Nicola Amoruso

Nicola Amoruso è il classico numero 9, uno di quei giocatori che si buttano nella mischia per spingere il pallone in rete, incurante di botte e scontri. E non importa se a fine partita la maglietta o i pantaloncini sono sporchi e strappati, perché ciò che conta è il gol. Sono i numeri a parlare per lui: 474 presenze e 150 gol con le squadre di club, più 4 presenze e una rete nella nazionale Under-21, con la quale vinse il campionato europeo nel 1996. Detiene anche due record curiosi: ha militato in 13 squadre di A ed è andato in gol con 12 di esse (questo secondo record è condiviso con Marco Borriello). Insomma, è per eccellenza l’antesignano dei nostri girovaghi Quagliarella e Borriello (appunto), sempre alla ricerca di nuovi stimoli ed avventure.

Ma Amoruso detiene anche un altro singolare primato: con 113 reti nella massima serie è il più prolifico tra gli attaccanti italiani che non hanno mai indossato la maglia della nazionale maggiore. Ma, soprattutto, è stato un ex sia della Juve che del Napoli.

Infatti, in esclusiva per Agenti Anonimi, ha parlato delle due squadre, di campionato, di Champions e di Nazionale. Godetevi l’intervista!

“Una Juve da paura, ma il Napoli mi piace”

Siamo giunti alla sosta per le nazionali. Dopo 8 partite di campionato, possiamo tracciare un piccolo bilancio. Che Juve è stata fino ad ora e cosa pensa del Napoli?

La Juve è una squadra paurosa; ha un potenziale tecnico enorme, è tra le prime in Europa. Con l’arrivo di Cristiano Ronaldo sono migliorati rispetto all’anno scorso, ora non hanno davvero punti deboli. Complimenti alla società. Sul Napoli, ti dico che fino ad ora mi ha ben impressionato. Ancelotti è un grande tecnico e ha dato subito la sua impronta alla squadra. Ora tutti hanno la possibilità di giocare e ogni giocatore si sente più responsabilizzato”.

Quindi la differenza rispetto a Sarri, possiamo dire che sia la seguente: Sarri vinceva col gruppo, mentre Ancelotti vuole provare a vincere coi singoli?

“Credo di sì. Ora i giocatori, anche quelli che con Sarri giocavano meno, si sentono più importanti e vogliono dare il loro contributo. E questo, in una stagione così lunga, è fondamentale per raggiungere obiettivi importanti. Le energie devono essere ben dosate”.

Anche se strappare lo scudetto a questa Juve sarà durissimo…

Sì, è difficilissimo. Come ti dicevo, con Cristiano Ronaldo sono pressoché perfetti”.

Secondo lei, cos’ha portato CR7 alla Juve?

Ha portato grandi stimoli, ad una squadra che poteva essere sazia. Ora tutti vogliono dimostrare di essere all’altezza del portoghese, così ciascuno dà il massimo”.

A proposito di massimo, che Juve ha visto in Champions?

Una Juve molto convincente, soprattutto nella trasferta di Valencia. Non era semplice vincere in 10 su un campo così difficile, senza il loro miglior giocatore, ma ci sono riusciti lo stesso”.

E il Napoli?

“Anche il Napoli ha disputato due buone gare, soprattutto quella in casa col Liverpool. Nella prima partita la squadra di Ancelotti è stata molto sfortunata, poteva benissimo segnare e vincere la gara, nella seconda invece credo sia sotto gli occhi di tutti l’ottima prestazione dei partenopei contro i vice-campioni d’Europa”.

Quindi può benissimo passare il girone?

“Assolutamente, anche perché il PSG non mi sembra affatto irresistibile, sono molto discontinui e a Parigi si respira poco calcio. Dunque, sì, il Napoli ha la maturità per passare il girone. Ma non credo possa andare tanto oltre, perché gli manca un po’ di qualità per giocare certe partite”.

A proposito di PSG: condivide la scelta di Buffon di andare a Parigi?

Penso sia una questione di stimoli: lui si sentiva ancora importante e quindi è giusto che abbia continuato. Da giocatore, comprendo benissimo la sua scelta”.

Magari Buffon sogna un Juve-PSG in finale di Champions?

Gli piacerebbe, ma come ti ho detto non penso che il PSG possa arrivare a tanto. Non è ancora una piazza matura per raggiungere questi obiettivi”.

Parlando di piazze: lei ha giocato sia nella Juve che nel Napoli, qual è la differenza maggiore tra i due ambienti?

A Napoli manca un ambiente equilibrato: se vinci due partite sei da scudetto, se ne perdi due sei da retrocessione. Non c’è la via di mezzo e questo in una competizione lunga come il campionato fa la differenza. L’anno scorso il Napoli, paradossalmente, ha perso lo scudetto dopo la vittoria allo Stadium contro la Juve. Grave errore festeggiare credendo di aver già vinto il titolo”.

“Nazionale in crisi, mancano gli attaccanti forti di un tempo”

Passiamo alla nostra nazionale. Stiamo vivendo uno dei momenti più difficile, se non il più difficile, della nostra storia. Cosa dovremmo fare per uscire dalle sabbie mobili?

Ci vorrebbe una riforma strutturale, condivisa da Federcalcio e club. Ma finché ciascuno pensa solo al proprio orticello, non andremo da nessuna parte”.

Lei, a proposito di maglia azzurra, detiene un singolare primato: con i suoi 113 gol in A, è l’attaccante italiano più prolifico a non aver mai indossato la maglia della nazionale maggiore. Le fa rabbia?

Certo che mi fa rabbia, ma al tempo c’erano tantissimi attaccanti forti, a differenza di oggi. Dunque non era facile togliere la maglia ad un Baggio, Totti, Vieri, Delvecchio, Inzaghi o Del Piero. Però posso consolarmi con il titolo Under-21 conquistato nel 1996 in Spagna. E’ stata una bella soddisfazione”.

E come mai, secondo lei, oggi ci sono così pochi attaccanti di qualità?

Ai miei tempi, giocavamo tutti a calcio per la strada. So che può essere banale, ma non lo è, perché la strada ti insegna a giocare a calcio. E lì che raffini l’istinto, il fiuto del gol ed è lì che ti senti veramente libero. E poi su un campo di calcio questo fa la differenza. Oggi manca questo, si pensa soprattutto agli scarpini da 200 euro…”.

Per concludere, di cosa si occuperà in futuro?

Sto seguendo, come procuratore, vari ragazzi giovani. Penso che il mio futuro sia questo. Quest’anno conseguirò anche il patentino da agente FIFA. So bene che non è un mestiere facile, ma sono determinato a far bene”.

 

Ringraziamo Nicola Amoruso per la disponibilità.

A cura di Filippo Angelo Porta (@FilippoPorta)

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