Mirko Pigliacelli

Mirko Pigliacelli è l’esempio di come il calcio italiano tratta frettolosamente i giovani talenti. Portiere classe ’93 nato e cresciuto nel vivaio della Roma e in una nidiata particolarmente prolifica (Florenzi, Caprari, Ciciretti ecc), Mirko ha viaggiato per anni nei club di Serie B, subendo spesso un trattamento non consono al suo talento: il Pescara l’ha lanciato e ”sputato”, e in generale il calcio italiano l’ha sempre visto come il portiere che vuole giocare coi piedi, senza saperlo fare. Una critica senza costrutto, ma ormai il calcio italiano sembrava aver ”marchiato” Pigliacelli: ecco perché Mirko ha colto al volo l’opportunità di approdare in Romania con l’ambizioso Craiova, dov’è diventato un leader e sta avendo un rendimento altissimo. Mirko Pigliacelli, che nel weekend ha segnato su rigore alla Steaua (Craiova ko 3-2 e terzo in Liga I), interrompendo una serie di cinque errori consecutivi dal dischetto per i suoi, ha rilasciato un’intervista ai nostri microfoni. Direttamente dal ritiro del Craiova, che giocherà in Coppa contro il Csikszereda (quarti), ecco le parole del portiere italiano.

IL CRAIOVA, LA ROMANIA E I MODELLI: MIRKO PIGLIACELLI SI RACCONTA

Ciao Mirko, innanzitutto ti chiedo com’è nata l’idea di approdare al Craiova: hai accettato subito oppure ci hai dovuto pensare?

”Ci ho riflettuto, perché ormai da parecchi anni giravo l’Italia in prestito. Mi è stata prospettata questa nuova avventura, e ho capito che era giunto il momento di tentare un’esperienza all’estero: mi sentivo ”bloccato” in Italia, perché non riuscivo ad uscire dalla Serie B e difficilmente sarebbero cambiate le cose”.

Come ti sei ambientato in Romania? E’ stato difficile adattarsi a una nuova realtà, e quanto ha contato il fatto di avere un tecnico italiano come Devis Mangia?

”Prima di partire e fare il primo allenamento, un po’ ci ho pensato: da buon italiano, l’Italia sembra sempre inimitabile. Poi, invece, ci ho messo davvero poco ad ambientarmi: il tecnico è italiano e fa sembrare tutto facile, la società è seria e non ci fa mancare nulla, e mi sono trovato davanti un mondo che non mi aspettavo. Tifoserie calde, stadi pieni e strutture di altissimo livello: in casa facciamo 25-30mila spettatori, per dire. Insomma, all’inizio avevo qualche dubbio, dopo mi sono chiesto: ma perché non l’ho fatto prima?”

Stai disputando davvero una grande stagione col Craiova: grandi prestazioni, grandi parate, assist e leadership. Qual è il fattore-chiave nel tuo rendimento attuale?

”Per me la fiducia è tutto. Quando senti di essere apprezzato dalla società, dall’allenatore e dalla squadra, cambia tutto. In Italia tutto questo non è quasi mai stato possibile perché si guardava poco il campo e più altri fattori extra: hanno detto tante cose di me, quando in realtà sono uno di quei giocatori che la sera resta a casa con fidanzata e cane. Mi hanno fatto passare per il ”pazzo” della situazione, e chi mi conosce davvero sa che non è così. Fiducia e ambiente mi hanno caricato al Craiova: prima avevo paura dell’estero, ora mi sento a casa e ho anche fatto degli assist”.

Si può dire che, se prima avevi paura dell’estero, oggi potresti avere ‘’paura’’ dell’Italia?

”Tornare in Italia? Dipende. Ad oggi, per come stanno andando le cose, sono ampiamente soddisfatto del Craiova: in quattro mesi, dall’estate all’ultimo aggiornamento che mi hanno mostrato a novembre, il mio valore di mercato (dato Transfermarkt, ndr) si è triplicato. A quel punto pensi, ”o sbagliavo tutto io in Italia, o qualcuno sbagliava con me”. Dopo aver vinto il secondo campionato di Serie B col Frosinone, mi sono ritrovato a diventare la seconda scelta perché era stato preso un altro portiere del ’93 in prestito: ho fatto sentire le mie ragioni, e mi hanno preso per pazzo. Tutto questo non ha senso”.

