Siamo in un periodo delicato per il nostro paese, come tutti pensano e come noi stessi abbiamo già affermato su questo portale. Perchè continuare a discutere sul presente della Serie A e non investire il tempo nel programmare il prossimo futuro?

UN’OSSESSIONE DA PLACARE

Noi siamo IL paese riconosciuto universalmente per il calcio, è un dato di fatto. Tuttavia attualmente il paese è imperversato da un virus ben peggiore, il quale ha scalato in breve tempo le gerarchie delle nostre priorità. Ammettiamolo, chi oggi pensa al calcio? Chi attende con trepidazione il weekend per poterlo praticare? Chi non si perde tutte le notizie e rimane sintonizzato su tutti i media? Pochi, per non dire nessuno.

Vedere le 20 squadre di Serie A ritornare a giocare è l’essenza della normalità della nostra vita, tuttavia il momento che viviamo implica una realtà del tutto opposta a quella che speriamo e che sarebbe con i nostri pupilli in campo. Dunque come potrebbero incastrarsi lo stato di consuetudine che porta il pallone con questa contemporaneità anomala e ricca di paure e incertezze? Più per meno non fa più…

La questione che mi lascia esterrefatto è l’ossessione che qualcuno ripone nella totale ripresa del campionato il prima possibile, come se estranei alla situazione che attraversa il paese. Discorsi per opinione personale stampalati e fin troppo insistenti, che risultano stucchevoli alla luce di 200 mila contagiati dal Covid-19 nel nostro paese (e quasi 30 mila morti). Propongo a questi personaggi di moderare i termini e cercare invece di devolvere la loro veemenza e la loro ostinazione verso chi attualmente ha bisogno di aiuto. Non è il momento di giocare a calcio, che vi piaccia o no. In questo senso, al netto del credo politico, ritengo che il Ministro dello Sport Spadafora abbia progressivamente seguito il raziocinio e non si sia abbandonato al tifo e alla fede calcistica, propendendo via via a scrivere la parola fine su questa stagione. Non ci sono le condizioni, stop. 

L’industria del calcio è fra le più importanti d’Italia, capace di generare profitti per miliardi di euro ogni anno, è un dato di fatto e il sottoscritto lo riconosce e non ci tiene a sconfessarlo. E’ altresì importante riconoscere che quello che lo circonda genera ancora più schei e sfama migliaia di famiglie, dunque è palese che stoppare questa stagione alla 26esima giornata porterà a conseguenze economicamente svantaggiose per molte società (non di calcio) e relativi dipendenti. Si capisce la posizione degli addetti ai lavori, impauriti per le perdite che questo settore subirà. Come avrete notate anche voi i più preoccupati per la ripresa sono quelli che operano nel contorno, mentre non si riscontra una pressione asfissiante dalla maggior parte dei club, coloro i quali sono in prima posizione nella classifica dei “più danneggiati“.

Una situazione abbastanza particolare che trae origine da dati preoccupanti pubblicati da ItaliaOggi questa settimana e che evidenziano perdite clamorose per le più importanti emittenti televisive oltre che per i giornali sportivi più quotati. L’equazione è semplice: poco interesse e poche notizie, dunque poche vendite e pochi introiti.

Nel frattempo Belgio, Olanda e Francia hanno già stoppato il campionato. Credo sia il caso di seguire il loro esempio e pensare ad una stagione 2020/21 con inizio a settembre. A questo punto risulta anche inutile la proposta di Galliani (che potete trovare spiegata qua Perchè l’idea di Galliani per la Serie A può essere vincente), visto che nessuna delle organizzazioni nazionali/internazionali ha preso in analisi l’eventualità di stagioni solari.

“L’IMPORTANTE è LA SALUTE!”

Nonostante questo sia lo slogan per le occasioni più sfortunate in questo editoriale sta alla base delle argomentazioni che fornisco. La salute oggi è la questione fondamentale che dobbiamo preservare e porre in cima al piedistallo. Ora siamo ben consapevoli di quello che ci circonda, dunque si dovrà attuare un protocollo sanitario anche per chi scenderà in campo ogni domenica, oltre che per lo staff. Una prassi che complicherà ulteriormente l’allenamento e la preparazione alle partite, il quale avrà ricadute economiche importanti sulle casse dei club (già messe in crisi da questo stop).

Precedentemente alla ripresa la federazione dovrà imporre una serie di controlli (e ripeterli nel tempo) per salvaguardarsi dal Coronavirus durante la ripresa. La domanda che si pongono in molti è: come la mettiamo nel caso in cui dovesse spuntare un positivo durante la disputa della Serie A? Dubito possa bastare l’isolamento del solo individuo, dato che ciascuna squadra di calcio muove almeno 30 persone di staff oltre ai 25 componenti della rosa. Per non contare i media e tutto il personale per l’accoglienza, la sorveglianza e la gestione degli impianti. Abbiamo sotto gli occhi il caso Dybala, giochiamo lo stesso? Come si può evitare che contagi gli avversari e i suoi compagni durante l’allenamento? Verrà isolato a tempo indeterminato? Sono tanti dubbi che trovano risposte difficili e complicate, che un semplice “protocollo” difficilmente potrà contenere.

Sulla salute poi le affermazioni dei comitati di Fifa e Uefa sono divergenti. Ora mi domando come sia possibile che i due enti che devono salvaguardare il calcio non abbiano una visione comune, anzi trasmettono un messaggio di totale assenza di comunicazione. Non è un bel segnale in un momento delicato nel quale serve unità. Anche dalle federazioni mi aspetto più propensione ad una soluzione comune per il bene del football che verrà, quando si potrà tornare in campo.

Infine non è da trascurare il fatto che per sostenere una ripresa “in sicurezza” della Serie A si ruberanno risorse vitali alla lotta contro il Coronavirus per il resto dei cittadini. Opinione personale: non ne vale la pena. Sacrifichiamo il calcio all’altare di questo maledetto virus e dedichiamoci alla salvaguardia della nostra popolazione.

Quando ritorneremo a gustarci la nostra amata Serie A passata questa dannata piaga e diventerà un piatto ancora più succulento. Purtroppo c’è da attendere, non è questo il momento di giocare a calcio. Nel frattempo mettiamoci comodi ed assistiamo con un sacchetto di popcorn allo spettacolo che ci stanno offrendo le autorità del nostro calcio. Divertimento assicurato!