Gianluigi Donnarumma si ricorderà per sempre la finale di Coppa Italia di ieri sera: non di certo in positivo, visto i suoi due errori da matita blu commessi durante la partita.

Il primo errore nasce da una mancata presa su un tiro di Douglass Costa, che entra beffardo in rete dopo che il numero 99 del Milan aveva provato a trattenere. Errore tecnico, voglia di voler dare ulteriore sicurezza ai suoi compagni, che si traduce però in una brutta papera.

E come si sa, un errore causa effetti anche a lungo termine. Infatti, qualche minuto più tardi la situazione si ripete e Donnarumma si lascia sfuggire una palla che arrivava facile e lenta, ne approfitta Benatia che fa 3-0.

E da qui ecco che parte una grande divisione, quello che potremmo chiamare un vero e proprio scisma: tifosi rossoneri e tuttologi del web (citando Francesco Gabbani) iniziano a sputare sentenze, sia in soccorso del giovane Donnarumma che per rincarare la dose, come se già l’evidenza non bastasse. Proviamo però a cercare una soluzione razionale.

Donnarumma fenomeno? No grazie

Donnarumma non è un fenomeno perchè fa degli errori grossolani, sviste che costa caro, specie perchè “dopo il portiere non c’è nessuno che può rimediare“. Citiamo il goffo autogol di Pescara su retropassaggio azzardato di Paletta, o la mancata palla trattenuta nella sfida in campionato di andata contro l’Atalanta. Ma ancora più emblematica è l’altra serataccia di Donnarumma, sempre in questa stagione: il ritorno della sfida in Europa League contro l’Arsenal.

Anche lì arrivarono 4 gol e quello che è rimasto impresso nella memoria di tutti noi è il gol di Xhaka: un tiro dalla distanza che, nel tentativo di trattenere, Donnarumma “si butta in porta” da solo. Tecnicamente, l’errore è molto simile a quello commesso sul gol di Costa: un problema che si può risolvere, anche perchè il tempo è alleato del numero 99.

Ma non è nemmeno scarso

Se c’è da escludere che Donnarumma sia un fenomeno, bisogna fare altrettanto e depennare la parola “scarso” alla voce “aggettivi qualificativi”. Quando dopo mezza stagione diventi, secondo la stampa, “il futuro dell’Italia” e ti conquisti la nomea a suon di prestazioni positive, mantenere così alta l’asticella è decisamente complicato, specie se giochi in un Milan che non è esattamente quello vincente e che assomigliava a una schiacciasassi.

Si è passati in un paio di mesi da “Gigio sei un fenomeno” a “Un bambino viziato“. La storia del rinnovo multimilionaro di certo non è un punto a favore di Donnarumma, ma da grandi stipendi derivano grandi responsabilità. Ripensiamo alla sua parata al 93′ su Milik nella sfida di San Siro: tutti a inneggiarlo come il più forte, il futuro, l’erede di Buffon.

Ma anche le belle parate non sono un caso isolato. Con la Juve, così come le papere di ieri sera, i salvataggi di Donnarumma sono due: la parata su tiro allo scadere di Khedira all’incrocio e quella sul rigore di Dybala nella finale di Doha. Interventi importanti e impressionati, specie se fatti da un giocatore allora minorenne.

Allora cos’è Donnarumma?

Donnarumma è un portiere. Donnarumma è un uomo, non più un semplice ragazzo, che ha 19 anni. Donnarumma è colui che difende la porta del Milan dai tiri degli avversari e dalla pressione del mondo del calcio. Donnarumma è un portiere, titolare nel giro della Nazionale, che ha davanti a sè un futuro (quasi assicurato). E questo futuro è tutto in mano a lui: allenandosi con voglia, giocando con semplicità e tranquillità, può e deve migliorare.

Donnarumma divide, tifosi e non: l’appello è uno. Lasciatelo giocare.

a cura di Gabriele Amerio