Al Craiova hai messo in mostra tutte le tue doti: sei bravo coi piedi, sai impostare l’azione dal basso e hai fatto anche un assist. Da dove derivano queste doti tecniche? Da ragazzino giocavi fuori dai pali, oppure sono doti naturali?

”Ho sempre fatto il portiere. Se vogliamo dirla tutta, solo nei primi sei mesi da calciatore, quando avevo 6 anni, ho giocato un po’ ovunque: poi, però, mi sono messo subito in porta perché mio padre faceva il portiere da giovane e volevo imitarlo. Al tempo stesso, penso che un portiere non debba saper lavorare solo con le mani: nei miei allenamenti c’è sempre una componente tecnica e di gioco coi piedi. In ogni squadra in cui ho giocato, mi sono allenato con gli altri a battere le punizioni: mi è sempre piaciuta la tecnica, e mi è sempre piaciuta l’idea del gol”.

Hai avuto un idolo in tal senso? Un portiere bravo coi piedi, magari l’Higuita della situazione, che ti ha ispirato?

”Il mio primo idolo è stato Peruzzi: lo andavo a vedere a Formello agli allenamenti e come struttura mi ci rivedevo, ovviamente con le dovute proporzioni. Poi ho apprezzato Casillas, ad oggi invece, per il modo in cui gioco apprezzo tantissimo Ederson e Neuer: a 26 anni, però, posso dire di non aver ancora trovato un portiere in cui mi rispecchio completamente. Higuita? Sono meno ”folle”, ma qualche volta anch’io ho fatto delle cavalcate palle al piede per tantissimi metri (ride)”.

IL GOL E IL FUTURO DEL CRAIOVA

Minuto 39. Steaua avanti 1-0, c’è un rigore per il Craiova: Mirko Pigliacelli va sul dischetto e segna. Sapevi già che avresti tirato tu? E cos’hai provato in quei trenta secondi a tu per tu con un tuo ‘’collega’’ portiere?

”Due giorni prima, il mister mi aveva detto che nel caso in cui ci fosse stato un rigore lo avrei battuto io. Ovviamente, provare in allenamento e ritrovarsi a farlo in partita in una bolgia come lo stadio della Steaua e mentre sei sotto 1-0, è totalmente diverso. Quando lo ‘’pensi’’ il rigore, è una cosa, quando sei obbligato a segnarlo cambia tutto. Le sensazioni? Dopo aver provato entrambi i ruoli, posso dire che è più difficile battere un rigore che pararlo: devi segnare per forza, e da portiere sapevo che sbagliando sarei stato criticato per la scelta di andare sul dischetto. C’era tanta tensione, ma ho segnato e sono entusiasta”.

Immagino che tu abbia ricevuto tantissimi messaggi dopo il gol di domenica: quale di questi ti ha colpito e ti ha fatto maggiormente piacere?

‘’Sono tre i messaggi che mi hanno colpito, per vari motivi. Sorrentino è stato il primo a congratularsi con me scrivendomi sui social. Sono stato contento anche dei complimenti di Mirante, che avevo conosciuto a Parma, ma c’è stato un messaggio che m’ha spaventato ed è quello di Pio e Amedeo. Mi hanno scritto ”ringrazia Dio che quest’anno non facciamo Emigratis, altrimenti già stavamo là”. Gli ho risposto che ringrazio la produzione per non aver confermato il programma, ma mi ero spaventato (ride, ndr)”.

Cosa può fare il Craiova? Questo club può ambire a vincere un titolo nazionale negli anni a venire, secondo te?

