Nel pomeriggio di ieri, Ruggiero Rizzitelli, ex-bomber di Cesena, Roma, Torino e Bayern Monaco, nonché grande tifoso giallorosso, si è concesso ai nostri microfoni per analizzare il momento che sta passando la squadra di Eusebio Di Francesco. Personalmente, ci tengo a ringraziarlo a nome di tutta la redazione di Agentianonimi.com per la sua disponibilità e cordialità.

La Roma ha avuto una partenza deludente: dopo 5 giornate, si ritrova con soli 5 punti in classifica e, rispetto alla scorsa stagione – dove è stata una delle squadre che si è difesa meglio – ha subito già 9 reti. Quali sono, secondo lei, le cause di questa situazione?

“Il problema è capire da dove nasce questa situazione. Non è solo un problema di condizione fisica, ma anche di testa. E’ incredibile pensare come una squadra che ha iniziato la stagione poco più di un mese fa e che l’anno scorso ha raggiunto le semifinali di Champions League, oggi si ritrova tredicesima-quattordicesima in campionato. Siamo di fronte a duna squadra che non ha né testa né coda; allo stato attuale, non c’è un reparto che si salva: la difesa fa acqua da tutte le parti, il centrocampo non fa filtro e l’attacco segna poco. La situazione è critica: in questo momento, solo i ragazzi possono venirne fuori. Hanno accettato – giustamente – le critiche, anche se in passato a volte sono state esagerate. E’ veramente difficile al momento trovare qualcosa di positivo, in questa squadra, perché con la sconfitta di ieri si è toccato il fondo. I giocatori devono parlare fra di loro e confrontarsi in spogliatoio: è meglio avere uno scontro a muso duro che provochi una reazione, piuttosto che non venirne fuori”.

Soprattutto, la sconfitta di ieri contro il Bologna è stata davvero pesante…

“E’ pesantissima la sconfitta di ieri. Le prime gare delle Roma, sulla carta, erano non facili, ma facilissime. La più preoccupante è stata quella con il Chievo all’Olimpico. Perché in vantaggio 2-0 contro una squadra del genere, che tra l’altro era stata anche appena penalizzata, ci si è fatti recuperare e, se Olsen non va a salvare quel pallone calciato da Giaccherini al ’93, si rischia anche di perderla. Quella partita è stato il segnale più eclatante che ha dimostrato che non è solo questione fisica o di testa, ma che proprio nulla funziona al momento”.

Non pensa che forse sia stata una decisione troppo affrettata quella di vendere, in un solo colpo, Alisson, Nainggolan e Strootman?

“Strootman è venuto dalla società l’ultimo giorno di mercato con la proposta dell’Olympique Marsiglia. Quando un giocatore si presenta così, capisci che vuole cambiare aria. La realtà dice che Strootman ha manifestato la sua volontà di partire. Se la Roma avesse deciso di metterlo sul mercato, non lo avrebbe nemmeno fatto giocare a Torino alla prima di campionato. Nainggolan, invece, era un cessione voluta sia dalla società che dal giocatore e tutto è stato curato nei minimi dettagli. Se uno non vuole andare via, manifesta la sua volontà di rimanere, come ha fatto ad esempio Dzeko. Pensare a chi è andato via, in questo momento, è riduttivo: bisogna pensare a chi c’è, anche perché non voglio pensare che sia questa la vera Roma di quest’anno, anche perché sulla carta, a parte il Milan, non ha trovato squadre di gran livello”.

In Champions, invece, è arrivata la sconfitta con il Real Madrid…

“Sì, una sconfitta che ci può stare, anche se c’è modo e modo e di perdere. La Roma  è una società che negli ultimi anni è migliorata tanto e ha alzato notevolmente il livello della sua rosa, arrivando addirittura sino alla semifinale di Champions dello scorso anno. Quindi, questo gap con le big europee si è ridotto. Se poi vai al Bernabeu e subisci trenta tiri in porta, allora vuol dire che c’è qualcosa che non va. O, comunque, i giocatori si sono sentiti “bravi” dopo i risultati della scorsa stagione e sono partiti con la testa sbagliata. Nessuno si aspettava di raggiungere un punto così basso: né io, né i tifosi, né Di Francesco, né la società”.

Ieri diverse testare riportavano la possibilità di un esonero Di Francesco già in caso di non vittoria con il Frosinone. Secondo lei, se nelle prossime 2-3 partite non dovessero arrivare i risultati attesi, è possibile un suo esonero?

“Questo fa parte del calcio. E’ normale che se non si vince mercoledì e si perde anche sabato qualcosa deve succedere. Il problema è sempre quello: non puoi mandare via tutti i giocatori, perché è impossibile, e quindi l’allenatore paga per tutti. Di Francesco lo sa e lo sanno tutti. Anche se non se lo meriterebbe, anche perché l’anno scorso è arrivato fra i mugugni dei tifosi e, invece, ha dimostrato di poter allenare una grande squadra e di saper far esprimere un gioco che diverte il pubblico. Però la società e la gente vogliono anche i risultati, quindi, se non dovessero arrivare, qualcosa dovrà succedere. Io, personalmente, credo che questa squadra abbia la forza di reagire. Guardando i nomi della rosa, non si discute. Poi, ovviamente, in questo momento non conta più la tecnica o la bravura del singolo, ma deve emergere la personalità”.

Uno di quelli che ha reso meno di tutti – sicuramente condizionato anche dal momento della squadra – è Steven N’Zonzi…

“N’Zonzi arriva da una non-preparazione: è arrivato negli ultimi giorni di mercato ed è stato subito buttato in campo. Quindi ci può stare un periodo di adattamento”.

Cosa ne pensa di Justin Kluivert?

“Kluivert è un ragazzino che è arrivato in un nuovo campionato, non conosce ancora bene la lingua, deve adattarsi ad un nuovo modo di pensare e di giocare a calcio. In più, se ci metti il momento della squadra che non permette a questi giocatori di inserirsi al meglio, è facile cadere nella critica. In questo momento sono i senatori che devono prendere in mano la squadra”.

 

Andrea Fabris (@andreafabris96)

 

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