Servono un attaccante e un terzino sinistro, ma prima vendiamo“. Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, fa il punto sulla sessione di mercato alle porte. Il Napoli è l’unica squadra tra le prime 5 – insieme all’Atalanta – a non aver cambiato allenatore, e si può quindi muovere sul mercato per rinforzare la rosa anzichè rivoluzionarla.

Gli azzurri hanno già speso 34 milioni di euro sul mercato ancora prima che la sessione inizi ufficialmente. In attesa del 1° luglio sono stati riscattati Meret e Karnezis dall’Udinese – 22 milioni il primo, 2,5 il secondo – ed è stato ufficializzato l’arrivo di Giovanni Di Lorenzo, terzino destro 29enne dall’Empoli, pagato 9,5 milioni. Ospina rientrerà all’Arsenal, mentre a Fuorigrotta torneranno dai prestiti  una ventina di giovani da ricollocare. Tra i più interessanti ci sono Inglese, Sepe, Grassi (Parma) e Rog (Siviglia).

Nessuno di loro, però, sembra rientrare nell’identikit di De Laurentiis. Che ha detto chiaramente, però, che prima di comprare bisogna vendere: la rosa è solida, ha retto con pochi innesti al cambio di gioco tra Sarri e Ancelotti, che ha però chiarito per per fare il salto di qualità servono energie fresche.

Per adesso, in realtà, non ci sono offerte concrete per Mertens e Milik, ora che Callejon e Insigne hanno assicurato la loro permanenza, anche se dopo qualche dubbio. Più incerta la posizione sulle corsie: Newcastle e Zenit avrebbero sondato la disponibilità di Mario Rui e l’Atletico Madrid potrebbe fare un pensiero a Hysaj.

Il tutto, ovviamente, escludendo offerte monstre. Perché se il Psg offrisse 60 milioni per Allan o si scatenasse un’asta tra parigini, Juventus e Manchester United per Koulibaly allora bisognerebbe tornare sul mercato. Ma con molto più denaro contante in tasca, e quindi più possibilità.

De Laurentiis, che ha parlato a margine della riunione dell’Eca – l’associazione dei principali club europei – ha anche lanciato la sua proposta per la Champions: “Dividiamola in due. Una per Germania, Francia, Italia, Spagna e Inghilterra, l’altra per il resto dei Paesi. Sicuramente non bisogna dividerla in fasi“.

Stefano Francescato