Piccola premessa: questo articolo è volutamente scritto da un punto di vista strettamente di parte, guardando la situazione con gli occhi di un tifoso e non più con l’imparzialità che dovrebbe contraddistinguere un redattore. Sottoporremo Inter, Juve e Milan ad un piccolo processo, condotto da noi AgentiAnonimi nei panni di un giudice-tifoso.
Con la sconfitta dell’Inter a Firenze oggi avevamo una grandissima occasione di staccare il pass per l’Europa. Ma evidentemente non avevamo fatto i conti con la nostra tendenza ad autosabotarci. Già, perchè perdere in casa contro il pessimo Empoli di questa stagione è un comportamento da una squadra che l’Europa non la vuole e non la merita. Forse è vero, abbiamo esultato troppo per quel gol di Zapata: quel 2-2 nel derby ci ha forse illusi di essere, ad oggi, una grande squadra. Cosa che non siamo. Non siamo perchè la differenza tra una media squadra e un top club è che il top club le piccole se le divora. Non pareggia a Pescara e si fa bagnare il naso dall’Empoli.
Guardando la partita, si vede come le lacune siano difensive. Davanti qualcosa si crea (oggi c’è da fare una serie infinita di complimenti a Skorupski), dietro si balla come se fosse la festa del paese. Zapata, eroe del derby (disastroso oggi), attenta la vita del Milan con un retropassaggio da aborrire da ogni scuola calcio. Poi decide di marcare il “piccolo” Mchedlidze con sufficienza. De Sciglio è il lontano parente di quello che ara la corsia con la maglia azzurra: non solo gli gioverebbe un periodo di riflessione in panchina, ma gli farebbe bene anche consegnare la fascia alla dirigenza accompagnata dalle parole “Non ne sono degno“. Per l’Europa, ragazzi, ci vuole ben altro. Suso compie il primo errore della stagione (che grava come un macigno sull’economia della partita) calciando un rigore che non sta nè in cielo nè in terra. La sufficienza se la meritano Donnarumma (errore di Pescara alle spalle, oggi tornato il solito fenomeno), Lapadula (al di là del gol, non ha fatto rimpiangere Bacca, anzi) e Ocampos, che ha dato una scossa ai rossoneri (e alla traversa, simbolo di una partita che non era destinata a regalarci i tre punti).
“Peccato, c’è rammarico” dice il mister. Peccato sì, Vince’, in questa partita l’imperativo era  “fare i tre punti”

La corsa all’Europa, che con due vittorie fra Empoli e Crotone sarebbe stata veramente vicina vista la sconfitta dell’Inter, ora si fa decisamente più ardua: i rossoneri mantengono il sesto posto, ma ora non si può più sbagliare, mancano poche partite alla fine e queste partite devono essere vinte. La Fiorentina si è avvicinata (-3) e l’Inter, che comunque ha un calendario più complicato del nostro, rischia di superarci. Nelle prossime sfide servirà cattiveria e concentrazione, le cose che sono mancate oggi; perché bisogna dare ragione al mister nell’ammettere che oggi il Milan ha creato una marea di occasioni, ma per far gol bisogna mettere la palla dentro la porta. E, soprattutto, non si possono concedere due gol simili all’Empoli. Domenica, a Crotone, sono obbligatori i tre punti, nella speranza che l’Inter venga fermata anche dal Napoli; ma fino al fischio finale di Cagliari-Milan, che chiuderà la nostra stagione, vietato staccare la spina. Basta passi falsi, basta atteggiamenti rinunciatari; l’Europa si conquista giocando con il coltello fra i denti, non con le passeggiate al “parco” San Siro.

Per concludere, un piccolo consiglio a Vincenzo Montella: mister, Lapadula merita la conferma. Nonostante oggi i compagni di reparto siano incappati nella “giornata no”, è stato l’unico a crederci, l’ultimo a mollare e il primo a spronare la squadra. Ok, non è molto dotato tecnicamente, ma ha giocato da vero centravanti, con e per i compagni: con Suso e Deulo in giornata, staremmo a parlare di un’altra partita. Nonostante, dunque, la pesante sconfitta, ci sentiamo di supportare Sir William (e speriamo di rivederlo titolare in Calabria), a maggior ragione dopo aver visto l’atteggiamento di chi, per molte (forse troppe) giornate, gli ha tolto il posto e che oggi, da vero “cecchino infallibile”, ha sbagliato da 0 metri. Alla squadra, invece, ripetiamo che senza impegno l’Europa si vede in televisione: chi non risica non rosica!

A cura di Francesco Cisternino e Gabriele Amerio