Nella giornata odierna, noi della redazione di Agentianonimi.com abbiamo contattato ed intervistato Stefano Fiore, ex-centrocampista della Lazio dei primi anni duemila, che ha deciso gentilmente di rispondere alle nostre domande. Da parte di tutta la redazione, a lui va il nostro ringraziamento per la sua disponibilità.

Dopo la grande stagione dello scorso anno, che ha visto la Lazio sfiorare la qualificazione alla Champions League, quest’anno attorno alla squadra c’è un clima di tensione – che ha portato al ritiro di Formello degli ultimi giorni –  per una partenza non tanto positiva e al di sotto delle aspettative. Quali pensa possano essere le cause?

“Io parlerei di una squadra che non è più quella dell’anno scorso e che magari – soprattutto nelle ultime settimane – non ha fornito delle prestazioni eccellenti: ha fatto una brutta partita a Nicosia e, contro il Chievo, ha fatto male soprattutto nel primo tempo. Però, la squadra è assolutamente in linea con gli obbiettivi che deve raggiungere. Di certo, non è la squadra bella e brillante dell’anno scorso, però, nonostante questo, soprattutto perché ha i suoi migliori giocatori in un non buono stato di forma, sono ad un punto dal quarto posto e ancora in lotta per un posto Champions.”

Due giocatori che stanno rendendo, appunto, al di sotto delle aspettative sono Luis Alberto e Sergej Milnkovic-Savic. Pensa che le voci di mercato che aleggiano intorno a loro possano essere fra le cause di questo loro rendimento?

“Soprattutto per quello che riguarda Milinkovic, forse sì. C’è stato molto clamore e rumore intorno al suo nome, già prima del Mondiale. Poi, non sono arrivate probabilmente quelle offerte e quelle squadre che lui pensava di poter raggiungere o meritare visto quello che aveva fatto l’anno scorso. Sicuramente, nella testa non è libero, ma non sta neanche bene fisicamente. Per quanto riguarda Luis Alberto, invece, credo che principalmente sia un problema fisico: è dall’inizio dell’anno che gioca con questo pseudo-problema al pube, e ciò lo sta condizionando. Sono i giocatori chiave di questa squadra e gli uomini di maggior qualità. La squadra risente fortemente delle loro mancanze.”

In ottica quarto posto, chi vede favorito fra Lazio, Roma e Milan?

“E’ difficile dirlo. Da un punto di vista dell’organico, la Roma ha qualcosina in più. In questo momento il Milan è davanti, ha un piccolo vantaggio è sta colmando con altre caratteristiche questo gap tecnico. Si lotterà fino alla fine e, probabilmente, ad oggi, nessuno sta mostrando grandissima continuità fra le tre. Chi risolverà questo problema per primo, sarà la favorita. Ad oggi, ripeto, solo per l’organico, la Roma è superiore alle altre.”

Lei ha giocato insieme a Simone Inzaghi: già ai tempi si poteva notare che aveva le caratteristiche per diventare, in futuro, un ottimo allenatore?

“Da giocatore, sinceramente, a me sembrava tra i meno adatti a diventare allenatore in futuro o, almeno, così sembrava a me. Era un profondo conoscitore di calciatori, di tutti i campionati e tutte le categorie, perché seguiva il calcio a 360 gradi, però, se avessi dovuto indicarne qualcuno, lui non sarebbe stato fra questi. A maggior ragione, vanno evidenziati i suoi meriti, che sono tanti ed evidenti a tutti. Soprattutto, poi, non ha patito il salto dal settore giovanile alla prima squadra e sta bruciando le tappe ed è giustamente considerato uno dei migliori allenatori italiani al momento.”

Stefano Fiore (oggi 43 anni), ai tempi della Lazio: dal 2001 al 2004 ha collezionato 133 presenze e 30 reti, vincendo una Coppa Italia. Per lui, anche 38 presenze con la maglia della Nazionale, che ha rappresentato a Euro 2000 e Euro 2004.

Lei alla Lazio è stato allenato da Roberto Mancini, che era ad una delle sue prima esperienze in panchina. Pensa che sia l’uomo giusto per risollevare la Nazionale? Lei da che calciatori ripartirebbe?

“Tra le figure che potevano essere messe a capo di un progetto in questo momento storico, era sicuramente il nome più papabile. Anche se è uno molto bravo e di grande esperienza, non può fare miracoli da solo. La sua mano comincia a vedersi: nelle ultime partite la squadra comincia a far vedere la sua identità; gli manca ancora qualcosina, soprattutto nel reparto offensivo, dove manca un finalizzatore. Siamo sulla buona strada. Chiaramente dopo le macerie dell’estate post-Mondiale, c’è tanto lavoro da fare. L’Italia ha tanti giovani che  si stanno mettendo in evidenza. I nomi da cui ripartire non sono straordinari o di fenomeni, ma sono tutti nomi da cui ripartire per costruire un progetto importante o duraturo.”

Lei ha fatto parte di una Nazionale che probabilmente è stata una delle più forti della nostra storia, pur non avendo vinto nulla. Cosa ricorda della sua esperienza in Nazionale?

“Io ho fatto due Europei, purtroppo non ho fatto i Mondiali. Quella Nazionale, pur non vincendo, era composta da calciatori fenomenali in tutti i reparti ed era bello e gratificante giocarci. Ricordo soprattutto l’Europeo del 2000, che fu incredibile e che forse avremmo anche meritato di vincere. Purtroppo il calcio a volte regala delle brutte sorprese. Ricordo la semifinale con l’Olanda: una gara incredibile, dove anche con un pizzico di fortuna riuscimmo a portarla a casa ai rigori. Man mano che la partita andava avanti, noi eravamo sempre più convinti di farcela, perché vedevamo negli occhi degli olandesi la paura di non vincere una gara che stavano largamente dominando.”

In carriera, quale è l’avversario più forte che ha affrontato?

“Ne ho incontrati tanti forti e con qualcuno ho avuto anche il piacere e il privilegio di giocarci insieme. Se proprio dovessi dirne uno, Ronaldo, il brasiliano.”

Dei giocatori in attività, c’è qualcuno in cui si rivede? E quanto varrebbe nel mercato di oggi uno come Stefano Fiore?

“Un giocatore che per caratteristiche mi si può avvicinare mi sembra Lorenzo Pellegrini della Roma. E’ un centrocampista col vizietto del gol, sa inserirsi, sa giocare. Diciamo che per buona parte della carriera ho fatto l’interno di centrocampo quindi indicherei lui. Quanto varrei oggi? Probabilmente tanto, ma rimane complicato fare delle cifre.”

Lei ha vestito anche la maglia del Parma, che sta ben impressionando da neopromossa. Pensa che possa rivelarsi come la sorpresa del campionato?

“Fin qui, ovviamente lo è stato. Ciò mi fa molto piacere, perché è una squadra, una città ed un ambiente a cui rimango molto legato. Sono contento che stia andando così bene dopo l’incubo Serie D. Fino ad ora è indubbiamente stata la sorpresa, considerando anche che fatto un buon mercato, ma non eccelso. Grandi meriti vanno dati anche a D’Aversa. Spero possano andare fino in fondo.”

 

Andrea Fabris (@andreafabris96)

 

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