Il Mondiale femminile appena concluso ci dice sicuramente, anzi sono i dati che lo affermano, che possiamo riconoscerlo come il primo “vero” trofeo internazionale, vista l’attenzione riposta sull’evento da parte del globo. Probabilmente solo l’Italia ha risentito di un exploit di attenzione: la curiosità ha spinto tanti fan dei maschi a spingersi verso il movimento femminile.

Una manifestazione che ha avuto picchi altissimi come bassissimi, che però può lasciare spunti interessanti per il futuro del calcio (in generale). Cosa ci (mi) hanno lasciato questi Mondiali di calcio femminile?

Il Miracolo del Movimento italiano

In due anni il movimento italiano ha fatto salti che definire “giganti” pare riduttivo: era infatti l’estate del 2017 quando la nazionale maggiore femminile usciva ai gironi dell’Europeo di Olanda 2017, dopo essere stata sconfitta a Germania e Russia (ma avendo sconfitto la Svezia). In due anni si è riuscito a costruire una nazionale giovane ma talentuosa attorno ad una ct molto competente come la Bertolini. Già così potremmo definirlo come un miracolo sportivo il risultato di questi Mondiali, avendo affrontato avversari con una tradizione più consolidata come Australia, Brasile o Cina. Il futuro dovrà partire da queste ragazze, che hanno dimostrato al mondo che anche le donne italiane sono brave quanto gli uomini con una palla di cuoio fra i piedi.

La federazione (astutamente) ha già fatto intendere che provvederà ad inserire il professionismo nel calcio femminile, così da attirare sempre di più interesse verso questa disciplina. La domanda che mi e vi pongo e la seguente: Ma fino a che punto la curiosità che trascina il tifo potrà dare nutrimento al calcio del gentil sesso? Riuscirà il solo amore per i club maschili ad invadere anche le tribune del sesso opposto? Ai posteri l’ardua sentenza, anche se personalmente non escluderei la possibilità di una bolla d’aria, pronta ad esplodere non appena l’attenzione soverchierà la reale portanza della federazione. Esagerazione o troppo timore? Non lo escludo, anzi…

Nel frattempo, nella vita quotidiana del campionato femminile, sparisce la Valpolicella (associata al Chievo) e rischia anche la Mozzanica: la squadra bergamasca non ha ancora visto rinnovata la fiducia da parte dell’Atalanta, dunque è a forte rischio la sua iscrizione per il prossimo anno. Se da un lato si stanno decorando a festa le #RagazzeMondiali, sotto c’è chi fa molta fatica a restare a galla. Che forse non convenga attuare un piano più strutturato, senza fretta? Magari alla FIGC converrebbe anche guardare in basso, o rischia di pestare qualcosa di grosso e maleodorante…

Baci che sfatano tabù, per fortuna…

Che l’omossessualità sia ancora un tabù per la bigotta (o retrograda, che dir si voglia) società italiana credo sia un dato di fatto, e lo è ancora di più nel calcio, dove l’immagine del calciatore è associata a quella del Dongiovanni di turno. Contrariamente, ma conto sul vostro senso critico e la vostra presa visione del mondo che vi circonda, alle donne viene riservata l’etichetta di “lesbiche“. Un tavecchiano pensiero che però rappresenta benissimo le dicerie comuni nella popolazione.

Seguendo questo filone i tanti baci che sono stati ripresi durante questi Mondiali non hanno susseguito polemiche di alcuna natura, come se non ci fossero nemmeno mai stati. Una situazione che si può ben capire qualora non sia stata coinvolta una ragazza italiana, altrimenti vi immaginate l’inutile polverone? Perchè un gesto normale come quello appena descritto non può essere una consuetudine anche negli uomini? Perchè la visione dell’omosessualità nel calcio femminile non può essere la medesima anche in quello maschile?

Donne che lottano per i diritti, o forse no?

Nello sport sono rari i momenti di protesta, dove gli atleti hanno sfruttato la propria popolarità a fronte di una rivendicazione naturale dei propri diritti e di quelli di una fetta della popolazione, episodi che risaltano all’attenzione globale perchè sfruttano l’apertura totale dell’etere. Come fu a Messico 68 il pugno chiuso di Smith e Carlos, la protesta del quaterback Kaepernick solo per citarne alcuni.

Ebbene data la portata dell’evento io mi sarei aspettato una protesta ecclatante, che qualche calciatrice esagerasse in un gesto che potesse sconvolgere l’opinione pubblica. Questo non è avvenuto purtroppo, nonostante le previsioni ne annunciassero una quantità importante. Solo il boicottaggio della Hederberg e le parole di ieri sera della Rapinoe sono state le uniche a sostenere una rivendicazione dei diritti delle donne (prima come calciatrici e poi come esseri umani).

Le evidenti Differenze con i maschi

Guardiamoci in faccia e ammettiamo che calcio femminile e maschile vivano su due universi paralleli: è palese che l’interpretazione, il ritmo, le giocate e anche l’intensità siano differenti. E’ un fatto che possiamo capire, viste le nette differenze che distinguono gli uomini dalle donne, che preferisco non approfondire per evitare spiacevole discussioni fuorvianti, giusto perchè un po’ di parte. Lo stesso discorso lo ritengo valido anche per i campionati provinciali: è di facile comprensione il fatto che vi siano giocatori con caratteristiche differenti rispetto ai professionisti, dunque anche un’espressione di calcio diversa.

Credo però che un importante mito sia stato sfatato: “le donna capiscono di calcio”. Capisco lo shock, ma se le ragazze che sono scese in campo hanno saputo interpretare al meglio il gioco del fùtbol c’è solo da essere orgogliosi. Chissà in un mondo utopico del domani saranno le donne a voler vedere la Champions al Mercoledì?

Aggiungo: credo personalmente che è stata una proficua decisione quella di utilizzare quasi esclusivamene arbitri del gentil sesso, VAR a parte (pressochè non usato nei campionati nazionali). Di contro rimane alto il numero di allenatori maschili di prime squadre, che riduce la possibilità alle donne di coltivare il sogno della panchina. Magari per il futuro sarebbe conveniente cambiare leggermente la rotta.

Il Mondiale dunque si conclude in maniera positiva per il movimento femminile, dal punto di vista economico, sportivo e tecnico. Personalmente spero che i dirigenti delle varie federazione prendano in considerazione maggiormente questa disciplina, con i giusti tempi e le modalità corrette. Sperando che il 38% di share non rimanga invano…