Breve disclaimer: questo editoriale raccoglie lo sfogo di tutti gli appassionati sull’attuale situazione della FIGC o più aulicamente Federazione Italiana Giuoco Calcio. Potrà piacere o non piacere, ma proviene dal cuore di chi soffre di crisi d’astinenza durante una semplice e banale sosta invernale.

Uno squallido teatrino. La campagna elettorale per l’elezione del nuovo presidente della FIGC (prevista per il 29 gennaio), necessaria per evitare il commissariamento della Federcalcio, è iniziata da pochi giorni, ma somiglia tremendamente a quella per le elezioni politiche del 4 marzo: tanti discorsi, tante promesse, poche idee e nessuno disposto a fare un passo indietro per il bene del calcio italiano. A due mesi dal disastro contro la Svezia, e dopo tante parole sulla necessità di un forte cambiamento, di una ripartenza condivisa e di un nome unico, ci troviamo con tre candidati diversi e idee sulla FIGC totalmente discordanti tra di loro: in un mondo che cambia e in un calcio che tenta di darsi nuovi equilibri, c’è un’Italia calcistica che non vuole svoltare e inizia ad essere onestamente insopportabile per gli appassionati di calcio e per i giornalisti stessi.

Non ne possiamo più di una Federcalcio senza presidente, con tre candidati che sono rispettivamente espressione di tre realtà differenti. Sibilia è la prosecuzione totale del tavecchismo (presidente della LND e senatore di Forza Italia), un politico che si ritroverebbe a gestire il calcio, Gravina l’uomo che ha cambiato la Lega Pro ma è anche incappato in qualche scivolone (playoff con 10 squadre e non solo), Damiano Tommasi il vento di novità che realizzerebbe tanti sogni dei veri appassionati di calcio. Nessuno di loro ha una potenziale maggioranza: Sibilia non piace alla Serie A e ha i voti della D (34%), Gravina ha i voti della Lega Pro (17%), Tommasi dei calciatori e… chissà.

Non ne possiamo più dell’incertezza di cui si parlava sopra: le elezioni del 29 gennaio potrebbero portare a un rumorosissimo nulla di fatto.

Non ne possiamo più di un’Italia senza commissario tecnico: Gigi Di Biagio si ritroverà a fare da traghettatore nelle due amichevoli di marzo e poi scendere nuovamente in U21. E a giugno, scatterà nuovamente la caccia a big sotto contratto coi club (Sarri, Conte, Mancini) per poi ripiegare su un tecnico libero, oppure si andrà di soluzioni più accessibili e magari anche più funzionali (Guidolin, Gasperini e Giampaolo) nel lancio di un nuovo corso e della meglio gioventù che non ci manca?

Non ne possiamo più di chi sogna il commissariamento per piazzare un politico qualunque a gestire la Federcalcio: dopo il caos e il mancato Mondiale, servono competenza, ex esperti del settore o ex giocatori alla guida del nostro futbol. Perchè all’estero vediamo i vari Stankovic, Savicevic e Chivu nelle federazioni e da noi Albertini è stato bruciato in un nanosecondo e Tommasi viene trattato alla stregua della peste bubbonica?

Non ne possiamo più di chi ha avuto il coraggio di dire che ”Lotito è la soluzione ai problemi del nostro calcio” (ciao, De Laurentiis e Preziosi) quando il patron della Lazio aveva lanciato la sua candidatura alla presidenza dicendo che ”12 club di A su 20 sono con me” (gli stessi che l’hanno convinto a non candidarsi in seguito?): onestamente, tra onnipresenza, critiche alle neopromosse, minacce di ritirare la squadra e quant’altro, avevamo iniziato a pensare che il senatore Claudio fosse uno dei problemi da risolvere.

Apprezziamo però il ritiro della candidatura di Claudio Lotito: un quarto candidato così ingombrante e la pronosticabile presidenza-Lotito avrebbe fatto perdere al nostro calcio quel 10% di credibilità rimasta.

E, dopo questo piccolo apprezzamento, non ne possiamo più di quelli che Mentana ha definito webeti. Coloro che, quando Damiano Tommasi decide di avvicinarsi al popolo degli appassionati e chiedere ai tifosi di esporre tre idee per #cambiareilcalcio, iniziano a percularlo con proposte del calibro di ”spostiamo il calcio su Marte”, ”mettiamo un limite ai venusiani in campo”, ”imponiamo alle squadre di avere un cane in porta”. Non ne possiamo più di chi dimostra poca serietà, e invece di proporre questioni interessanti come le squadre B in Lega Pro, la trasparenza nei passaggi di proprietà dei club (in un anno che ha visto fallire Vicenza e Modena a metà campionato), un numero fisso di italiani da mettere titolari (5?) e una Coppa Italia più divertente che riprenda i modelli della FA Cup o della coppa tedesca (big dal primo turno), decide di coprirsi di ridicolo.

Insomma, non ne possiamo più di un calcio che non vuole cambiare e gode delle proprie sofferenze e situazioni vergognose. Perchè, pur essendo giornalisti e persone serie, siamo anche appassionati di calcio, e come direbbe Gioele Dix: ”Sono un appassionato di calcio, e sono sempre costantemente in*****to come una bestia”.

(di Marco Corradi, @corradone91)

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