Grasshoppers

Messo a nudo, in senso letterale. Umiliato, in senso ancor più letterale. Dilaniato. Il Grasshoppers vive un incubo, ed è solo di fronte alle difficoltà: raramente abbiamo assistito a una retrocessione così turbolenta, e a una reazione così dura da parte di una tifoseria. ”Toglietevi la maglia, non ne siete degni”: tante volte gli ultras o i semplici tifosi dicono, tra il serio e il faceto, questa frase, senza però passare mai ai fatti. In Serie A, un caso di ”svestizione” c’è stato: 22 aprile 2012, Genoa-Siena 1-4 e gara sospesa per 45′, finchè i giocatori del Grifone non consegnano la maglia rossoblù ai loro ultras. Secondo loro non ne sono degni, e vengono umiliati in mondovisione in quella che è una delle peggiori pagine della storia recente del nostro campionato. In Svizzera, ieri, è capitato qualcosa di simile o forse ancora più grave. È capitato al Grasshoppers, che per prestigio e blasone è di fatto la Juventus svizzera, ed è nel bel mezzo di un’annata da dimenticare. Un’annata che merita di essere raccontata.

GRASSHOPPERS, IL TRACOLLO DEL GIGANTE ELVETICO

 Il Grasshopper Club Zurich, per tutti i non elvetici Grasshoppers, è un’autentica istituzione del campionato svizzero. È stato fondato nel 1886, ed è la prima società calcistica della città di Zurigo. Il nome, ”cavallette” in italiano, era stato scelto per simboleggiare le grandi ambizioni del club, perchè le cavallette sono capaci di saltare ad un’altezza pari a 200 volte la propria minuta statura, ed è diventato leggenda. Il Grasshoppers ha vissuto vari cicli vincenti, ed è la squadra più titolata in Svizzera: 27 campionati e 19 coppe nazionali. Ha avuto tra le sue fila leggende elvetiche come Ciriaco Sforza e Kubilay Turkyılmaz, e negli anni Novanta ha vissuto il suo apice: il titolo nazionale del 1995 ha nascosto in parte le problematiche societarie, insieme alle successive campagne europee, su tutta quella nella Coppa dei Campioni 1996-97. In quella stagione non solo il Grasshoppers riuscì ad accedere alla fase a gironi della Champions col nuovo formato, ma sfiorò anche la qualificazione ai quarti: fino al ko contro l’Ajax nell’ultimo turno, gli svizzeri erano infatti saldamente secondi con 9 punti. Da lì in poi, però, è iniziato il lento declino: l’ultimo titolo nazionale del club di Zurigo risale al 2002-03, l’ultima Coppa nazionale al 2012-13, quando arrivò anche il primo di due secondi posti consecutivi (2012-13 e 2013-14) alle spalle del Basilea.

L’ultima apparizione continentale del Grasshoppers, per intenderci, risale ai preliminari dell’Europa League 2013-14 persi contro la Fiorentina, poi solo un lento e inesorabile declino, fino al disastro del 2018-19. Il Grasshoppers non ha una rosa forte, le sue finanze sono sempre più ridotte (7M spesi in 5 anni) e il tecnico Uli Forte si trova ad allenare una squadra ormai abituata alla ”dolce mediocrità”. Quando ci si abitua a non… saltare, può capitare che qualcosa vada storto, com’è puntualmente successo quest’anno: le cavallette sono partite subito male, e hanno continuato a crollare di settimana in settimana, di gara in gara. I numeri parlano di 24 punti in 33 giornate, e una vittoria che manca dal 25 novembre: da allora sono arrivate 11 sconfitte e 7 pareggi, che hanno fatto infuriare la tifoseria. E nella giornata di ieri, è diventata ufficiale la prima retrocessione dopo oltre 70 anni: il Grasshoppers è infatti decimo e ultimo, a -12 dal Neuchatel Xamax con tre gare da disputare. Il ko contro il Lucerna, che guidava tranquillamente sul 4-0 al 71′, è stato la classica goccia che ha fatto traboccare un vaso già colmo. E ha costretto il GCZ alla seconda umiliazione stagionale.

SVESTIZIONE E UMILIAZIONE: LA BRUTTA FINE DEL GRASSHOPPERS

Le cavallette non saltano più, e sono ufficialmente retrocesse dopo 70 anni. Gli ultras del Grasshoppers non l’hanno certamente presa bene, visto il pessimo spettacolo mostrato ieri: siamo al 71′, sul risultato di 4-0 per il Lucerna, quando i tifosi del club di Zurigo decidono di entrare in campo e sospendere la partita. Per loro, quegli 11 ”scarponi” che stanno incassando la 19a sconfitta in 33 match (5V, 9P, 19 S) non sono degni di vestire la gloriosa maglia delle cavallette. Glielo fanno capire, glielo dicono chiaramente e pretendono un risarcimento: ”Levatevi maglie e pantaloncini, e tornate strisciando negli spogliatoi”. Il capitano del GC prova a mediare, ma gli ultras non sentono ragioni: così, quasi tutti i giocatori si spogliano della divisa, restando in maglia intima, calzettoni e poco altro. Il Grasshoppers cede ai suoi ultras, la partita viene definitivamente sospesa e probabilmente il 4-0 si tramuterà in un 3-0 a tavolino, il secondo della stagione per la Juventus svizzera. Esatto, perchè le intemperanze non sono una novità del 12 maggio e della giornata della retrocessione matematica: il 16 marzo il Grasshoppers affrontava il Sion, e i suoi tifosi decisero deliberatamente di interrompere la gara al 55′, sul 2-0 per i padroni di casa, sparando bengala e fuochi d’artificio verso il campo e dando fuoco a svariati sacchetti di plastica. Anche allora arrivò il 3-0 a tavolino, anche allora i giocatori vennero invitati a svestirsi e togliersi la maglia, rifiutandosi di farlo in quell’occasione: ieri però hanno ceduto, nella pagina più nera della storia del Grasshoppers, che dopo 70 anni tornerà a calcare i campi della Challenge League inseguendo il ritorno nella Raiffeisen Super League.

Dopo l’umiliazione, il presidente Stephan Rietiker ha attaccato le autorità svizzere e chiesto aiuto alle forze dell’ordine: ”Dobbiamo distinguere tra tifosi e teppisti. I teppisti hanno creato il caos, impedendoci di continuare il match: ci hanno minacciato e hanno chiesto ai giocatori di spogliarsi. Vista la scarsa polizia, dovevamo accontentarli e cedere al ricatto. Chiediamo a polizia e istituzioni di intervenire, questi hooligans vanno puniti e l’accaduto non deve più ripetersi. Il Grasshopper è un’istituzione della Super League, vogliamo tornarci: Uli Forte resterà e la rosa merita un’altra chance, dovremo crescere nel gioco di squadra”. Dopo la retrocessione, le cavallette torneranno a saltare?

(di Marco Corradi, @corradone91)

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