglie bianche per il 70% del pubblico e clima fraterno con gli spagnoli presenti.

In campo è un altro discorso: anzi, viene naturale chiedersi quale “fagiolo di Balzar” abbiano preso i ragazzi di Kuntz che, dopo essere arrivati ai rigori contro l’Inghilterra, mettono in mostra una condizione da “appena spacchettati” da far invidia ai più grandi della Nazionale maggiore. Avete presente, poi, la Rojita vista nel secondo tempo della gara contro l’Italia? E quella dell’esordio contro la Macedonia? Bene, scordatevela: d’altra parte Celades l’aveva detto, “gli italiani ci hanno fatto faticare”. Di fatti, il primo tempo si gioca in una sola metà campo, e ad attaccare sono sempre quelli in casacca bianca: al 7′ cross dalla sinistra di Gerhardt e colpo di testa tagliato di Meyer che si stampa sul palo. Kepa suda freddo. Due minuti più tardi Arnold dai trenta metri trova un effetto “alla Pirlo” che per poco non insacca all’incrocio dei pali. Il portiere spagnolo chiama a casa e fa sapere che sta bene, nonostante il “coccolone”. Al 16′ Gnabry cerca di far spalancare bocca e occhi al suo nuovo allenatore Carletto Ancelotti con un tiro al volo di sinistro dopo un controllo a seguire: ma la sensazione è che, prima o poi, i tedeschi passino in vantaggio. Così, al 40′, Toljan ipnotizza Jonny e va al cross dal fondo ancora una volta per la testa di Mitchell Weiser: il più basso in area di rigore, un classico. Torsione del capo e pallone piazzato lì dove Kepa può solo immaginare: alle sue spalle, ma in rete. Vantaggio della Germania e Rojita sulle gambe nei primi 45′.

Negli spogliatoi Celades apre YouTube e ricorda ai suoi il perché siano in finale a giocarsi l’Europeo Under 21, poi chiede le generalità a Saul per capire se stesse contando sullo stesso giocatore schierato contro l’Italia o con un sosia venuto da lontano: lui risponde correttamente e nel secondo tempo la Spagna si sveglia. Dopo una prima fase di studio, al 58′ lo stesso talento colchonero prova a giro, ma Pollersbeck para in angolo. Preparate i popcorn: si accende la partita. Al 60′ imbucata geniale per Gnabry che le piazza con l’esterno, ma trova davanti a sé un super-Kepa, ripreso dai brividi della prima frazione. Dodici minuti più tardi, Dani Ceballos rischia di buttar giù lo stadio con un destro potentissimo che sfiora il palo, spostandolo con la propria forza d’urto. Poi mattoni e cemento: negli ultimi 15′ la Germania costruisce un muro impossibile da superare, fino al triplice fischio. Dopo otto anni i tedeschi vincono l’Europeo di categoria, il secondo della loro storia, battendo la grande favorita del torneo. Una competizione, questa, che volge al termine tra gli applausi finali, a testimonianza del fatto che in Polonia è stato fatto un gran lavoro da parte di tutti: dagli addetti ai lavori alle squadre partecipanti. Un po’ di rammarico rimane, per come è finita l’avventura degli Azzurrini, ma il calcio è bello anche per questo: permette di guardare altrove, sin da subito. E prima dei titoli di coda un appello, finale, passa impetuoso in mente: per favore, non chiamatelo più “Europeo minore”. Chiamatelo “Europeo”, e basta: il resto sono chiacchiere.

A cura di Antonio Torrisi (@ped1722)

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