”Quello che sto vivendo adesso è qualcosa di impensabile. Non mi aspettavo di trovare una società perfetta come questa: non sbagliano nulla a livello di programmazione, le strutture sono eccezionali e l’organizzazione è impeccabile. Non ci fanno mancare nulla, c’è un presidente che ci capisce, ha voglia e secondo me nell’arco di un anno il Craiova giocherà solo per vincere e parteciperà a competizioni continentali. Già quest’anno ho potuto giocare i preliminari di Europa League, affrontando il Lipsia, ed è stato emozionante: non rinnego nulla di ciò che ho fatto in Italia, ma quando giochi certe partite e ti trovi davanti un attaccante che vale 60mln di euro ed è titolare nella Germania (Werner, ndr), affronti un’altra dimensione”.

Rigore ed esultanza per Mirko Pigliacelli contro la Steaua

MIRKO PIGLIACELLI, UN PORTIERE ”RIPUDIATO” DAL NOSTRO CALCIO

In Italia, secondo me, sei stato trattato ingiustamente: hai abilità coi piedi, ottima reattività. Posso dire che avresti meritato una chance in Serie A.

”Sicuramente, uno dei motivi principali per cui sono dovuto andare via dall’Italia è proprio questo. Mi hanno fatto spesso passare per quello che non ero, alcune persone hanno cercato in tutti i modi di intralciare e ostacolare la mia carriera, in maniera decisamente ”particolare”. Sostenevano che non sapessi giocare coi piedi, e ho detto la mia: questo ha fatto sì che dovessi cambiare aria, e fortunatamente è arrivata una squadra che mi ha voluto, e che ad oggi devo solo ringraziare”

Il tuo sentimento di rivalsa dopo le ottime prestazioni col Craiova è stato esternato anche dall’hashtag #nonmiavetefattoniente, ispirato anche alla una canzone di Sanremo 2018.

”Più che la canzone, mi sono ispirato alla frase. L’hanno detta altri personaggi famosi, mi è sempre piaciuta: per come sta andando, per come mi sto comportando ora e per l’ambiente che sto vivendo qui in Romania, la sento abbastanza mia”.

Diciamo che nel calcio italiano, e non solo per Mirko Pigliacelli, spesso i club hanno avuto la tendenza ad accantonare i giovani under-25 al primo errore, quasi ‘’marchiandoli’’.

”Vero. E questa è una cosa che non capisco: negli ultimi anni si è cercato di lanciare in ogni modo i giovani, poi nel momento in cui i club li hanno in rosa, non vengono messi in condizioni di esprimersi. Non mi sembra di aver fatto tutti questi errori in campo, dovunque sono andato abbiamo sempre lottato nonostante alcune situazioni difficili, e ho vinto due campionati di Serie B, ma il discorso non è mai cambiato. Per anni sono stato giudicato incapace di giocare con i piedi perché probabilmente avevo gestito male un pallone, senza commettere un reale errore che aveva portato al gol. Per fortuna nel momento giusto è arrivata questa opportunità, e sarò sempre fiero di averla accettata, perché sta cambiando tutto nella mia vita”.

LA ROMA E FLORENZI

Sei cresciuto nella Primavera della Roma, giocando in una nidiata di altissima qualità, che ha avuto il suo maggior prodotto in Alessandro Florenzi: ci racconti qualche aneddoto di quella generazione?

”Quell’annata 1992-1993 della Roma non si è più rivista e non si rivedrà per anni. Quei ragazzi, chi meglio o chi peggio, hanno fatto tutti qualcosa: Florenzi, Politano, Ciciretti, Caprari e tanti altri si sono imposti nel nostro calcio, giocando in Serie A o Serie B. La cosa che mi spaventa è che tutti questi ragazzi, giovani talenti italiani, sono stati persi dalla Roma: anche lo stesso Florenzi era stato dato in comproprietà e di fatto è stato ricomprato. Per quanto riguarda Alessandro, si vedeva già che era un giocatore di qualità superiore: si è imposto a Crotone con umiltà e sacrificio per guadagnarsi la Roma, e non sono certamente io a poter dire delle cose ulteriori sul suo conto: quello che sta facendo è sotto gli occhi di tutti, visto che gioca titolare nella Roma, in Champions e in Nazionale”.

Si ringraziano Mirko Pigliacelli e l’agente Danilo Caravello per la disponibilità.

(di Marco Corradi, @corradone91)

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