Finisce una carriera fatta di 19 trofei e 427 gol, la cavalcata di uno dei migliori giocatori della storia d’Africa. Samuel Eto’o, 38 anni, si ritira. Giocava da un anno nel Qatar SC, ormai lontano dai riflettori del calcio europeo, che ha imparato a conquistare a suon di magie.

Nato nel 1981 a Douala, inizia a giocare nella piccola squadra cittadina dove il suo talento viene notato dagli osservatori del Real Madrid. A soli 15 anni viene aggregato alle giovanili, ma il regolamento delle squadre di Segunda Divisiòn B non gli permisero di scendere in campo. Nel 1998 gioca allora in prestito nel Leganes, in Serie C, dove gioca 28 partite e segna i suoi primi tre gol spagnoli. Viene poi parcheggiato per sei mesi all’Espanyol, ma non gioca mai.

Nel 2000 lascia il Real per 4,5 preferendo il Maiorca, dove diventa – ed è ancora oggi – il miglior marcatore nella storia del club (66 gol in 5 stagioni). Nel 2003 vince la prima e unica Coppa del Re dei biancorossi, segnando una doppietta nella finale contro il Recreativo Huelva.

Il grande salto arriva ad agosto 2004, quando per 27 milioni passa al Barcellona. Il suo passato madridista – con cui però non ha praticamente mai giocato – si dimostra fin da subito trascurabile per i tifosi blaugrana. Vince due campionati di fila – più un titolo capocannonieri nel 2005, mancato di un gol l’anno prima – e si prende anche la Champions 2006, firmando il gol del pareggio nella finale di Parigi vinta 2-1 contro l’Arsenal. Il trio Eto’o – Ronaldinho – Messi – rimarrà per anni tra i più forti della storia del Barcellona.

La musica cambia nel 2008, quando sulla panchina dei catalani arriva Pep Guardiola. Il nuovo tecnico non sembra voler puntare sul camerunense, ma alla fine è costretto a ricredersi: 30 reti in campionato, più Coppa del Re e Champions – in cui segna in finale contro il Manchester United. Il tridente si rinforza con la sostituzione di Ronaldinho con Thierry Henry: i tre segnano il numero pazzesco di 100 gol in stagione, e 36 sono di Eto’o. E’ il Barça dei record, l’unica squadra a vincere tutti i trofei in palio in una stagione. Rimane il 5° marcatore della storia del club con 130 gol, preceduto solo da Rivaldo, Luis Suarez, Cesar Rodriguez e Lionel Messi.

La sua storia diventa italiana nell’estate 2009, quando si trasferisce all’Inter in cambio di Zlatan Ibrahimovic. Segna all’esordio, in Supercoppa Italiana a Pechino contro la Lazio, persa dai nerazzurri. E’ tra gli eroi dello storico Triplete del 2010, con il suo gol agli ottavi di Champions contro il Chelsea e la sua monumentale prestazione da terzino sinistro nella semifinale di ritorno contro il Barcellona, con l’Inter in dieci per l’espulsione di Thiago Motta – il famoso “occhiolino” di Busquets. E’ il primo giocatore della storia a fare il Triplete per due anni di fila e con due squadre diverse. Nel 2011 segna ben 36 reti in stagione, uno in meno del record storico dell’Inter.

Nell’estate 2011, a sorpresa, decide di lasciare l’Inter per giocare in Russia con la maglia dell’Anzhi, nuova e ambiziosa formazione che gli offre un ingaggio di 20 milioni l’anno, il giocatore più pagato nella storia del calcio. La Russia lo lascia scontento e ai margini del grande calcio per due anni, fino al 2013, quando firma con il Chelsea e ritrova Josè Mourinho. Solo 21 partite, ma a Londra si ricordano ancora la sua tripletta contro il Manchester United.

L’addio al Chelsea è la fine della parabola d’oro di Eto’o. Passa all’Everton, ma a gennaio 2015 torna in Italia con la maglia della Sampdoria. Farà soltanto due reti e a giugno lascerà Genova. Fa in tempo a prendersi l’ultimo record, diventando il miglior marcatore del campionato turco con la maglia dell’Antalyaspor, di cui fa anche l’allenatore ad interim. Si salva con il Konyaspor, per poi chiudere la carriera con un anno in Qatar.

Stefano Francescat0